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sabato 3 settembre 2016

LUCREZIO, DE RERUM NATURA - proemio V libro (vv.1-54): traduzione, analisi, commento


Nota filologica:

Lucrezio ha una diffusione limitatissima nel medioevo, fu quasi miracoloso che due manoscritti si conservassero e venissero trascritti in età carolingia dando inizio alla tradizione legata al codice quadratus e conus (IX secolo). La nostra tradizione è fondata su due codici grazie alla scoperta dell'umanista Poggio Bracciolini. C'è sostituzione di versi che nella tradizione manoscritta originale era diversa. Si spiega che a monte questo due codici conus e quadratus i copisti si accorgono che non avevano messo dei versi e li mettono in calice o ai margini quindi il filologo Carl Lachman propose non per primo ma in maniera più compiuta i principi dell'astemmatica = ordinamento dei manoscritti in uno schema



Proemio libro V: vv 1-54



Chi mai dal cuore valoroso può comporre un canto degno

In rapporto all'altezza del soggetto e a questi ritrovati?

O chi è tanto capace nelle parole da poter comporre le lodi

Per i meriti di colui che ci lasciò tali doni ricercati e partoriti dal suo stesso animo?

Nessuno, come credo, che provenga da un corpo mortale.

Infatti, se ci si deve esprimere come la stessa nota maestà delle gesta richiede

Fu certamente un dio, illustre Memmio, un dio

Colui che per primo trovo la norma di vita

Che ora viene chiamata sapienza , e che con la sua arte

Tolse la vita da così grandi flutti e da così grandi tenebre

Collocandola in sì tranquillo stato e in sì splendida luce.

Infatti confronta (questa) con le antiche festa divine degli altri.

Infatti si venera Cerere per aver dato ai mortali le messi

E Bacco il liquido succo della vite;

Ma tuttavia si può continuare a vivere senza queste cose,

Come è noto che anche ora alcune popolazioni  vivono così.

Ma non si può vivere bene senza senza un animo sereno;

Per questo merito tanto più ci sembra che sia un dio

Colui dal quale ancora oggi la dolce consolazione della vita

Diffusa nei grandi  popoli lenisce gli animi.

Invece se riterrai che le opere di Ercole la superano,

A buon ragione sarai molto lontano dal vero

In che modo ora ci può nuocere quel leone

Nemeo dalla grande bocca, e l'ispido cinghiale arcadio?

E poi che cosa può il toro cretese e l'idra,

Peste di Lerna, munita di serpi velenose?

O cosa la forza a tre corpi del triplicato Grione

....

Si gravemente ci nuocerebbero gli uccelli dei boschi stinfalii,

E i traci cavalli di Diomede che presso le plaghe bistonie

E l'Ismaro spirano fuoco dalle narici?

E ugualmente cosa ci farebbe il serpente dall'immane corpo

Negli orti Esperidi terribile custode dei dorati pomi splendenti,

Truce osservatore, avvinghiato sul tronco dell'albero,

Presso la spiaggia d'Atlante e la severità del mare ,

Dove nessuno dei nostri giunge, né barbaro osa appressarsi?

Anche altri mostri di questo genere, che sono stati uccisi,

Anche se non fossero stati vinti, alla fine che male ci farebbero da vivi?

Nessuno, come credo: nello stesso modo anche oggi la terra

Abbonda fino alla sazietà di belve, ed è di nuovo piena di spaventoso terrore

Nei boschi, sui grandi monti e nelle foreste profonde;

Luoghi che noi abbiamo di gran lunga la possibilità di evitare.

Ma se non il nostro animo non è stato purificato, in quali battaglie

pericoli allora noi dobbiamo insinuarci contro voglia!

E allora quante ansie profonde straziano l'uomo tormentato

dalle ghiottonerie/passioni, e ugualmente quanti timori!

Che fa la superbia, l'avidità e l'insolenza? A quante

Violenze danno luogo! Cosa il lusso e la pigrizia?

Dunque colui che ha debellato tutte queste cose e le ha espulse

Dall'animo, non con le armi, ma con le parole, quest'uomo

Forse non bisognerà che sia annoverato nel numero degli dei?

Tanto più perché era solito parlare molto e in maniera divina

Degli stessi dei immortali,

E svelare nei suoi scritti la natura dell'universo.



Versi 1-13: lode di Epicuro e due domande retoriche iniziali: chi ha il potere di scrivere poesia all'altezza di questo argomento? Nessuno ma in realtà Lucrezio stesso lo sta facendo

Chi ha le capacità di scrivere argomenti difficili come questi?

Chi può scrivere un elogio esaustivo per Epicuro, una lode pari alla sua figura

→ precedentemente ne ha già fatti due, ma gli sembra di non glorificare mai abbastanza il maestro

→ Lucrezio si sente indegno: ritornare tante volte alla lode di Epicuro e perché non gli sembra mai sufficiente la lode e

    ogni volta è come se l'amplificasse



  • Potis est poi diventa possum: è una forma tipicamente arcaica, tutti i commentatori rimandano ad un verso di Ennio: chi è in grado di descrivere completamente lo svolgersi della grande guerra in riferimento alla punica? Lucrezio si ispira come stile al poema enniano epico-storico che è modello per qualsiasi poeta epico latino,
  • Molti arcaismi → pollens si trova nella prosa classica, aggettivo arcaizzante
  • Pro + ablativo = "in rapporto a ", formula arcaica, dignus regge pro
  • Reperta: sono le verità trovate, è da leggere come endiadi
  • Nella concezione epicurea l'animus era collocato nel petto non nel cervello
  • Isque repertis è una congettura del grande filologo francese del Cinquecento Dionigi Lambinius

→ corregge il manoscritto, che aveva maiestatis atque repertis, che metricamente non va bene e propone

     maiestate hisque repertis → indicherebbe ciò che verrà celebrato cantato successivamente

→ congettura che lascia un po' perplessi: le scoperte sono di quelle di Epicuro relative ai fatti di cui si parlerà Repertis  ritorna anche sotto a proposito delle scoperte fondamentali per l'umanità attribuite agli dei verso 13

Idea del πρώτος ευρετής → ma questa è una scoperta fondamentale perché scoperta della felicità

  • Praemia: Epicuro presentato come vincitore in questa sua ricerca straordinaria ottiene un premio che ha lasciato ai posteriori il successo della sua ricerca e il lascito perenne all'umanità. Nessun mortale sarà in grado di fare questo. Sottolinea la fatica del suo sforzo per cui non si sente mai abbastanza pronto.
  • Deus: Epicuro come dio, benefattore e salvatore dell'umanità, oggetto di un vero e proprio culto legato al genetliaco (data di nascita di Epicuro), culto che si estendeva anche a tutti gli altri mesi → il ventesimo giorno di ogni mese gli epicurei si ritrovavano e banchettavano

→ con la su atarassia imitava l'atarassia degli dei così anche i discepoli che imitavano l'atarassia del maestro

     partecipavano della felicità e beatitudine del maestro

→ epanalessi del sostantivo deus (ripetizione)

  • Memmi (verso 7): introduce il nome del destinatario subito dopo aver dichiarato la divinità di Epicuro
  • Tantisque tenebris…tam clara luce: motivo della contrapposizione tra luce e tenebre

→ motivo del lumen di Epicuro che disperde le tenebre in cui viveva l'umanità e si lega al motivo della bonaccia

     dopo la tempesta → metafora della tempesta è precedente a Epicuro

→ Epicuro ha dato agli uomini la possibilità di vivere nella pace e tranquillità è un'immagine legata al secondo

     proemio con immagine del saggio che sta tranquillo come un uomo che vede la tempesta dalla terra ferma

Versi 14-21: dimostra come quelle i benefici di quelle divinità che proprio perché benefattori sono venerate siano inutili in confronto al dono che Epicuro ha dato all'uomo: la pace

Versi 22-43: sezione con le fatiche di Ercole destinata a negare il valore di divinità protettrici dai mostri

Versi 29-31: collocati in maniera erronea nel manoscritto

Marullo poeta e filologo protetto da Lorenzo de Medici e compagno-rivale di Angelo Poliziano; muore alla fine del '400 nella battaglia di Cecina. Molte delle sue emendazioni passarono nelle edizioni successive, sono congetture che rivelano un grosso studio di Lucrezio e un'affinità con lui si vede dai versi latini che scrive, affinità poetica tra i due → ha fatto accostare il verso 29 al verso 31

  • Verso 30: lacuna congetturale integrata con uncisque timendae, integrazione con nome degli uccelli della palude di Stinfalo con unghie adunche per sottolineare l'orrore

manca un soggetto di colentes e Munro (edizione commentata di Lucrezio dopo la fondamentale edizione del Lachman) pensa che fosse caduto il verso 28 a dopo c'è un verso perché dovrebbero farci tanto danno gli uccelli che abitavano le acque stagnanti remote d'India. Introduce il concetto di luoghi remoti

  • Herman Dills propone espunzione di trachia come una glossa → pensa che doveva essere interlineo e, come spesso succede, è scivolata nel testo; pensa che ha sostituito la menzione degli uccelli, il termine scalzato sarebbe stata la fine del verso: le vespe

Ma i critici dicono che ci vorrebbe anche un sostantivo

→ il testo di Lucrezio non è ancora fissato in maniera definitiva, in certi casi il testo è ancora aperto

  • Ismaro: ricorda il vino ismarico di Archiloco
  • Anastrofe di propter: la troviamo in tanti punti. Ma anche in altri autori per esempio Tacito che usa un lessico poetico e talvolta arcaizzante
    • Con il valore di "vicino a", deriva da proper
    • Con significato di "a causa di a motivo di"
  • Sottolinea quanto i luoghi siano remoti:
    • Esperidi (vv. 34): luogo remoto, ai confini del mondo occidentale, sottolinea idea, si collocavano in luoghi d'India è un verso che condiziona anche Virgilio
    • Verso 36: neanche i barbari osano arrivare fin lì è un'esagerazione perché si collocava vicino ad Atlante, nella zona del Marocco, nota ai romani non era qualcosa di così remoto come l'India orientale o la Cina, era zona colonizzata dai romani, già battuto dai fenici
  • Aurea-fulgentia; asper servans-acerba tuens: ridondanza di attributi tipica di Lucrezio, c'è un'abbondanza di aggettivi e participi
  • Serpens: participio sostantivato → definito come un essere mostruoso e gigantesco dallo sguardo fiero

→ ripreso da Virgilio (che amava molto Lucrezio) nel IX libro dell'Eneide e nelle Georgiche

  • Pelagi severa = le severità del mare → costrutto arcaico del neutro plurale seguito dal genitivo: anziché dire  "mare severo" dice "le severità del mare", come anche "le profondità del mare"

→ ripreso da Catullo

→ anche il mare è fiero e corrisponde alla natura selvaggia di questo serpente

→ Lucrezio dice che è una fatica che non è servita all'umanità: neanche i barbari ci vanno!

  • Nil, ut opinor: nesso tipicamente lucreziano
  • Ad saziatem anziché satietatis: è una forma tipicamente arcaica si trova già in Plauto, non la troveremo mai né in Virgilio ne Properzio. Pedo, pedinis è una formazione Lucreziana che si trova in diversi passi del de rerum natura e indica l'equivalente esametri o di cupiditates. I pericoli sono legati alle passioni ai forti desideri e timor es legati ai previa e pericula. Ciò che rende la vita dell'uomo un inferno sono queste passioni.
  • Scatit: coniugare scateo non secondo la II coniugazione ma secondo la terza (scato) è tipicamente arcaico
  • Silva: è il bosco selvaggio che sta sulle montagna

→ il lucus è il bosco sacro dedicato al culto di qualche divinità

→ Lucrezio dice che anche se ci fossero questi mostri, ci sono abbastanza fiere selvagge più vicine a noi! Ma 

     abbiamo la possibilità perlopiù di evitarli → le zone non urbanizzate erano sempre pericolose, si potevano

     evitare, ma di fatto questi animali rappresentavano un pericolo per molti abitanti dell'Italia inferiore



Vv. 43: dopo la divagazione sui mostri e le fiere torna ai benefici dati da Epicuro che libera da mostri angoscia e paure le pene dell'oltretomba intervento degli dei e dalle passioni dei piaceri non naturali e non necessari questi sono i veri mostri per cui Epicuro è molto più degno di venerazione rispetto ad altre divinità ritenute benefiche.

Se il nostro petto non è stato purificato da desideri, passioni e timori noi dobbiamo affrontare pericoli molto maggiori dei mostri combattuti da Ercole



  • nobis (vv. 43): va collegato sia al gerundivo sia indica il luogo dove far entrare, ha una doppia funzione sintattica che in latino non è comune né corretto → la frase può essere intesa in due modi:
    1. Insinuo transitivo; proelia atque pericula c.oggetto → "quali battagli e pericoli dobbiamo far entrare in noi"
    2. Insinuo intransitivo; proelia atque pericula c. moto a luogo → "in quali battaglie e pericoli dobbiamo insinuarci" → l'interpretazione che più è stata accolta, anche se non c'è in ma non è necessario perché in poesia il complemento di moto a luogo può essere espresso anche senza preposizione

→ senza accorgercene e senza volerlo siamo catturati a poco a poco, e questo comporta un pericolo per la

     nostra vita perché affrontiamo situazioni che possono essere disastrose come la politica

  • Aferesi tum est: avviene solo con la II e II persona singolare del verbo sum

  • Insinuandum est: spesso usa il gerundio con complemento oggetto anziché il gerundivo come si trova più solitamente nella poesia latina → non troviamo insinuanda sunt

→ anche nel verso 311: "dal momento che bisogna temere" è temendus est poenae eternae, lui fa timendum est

  • ingratis = anche contro voglia; ablativo nella forma arcaica, contratto per necessità metriche (sarebbe ingratiis)
  • Vv. 51: divom è forma secondaria arcaica del genitivo plurale; dignarier è forma secondaria arcaica dell'infinito presente passivo



Quando l'animo non è stato purificato allora quanti desideri fieri quante preoccupazioni aspre del desiderio dilaniano l'uomo rendendolo preoccupato e ugualmente quanti timori sempre dilaniano l'uomo idea del fare a pezzi l'uomo così come le battaglie e i pericoli di guerra mettono a repentaglio il fisico così i desideri l'animo.



  • Tre vizi:
    1. Superbia
    2. Spurcitia: si può legare all'avidità che sporca e si lega anche al desiderio sessuale malvagio e al desiderio del denaro, non è egocentrismo
    3. Petulantia: deriva dalla superbia

Non è questo il solo punto dove attacca modo di vivere segnato da eccesso di avidità soprattutto a Roma: dopo la conquista dell'Oriente e la sottomissione di Cartagine (come ci dice Sallustio), arriva una tale massa di denaro che condiziona non solo la politica ma anche i mores

→ contro questo lusso si accanisce anche Lucrezio non solo storici attacca beni materiali non necessari

  • Ripresa dell'immagine erculea: Epicuro è stato più benefattore di Ercole, perché ciò che ha donato all'uomo è davvero utile → se Ercole è stato assunto nel novero degli dei allora Epicuro che ha dato un beneficio maggiore ne ha più diritto di Ercole, anche perché ha agito non con le armi ma con la parola

→ iperbole nella lode di Epicuro: non ha liberato l'uomo dai difetti (erano incalzanti nel periodo Lucrezio) ma ha

     dato degli strumenti per debellare tutto questo

→ lode di Epicuro come teologo che ha parlato bene e in maniera divina degli dei immortali definendo quelle

     che sono le loro vere caratteristiche e allontanando l'immagine popolare degli dei per cui erano preoccupati

     delle cose umane → infatti Epicuro ha scritto περί θεών

→ NB: comunque si parla di un inserimento nel numero degli dei, non di una sostituzione di Epicuro agli dei!

EPICURO - Epistola ad Erodoto: riassunto e commento


L'origine del linguaggio → epistola di Epicuro ad Erodoto (75-76 nel thesaurus)

Epicuro ci dice dell'importanza della φύσις nell'insegnamento, e identifica i tre passi dell'origine del linguaggio:

  1. Φύσις: porta gli uomini a emettere suoni con un significato

→ originariamente i nomi delle cose non vengono composti per convenzione: gli uomini provando alcune

     emozioni e percezioni a partire da stimoli concreti della realtà emettono dei suoni propri in relazione alla

     particolarità di ogni stimolo

→ la risposta agli stimoli varia a seconda della diversità del popolo, determinato dal luogo in cui è nato e vive,

     proprio perché questo stimolo proviene dalla natura (sempre diversa) e non dall'uomo (uguale)

  1. Λογισμός: gli uomini danno di comune accordo dei significati convenzionali alle parole, organizzano questi suoni che ha prodotto la natura → si sviluppano lingue diversi in luoghi diversi

→ aggiunge invenzioni a ciò che è dato dalla natura in alcuni campi più velocemente di altri, e in alcuni periodi

     compie progressi maggiori che in altri

→ lentamente gli uomini catalogano convenzionalmente i suoni emessi dagli stimoli

→ conseguenza → minore ambiguità dell'espressione e dell'intesa (conseguenza qualitativa)

                             → minor tempo per la comunicazione (conseguenza quantitativa)

  1. Gli uomini più intelligenti, più capaci dal punto di vista intellettivo e filosofico introducono concetti astratti e complessi e danno loro un nome → fase totalmente taciuta da Lucrezio

→ ci sono quindi due momenti della φησις la prima e di tutti gli uomini la seconda è di alcuni uomini intelligenti



  • Συνθήκη patto sociale → altrimenti la razza umana rammollita non avrebbe potuto sopravvivere. C'è qualcosa di positivo si sviluppa la prima rudimentale giustizia e c'è più possibilità di sopravvivere.
  • L'uomo ha appreso molte cose dalla natura per necessità naturale. Prima la natura dell'uomo impara per costrizione degli avvenimenti della realtà.
  • In un secondo tempo la ragione, il ragiona, entro abbia perfezionato è trovato qualcosa in più (composti con diverse preposizioni) perfezionato ciò che le era stato consegnato da parte di questa (natura) ciò che aveva preso dalla natura in seguito lo perfezionò e porto a nuove successive scoperte presso alcuni uomini più velocemente presso altri più lentamente. In alcuni periodi di tempo... Poi corruzione. Idea che ci furono epoche di maggiore apprendimento epoche di minore produttività

giovedì 1 settembre 2016

ALBERTO CADIOLI - IL "ROMANZETTO" DI TRIESTE E UNA DONNA - saggio sul Canzoniere di Umberto Saba


IL "ROMANZETTO" DI TRIESTE E UNA DONNA



  • Analizza quegli elementi di "epicità" che lo stesso Saba in storia e in cronistoria del Canzoniere evidenzia
  • L'epicità viene fatta coincidere con la narratività

→ Saba stesso dice che "non solo canta dei sentimenti ma anche dipinge figure e racconta fatti"

→ porta come esempio Preghiera per una fanciulla povera definita come "specie di novelletta"

→ raccogliere gli episodi di vita quotidiana e raccontarli in versi accompagnati dalla trascrizione dei sentimenti,

     in questa prospettiva il Canzoniere diventa, come dice Saba stesso, "la storia di una vita" → l'idea di

     "romanzo" è intrinseca alla trascrizione della "vita"

→ nella prima sezione di Coi miei occhi del 1912 "vita" ricorre già 18 volte

→ potremmo etichettarlo come romanzo psicologico

→ obiezione dello stesso Saba che si scaglia contro l'idea di un 'romanzo in versi': "se egli avesse pensato una

     cosa simile, sarebbe stato un cialtrone" perché "ogni vera poesia è sempre, alle origini, poesia d'occasione"

→ ma non c'è contraddizione tra valorizzazione dell'ispirazione e una poesia epica/narrativa → a differenza del

     "romanzo in versi" (la cui trama si fonda su un modello precostituito), attingendo alla realtà si costituisce

     naturalmente in senso narrativo → Saba infatti identifica il poeta con "un muratore che fa la sua casa"

     aggiungendo "pietra su pietra" fino ad avere in mano "il libro bell'e fatto"

  • Perché Saba ha un interesse spiccato per il racconto dei "fatti", anche se non necessariamente dei "propri"?

→ perché ne constata l'esemplarità = possibilità di dar conto attraverso un fatto particolare dell'universale, della

     condizione dell'uomo in generale, antropologicamente considerato fuori dalla storia

  • Caratteristica fondante della narrativa di Saba: il racconto di una singola poesia è inscindibile dalla struttura che organizza l'intero macrotesto → soprattutto in Trieste e una donna: conserva un carattere romanzesco specifico, da cogliere nello svilupparsi e precisarsi dell'idea sabiana di poesia fino alla definitiva organizzazione
  • La narrazione non ha come criterio l'ordine cronologico della composizione







COI MIEI OCCHI [Firenze, 1912]



  • Sottotitolo: Coi miei occhi (il mio secondo libro di versi)
  • Dedica all'amico triestino Giorgio Fano
  • Volume di 84 pagine
  • Struttura:
    • Si apre con la poesia introduttiva Al Signore
    • Seguono due sezioni:
      1. Coi miei occhi (31 poesie)

→ Dopo la tristezza e All'anima mia: introdotte da due occhielli, quasi a sottolinearne un'autonomia

  1. Nuovi versi alla Lina (17 poesie)

  • Si conclude con la poesia di chiusura La solitudine, staccata dalla seconda sezione

→ occhiello autonomo per il titolo, poi ripetuto nella successiva pagina dispari insieme al testo

  • L'ordine di presentazione dei componimenti si ispira a un criterio tematico → lo vediamo con la collocazione delle poesie e la campionatura di alcune parole chiave (N.B: decontestualizzate)

→ MA (dice Claudio Milanini): "le liriche erano disposte in modo tale da mettere in primo piano il

     personaggio-poeta, proteso nella ricerca di un umanesimo fondato sulla natura" → l'io sempre in sottofondo

  • Suddivisione tematica di Coi miei occhi
    • Città di Trieste (poesie 1-8): frequenza sia del nome proprio di città ("Trieste" nell'intera sezione ricorre 6 volte, 5 nelle prime quattro poesie) sia del termine generico "città" (presente 11 volte, 9 delle quali nelle prime otto poesie) → valorizzazione della città natale come "personaggio" autonomo, qualcosa di diverso e di più importante si uno "sfondo"

→ qui la figura femminile non sembra ancora definita come personaggio dai tratti riconoscibili

  • Figure della vita quotidiana (poesie 9-19 + 23-24): figure indipendenti dal personaggio di Trieste e non sempre intrecciate alla figura della donna (solo in 2 poesie l'interlocutore è la donna, ancora senza nome e in corso di definizione, anche se già presenta il suo carattere forte) → il protagonista è l'io, che cattura con lo sguardo la realtà davanti a cui considera la propria condizione individuale e, a partire da questa, quella dell'uomo in generale

→ poesia Il fanciullo: attraverso gli occhi l'io che scrive fa propria la realtà; il suo sguardo "nuovo" sulle

     cose è stato letto come definizione che il poeta dà della sua arte

  • Tema del tempo (poesie 20-22): legato allo sguardo sulla vita e sulle sue figure, che diventa meditazione sulla propria esistenza
  • Tema della donna (poesia 25): il personaggio della donna entra a tutto tondo
  • Dopo la tristezza: poesia a sé, interrompe il tema della donna per una riflessione sulla "bruciante adesione del poeta alla propria esistenza" secondo il meccanismo dell'"intermittence du coeur"

→ accomunata per isolamento tipografico (occhiello + pag bianca + testo + pag bianca) con All'anima mia

  • Ripresa del tema della donna ma in chiave di crisi coniugale (poesie 27-30): introduzione della figura della donna identificata con il personaggio letterario e melodrammatico di Carmen
  • All'anima mia: poesia a sé

  • Nuovi versi alla Lina: da questa situazione nasce il canto d'amore, di conflitto, di speranza di questa sezione
    • 17 poesie con un unico nucleo tematico di fondo, esposto fin dalla prima, Una donna: "i giorni miei / son tristi: una donna ne fa strazio"

→ tensione unitaria nel dialogo col personaggio femminile, nel passaggio da "io" a "tu"

  • La donna assume un nome: Lina → personaggio reale e definito
  •  io poetico lacerato tra due sentimenti opposti: spontanea nostalgia e tenerezza VS consapevolezza di doverla odiare → fino a coltivare un inconscio desiderio dell'assassinio, come nella storia letteraria di Carmen, che però si trasforma da liberazione ad incubo → risoluzione finale
  • Pur nella loro autonomia di singoli componimenti, hanno una riconoscibile unitarietà nella ricorrenza degli eventi, dei personaggi, dei sentimenti → epicizzazione delle strutture e della materia lirica







CANZONIERE [1919]

  • Modello del Canzoniere di Heine: idea di radunare in un unico libro ben strutturato sia la produzione giovanile sia le raccolte via via pubblicate
  • 186 titoli distribuiti in 6 sezioni che ricoprono tutti i 18 anni di produzione poetica scandendo la biografia dell'autore nei suoi vari periodi
    • Adolescenza
    • Pria giovinezza
    • Servizio militare
    • Il ritorno a Trieste
    • Il matrimonio e la famiglia
    • La riscoperta di Trieste e la crisi familiare
    • La crisi esistenziale e la consolazione del mondo esterno
    • I versi della guerra e le ultime poesie

→ si sta già manifestando quella tensione al libro come "romanzo della vita" che si chiarirà successivamente

→ sottopone a un disegno narrativo l'intera produzione poetica

  • Nuova struttura:
    • Un'unica macrosezione intitolata Coi miei occhi, Nuovi versi alla Lina (38 poesie)

→ essa è però suddivisa in tre sottosezioni

  1. Prime 32 poesie
  2. Nuovi versi alla Lina: Una donna → 15 poesie
  3. Ultimo gruppo di 5 poesie

  • Cambiamenti rispetto a Coi miei occhi  del 1912
    1. Viene eliminata la poesia introduttiva Al Signore
    2. Interventi sui testi di singole poesie → es: la lingua di Nuovi versi alla Lina viene corretta nella direzione di un maggiore realismo
    3. I componimenti che costituivano la seconda sezione vengono unificati in un'unica poesia sotto il titolo di nuovi versi alla Lina: Una donna → a ciascuno, senza più titolo, viene dato un numero romano

→ si è trasformata in un singolo racconto

  1. Con significativi spostamenti di posizione delle singole poesie l'ordine tematico viene frantumato







CANZONIERE [Trieste, 1921]



  • Cambiamenti rispetto al Canzoniere del 1919
    1. Presenza di una sezione specifica con un nuovo titolo: Trieste e una donna, 1910-1912

→ ripropone solo le 31 poesie di Coi miei occhi senza suddivisioni interne

  1. Percorso ben scandito cronologicamente: data le sezioni e i singoli componimenti in numeri romani, in una successione numerica continua, sottolineando la parte del tutto che le sezioni ora vogliono rappresentare
  2. Nuovi versi alla Lina perde l'aggiunta al titolo Una donna

  • La raccolta si apre con la poesia L'autunno → non assume il valore di "dedica" quanto di vero e proprio incipit della narrazione, offrendo tutti gli elementi che saranno poi sviluppati nel percorso della raccolta
    • Divisione in tre strofe: carattere dominante di Trieste e una donna → poche volte sono 6 strofe
      1. Prima strofa: introduce un "fatto", una "situazione"
      2. Seconda strofa: descrive e sviluppa il fatto
      3. Terza strofa: conclude l'esposizione con un commento,, a volte fulmineo
    • Definisce subito la figura della donna: bella e pericolosa come Carmen, che porta un dolore segreto
    • Prospetta subito il tema della crisi coniugale
    • L'apertura del racconto si colloca in un orizzonte narrativo ricco di interrogativi
    • Delinea un aspetto formale diffusissimo: importanza del pronome e degli aggettivi personali di II persona e della loro contrapposizione con le forme di prima persona → caratterizzano subito il racconto in rapporto ai suoi personaggi: sarà pieno di conflitti come la loro relazione
    • Fin dalla prima poesia si manifestano i tratti del "personaggio da romanzo" o "da melodramma"

→ emerge la consistenza fisica e psicologica (realista) del personaggio di Lina fin da subito

  • Ridefinizione della struttura in senso più propriamente narrativo

→ la tensione narrativa assume in Trieste e una donna un carattere specifico, che ne permette una lettura

     autonoma → viene anche stampato e diffuso da solo

→ questo impone a Saba di modificare la collocazione di molti titoli → ne consegue la:

  • Diffusione dei temi e dei personaggi lungo tutto il libro in un continuo gioco intertestuale
    • Nuovi versi alla Lina: si colloca come poesia unica inserita senza soluzione di continuità tra le altre → diventa uno dei tasselli, e il più rilevante per estensione, del racconto di Trieste e una donna
    • La capra e Il maiale: estranee al racconto che veniva a svilupparsi, sono anticipate in Casa e campagna
    • A mia figlia, Il torrente, Il faro: seguono a L'autunno, contribuiscono a precisare il personaggio maschile
    • Il giovinetto: rompe la sequenza narrativa appena indicata inserendo un frammento di vita quotidiana non immediatamente riconducibile ai temi precedenti
    • Trieste: approfondisce e definisce il personaggio maschile, lo individua definitivamente come io narrante

→ introduce anche esplicitamente il tema della città, con un suo ruolo e una sua fisionomia

→ si notano in alcune correzioni al testo della poesia la progressiva delineazione del personaggio "io narrante", una figura che cerca ai margini della città un cantuccio "a me fatto", alla sua vita, che diventa nell'ultima edizione "pensosa e schiva" dalla precedente "contemplativa"





Storia editoriale delle pubblicazioni di Saba per casa editrice:

→ rilevante per individuare le pluridimensioni che la poesia sabiana può offrire alla lettura se si considerano i singoli componimenti nella loro autonomia individuale o come parte integrante del Canzoniere o ancora come elementi costitutivi di libri autonomi



Einaudi

  • Prima edizione, 1945: Il Canzoniere (1900-1945) nella collana "I poeti"
  • Seconda edizione, 1948: Il Canzoniere (1900-1947) nella collana "I Millenni"

→ sottotitolo: Seconda edizione aumentata, riveduta e corretta

  • Terza edizione, 1957: Il Canzoniere (1900-1947)

→ rivista dall'autore, senza più sottotitolo

  • Quarta edizione, 1958: pubblicata dopo la morte di Saba, praticamente identica alla terza
  • Quinta edizione, 1961: Il Canzoniere (1900-1954) → aggiunge gli ultimi libri usciti in quest'ordine:
    • Epigrafe (1947-1948)
    • Uccelli (1948)
    • Quasi un racconto (1951)
    • Sei poesie della vecchiaia (1953-1954)
  • Sesta edizione, 1963: ripropone un altro ordine delle ultime poesie secondo la volontà dello scrittore:
    • Uccelli
    • Quasi un racconto
    • Sei poesie della vecchiaia
    • Epigrafe



Mondadori

  • Fin dagli anni Quaranta era stato editore dei singoli volumi, accolti dalla collana "Lo Specchio"
  • 1949: più specifica collezione "Tutte le opere di Umberto Saba" accoglie le sue opere



Garzanti

  • 1951: "Prima edizione di lusso" del Canzoniere (1900-1947) → è l'ultima edizione seguita personalmente da Saba



Nella storia editoriale emerge l'importanza di Trieste e una donna → la sua costituzione si precisa progressivamente fino a delinearsi come romanzo d'amore tormentato, con una storia che poteva essere isolata dal "romanzo della vita"





CANZONIERE [1945]



  • Cambiamenti rispetto a quello del 1921

→ Giordano Castellani dice che sono "due opere diverse, non riconducibili l'una all'altra"

  • Dall'indice di Trieste e una donna vengono tolte: A mia figlia, Il faro, Nello studio d'uno scultore fiorentino, Il fanciullo e il bersagliere
  • I due personaggi della città e della donna si intrecciano, non costituiscono blocchi separati
  • La figura dell'io narrante è sempre presente, ma diventa protagonista in una serie di poesie centrali: Intorno a una casa in costruzione (14), L'ora nostra (15), Il giovanetto (16), Il poeta (17), Il fanciullo  (18), Il pomeriggio (19), Il bel pensiero (20)
  • Tra Più soli  e Nuovi versi alla Lina c'è una pagina bianca



Parentesi sulla scelta nelle diverse edizioni:

→ nella seconda edizione accresciuta del '48: tra Più soli (p. 129) e Nuovi versi alla Lina (p. 131)

→ nell'edizione singola di Trieste e una donna (1910-1912) del 1950: sembra riproporsi la divisione di Coi

    miei occhi → Nuovi versi alla Lina è preceduto da occhiello e da pagina bianca: collocazione fortemente

    isolata nella direzione di una piena autonomia

→ conclusione: la confusione delle edizioni rivela scarsa consapevolezza redazionale, ma anche una

     difficoltà del poeta, un'incertezza a distinguere o meno dalle altre poesie i Nuovi versi alla Lina



  • All'anima mia pur terminando l'ultima dei Nuovi versi alla Lina, segue senza interruzioni
  • Anticipazione al terzo posto di Trieste



  • Delineiamo il percorso che Saba costruisce nel canzoniere
    • Nelle prime poesie (1-9) direttamente rivolte alla donna è introdotta una lunga serie di interrogazioni
    • Trieste: precisa il carattere del personaggio "io narrante" e il secondo personaggio (Trieste) → i personaggi "Trieste" e "Carmen/Lina" si fronteggiano in una stessa poesia con l'io-narrante, ma non sono mai presenti contemporaneamente
    • A partire da Carmen (10) le interrogazioni si interrompono → c'è solo il lamento di fronte alla crisi dell'interruzione del rapporto e si affaccia il desiderio dell'omicidio, che poi si sostituisce con il "conforto"
    • La tensione della crisi coniugale e la desolazione del poeta si ripropongono nelle poesie successive fino all' "esplosione" di Nuovi versi alla Lina, una raccolta di 15 componimenti numerati con numeri arabi
    • Il nome "Lina", mai comparso nelle 27 poesie precedenti irrompe nel titolo Nuovi versi alla Lina e ritorna più volte → non può più portare la maschera di Carmen, si erge come protagonista con spessore corporale evidente; è un personaggio drammatico che non si lascia ridurre ad un'immagine letteraria data dal narratore, è un'antagonista dotata di propria voce, anche indipendente
  • Nuova struttura che evidenzia l'idea di una tensione narrativa con l'accento sui tre personaggi e la loro storia

→ a fianco ci sono motivi collaterali ma non di sfondo: le poesie sugli animali e sui fanciulli  (Il giovinetto, Il

     fanciullo, Il fanciullo appassionato) portano nella vicenda dell'io narrante (che in essi si riconosce)

     l'ammirazione per una maschia fierezza mai posseduta oppure ormai perduta

→ i personaggi secondari hanno realtà tangibile, ma non c'è traccia di stampo documentario

  • La propensione per la rappresentazione realistica può leggersi in rapporto alla costruzione del "romanzetto"



INTERPRETAZIONI

  • Lavagetto:

È la storia di un lento, inesorabile esproprio e dei tentativi che Saba - il personaggio Saba- compie per difendere il proprio dominio

Nei Nuovi versi alla Lina racconta la storia di un adulterio, dove l'adultera è sua moglie; lui è l'omo abbandonato

  • Luperini:

I tre personaggi hanno le stesse caratteristiche, e irresistibilmente tendono a unificarsi in un solo personaggio agitato dall'eros → l'impulso sessuale è ripetutamente definita pura e innocente ma una minaccia grava fin dall'inizio; infatti questa innocenza alla fine non regge e si manifesta nella rottura del rapporto

Per questo l'ultimo componimento di Trieste e una donna si intitola Solitudine

Il "cuore" non basta, occorrono anche gli "occhi" = l'analisi, la visione

  • Conclusione di Cadioli:

La solitudine trova la sa più sicura collocazione nell'edizione definitiva, come ultimo componimento di Trieste e una donna: la narrazione è conclusa, la solitudine è il punto di arrivo anche se si proietta nel futuro