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giovedì 22 maggio 2014

JOHN LOCKE - filosofia

JOHN LOCKE

L’EMPIRISMO INGLESE

-    Locke è il fondatore dell’empirismo inglese = corrente della filosofia moderna, a cavallo tra il Seicento e il Settecento, che si inscrive già nell’ambiente illuministico (di cui costituisce una caratteristica di fondo)
» concetto della filosofia come analisi del mondo umano nei suoi vari campi è proprio dell’Illuminismo
-    Matrici storiche » si innesta nella tradizione del pensiero inglese (da Guglielmo Ockham)
                             » rappresenta un punto d’incontro con il cartesianesimo (da cui desume concetti e
                                terminologia) e con la rivoluzione scientifica (da cui ricava l’appello all’esperienza)
-     Caratteristica principale dell’empirismo
» teoria della ragione come insieme di poteri limitati dall’esperienza
» esperienza intesa come » fonte e origine del processo conoscitivo » riconnessione alla tradizione anti-
                                            innatistica del mondo occidentale (a comincia re da Aristotele)
                                         » criterio di verità (certificazione delle tesi dell’intelletto) » carattere + originale
-    Tendenza critica e antifinalistica
» in antitesi al razionalismo, l’empirismo assume un atteggiamento limitativo nei confronti delle possibilità
   conoscitive dell’uomo » razionalismo: ragione è criterio di verità che giustifica l’esperienza (il contrario)
» segue un indirizzo anti-metafisico, perché esclude dalla filosofia quei problemi che non sono accessibili
   agli strumenti mentali di cui l’uomo dispone » questa tendenza è esplicita solo in Hume
                                                                           » Locke non taglia completamente i ponti con la metafisica

RAGIONE ED ESPERIENZA

-    I limiti della ragione
» la ragione non ha nessuno dei caratteri che Cartesio le aveva attribuito
» non è infallibile » le idee di cui dispone sono in numero limitato o sono poco chiare
                             » può accadere che non si lascino concatenare in forma di un ragionamento
                             » può essere tratta in inganno da falsi principi o dallo stesso linguaggio
» non può ricavare da sé idee e principi ma deve ricavarli dall’esperienza
» l’esperienza pone i limiti e le condizioni di azione della ragione
-    La ragione è comunque l’unica guida di cui l’uomo dispone per orientarsi nella vita
» l’opera di Locke è diretta a estendere il campo della sua azione a tutto ciò che interessa l’uomo
» opera Saggio sull’intelletto umano nasce dal bisogno di affrontare temi non strettamente filosofici
» quest’opera è un discorso tra amici: nella discussione si incontrano difficoltà e non si trova una soluzione
   ai dubbi » idea: è necessario esaminare le capacità proprie dell’uomo, quali oggetti può considerare
-    L’indirizzo critico
» nasce la prima indagine critica della filosofia moderna
» è la prima diretta a stabilire quali siano le effettive possibilità umane con il riconoscimento dei suoi limiti
-    L’esperienza come limite della ragione
» questi limiti sono propri dell’uomo perché sono propri della sua ragione
» è l’esperienza a fornire all’uomo il materiale usato dalla ragione, il sapere umano
» materiale = idee semplici, gli elementi di ogni sapere umano
» la ragione può combinare le idee semplici in idee complesse e ragionamenti
» in questa azione combinatrice deve comunque essere controllata dall’esperienza
» questo controllo impedisce all’uomo di incamminarsi in problemi che sono al di là delle sue capacità
» la ragione guidata consente all’uomo di intendere i fondamenti della morale, della politica e religione

LE IDEE SEMPLICI E LA PASSIVITA’ DELLA MENTE

-    L’origine delle idee
» l’oggetto della nostra conoscenza è l’idea (questo punto di partenza lo riprende da Cartesio)
» pensare = avere idee
» ma le idee derivano esclusivamente dall’esperienza (fondamentale limitazione rispetto a Cartesio)
» quindi le idee non sono frutto di un’attività creatrice dell’intelletto, ma sono passività di fronte alla realtà
» la realtà è » esterna (le cose naturali) » da cui derivano le idee di sensazione (es: colori, percezioni tattili..)
                   » interna (lo spirito dell’uomo) » da cui derivano le idee di riflessione (es: pensiero, dubbio…)
-    Critica dell’innatismo
» Locke è fedele al principio Cartesiano secondo cui avere un’idea significa percepirla, esserne cosciente
» le idee non ci sono quando non sono pensate (il concetto di idea dice che per esistere deve essere pensata)
» le idee innate dovrebbero esistere in tutti gli uomini in quantità e qualità uguale
» dovrebbero esistere così anche nei bambini, negli idioti, nei “selvaggi”, ma la realtà afferma l’opposto
» questi soggetti contraddittori mostrano la falsità della teoria dell’innatismo
» ci sono comunque dei principi innati che sono quelli logici di identità e di non contraddizione
-    Idee semplici e idee complesse
» Locke fornisce una classificazione delle idee dell’uomo, un inventario sistematico
» fa questo lavoro perché la conoscenza deriva dalle idee che derivano a loro volta dalla realtà
» l’esperienza ci fornisce solamente idee semplici
» le idee complesse sono prodotte dal nostro spirito mediante la concatenazione di varie idee semplici
» l’intelletto ha la capacità di riproporre e riunire le idee semplici in modi infinitamente diversi
» la conoscenza umana è la costruzione che risulta da questa capacità di combinazione
-    Limite ultimo dell’intelletto umano
» neppure l’intelletto più potente può inventare o creare un’idea semplice nuova o distruggerne qualcuna
» questo è il limite insuperabile, ignorarlo o negarlo significa abbandonarsi a sogni chimerici
» su questa base compila un elenco di idee semplici che derivano dalla sensazione
-    Qualità primarie e secondarie
» Locke distingue le sensazioni dalle qualità delle cose che le producono
» riprende la distinzione usata da Galileo a Cartesio tra qualità soggettive e oggettive
» qualità oggettive » le chiama «qualità originarie o primarie»
                               » definisce “reali” perché esistono a prescindere dal fatto che vengano o meno percepite
                               » es: estensione, figura, movimento…
» qualità soggettive » le chiama «qualità secondarie»
                                » sono quelle qualità che sussistono finché c’è un soggetto che le percepisce
                                » es: colori, suoni, gusti…

L’ATTIVITA’ DELLA MENTE
-    L’attività dello spirito
» nel ricevere le idee semplici lo spirito è semplicemente passivo
» è attivo nel servirsi di tali idee come materiale di costruzione (riunire in vario modo le idee semplici)
» l’attività dello spirito può dar luogo a idee complesse ed idee generali
-    Idee complesse
» sono infinite di numero, ma si lasciano ricondurre a tre categorie
» modi » sono quelle idee non considerate sussistenti per sé ma solo come manifestazioni della sostanza
» sostanze » idee complesse considerate come sussistenti di per sé
                  » si ferma a considerare questo concetto in maniera particolare
                  » il nostro intelletto è portato inavvertitamente a considerare varie idee semplici costantemente
                     unite tra loro come un’unica idea semplice, mentre sono diverse singole idee semplici
                  » il nostro intelletto è quindi abituato a supporre un qualche substratum
                  » questa cosiddetta sostanza però ha un carattere arbitrario perché supera la testimonianza
                     dell’esperienza e quindi esce dalla possibilità di conoscenza dell’uomo
                 » vale sia per la sostanza corporea che spirituale (substrato ignoto delle operazioni dello spirito)
                 » Locke non nega l’esistenza della sostanza ma la possibilità per l’uomo di conoscerla
                 » sarà Berkeley a negare la sostanza materiale, Hume a negare anche quella spirituale
                 » il concetto di sostanza viene quindi escluso dall’indagine dell’empirismo
» relazioni » idee che scaturiscono dal mettere a confronto più idee istituendo tra esse un rapporto
                  » esistono perché l’intelletto non si limita a considerare le cose in maniera isolata
                  » quindi nascono le relazioni e i rispettivi nomi
                  » relazioni fondamentali: causa, effetto, identità, diversità
» l’identità della persona » l’identità di un uomo è nella sua coscienza che accompagna i pensieri
 » l’uomo non solo percepisce ma percepisce di percepire
 » questa coscienza permette che le percezioni costituiscano un unico io e
    rappresentino di conseguenza l’unità della persona
-    Idee generali
» non indicano alcuna realtà ma sono segni di un insieme di cose particolari
» i nomi generali sono segni di idee generali, che sono a loro volta segni di gruppi di cose particolari
» ciascun gruppo mette insieme cose particolari aventi una somiglianza
» es: parola “uomo” non indica un’essenza o una realtà universale ma è segno di tutti quegli esseri
   particolari con caratteristiche simili; la specie uomo è solo una parola adoperata nei discorsi al posto di
   un gruppo di cose particolari
-    L’arbitrarietà del linguaggio
» non è il primo ad affermare il carattere convenzionale del linguaggio (dottrina nominalistica di Ockham)
» filosofi precedenti » il nome è considerato un segno convenzionale al quale però corrisponde un concetto
                                     uguale per tutti (arbitrarietà del significante)
» Locke estremizza » l’idea generale è un segno di qualcosa a cui non corrisponde «nulla di essenziale»
                                » aggiunge all’arbitrarietà del significante anche quella del significato
» nega che la realtà effettiva si possa conoscere perché la natura non offre essenze ma similitudini
» i generi e le specie sono strumenti classificatori, non sono strutture dell’essere
» la dottrina della conoscenza si riduce alla semiotica (dottrina dei segni)

LA CONOSCENZA E LE SUE FORME

-    La natura della conoscenza
» l’esperienza fornisce il materiale della conoscenza ma non è la conoscenza stessa
» la conoscenza non si riduce ad un possesso di idee ma consiste nella percezione di un accordo o di un       
   disaccordo tra le varie idee
-    Conoscenza intuitiva
» lo è quando l’accordo o il disaccordo di due idee è visto immediatamente senza l’intervento di altre idee
» es: si percepisce immediatamente che il bianco non è nero
» la conoscenza intuitiva è la più chiara e la più certa che l’uomo possa raggiungere
» è quindi il fondamento della certezza e dell’evidenza di ogni altra conoscenza
-    Conoscenza dimostrativa
» lo è quando l’accordo o il disaccordo tra due idee non è percepito immediatamente ma è reso evidente
   mediante la concatenazione di idee intermedie che chiama «prove»
» la conoscenza dimostrativa consiste in una catena di conoscenza intuitive: ogni passo di un ragionamento
   che dimostra il rapporto tra due idee che sembravano distanti consiste nel collegare queste due idee con
   idee intermedie che a loro volta siano in rapporto intuitivo
» la certezza della dimostrazione si fonda quindi anch’essa sull’intuizione
» è meno sicura » nasce la possibilità dell’errore quando le prove diventano numerose
-    Conoscenza delle cose esistenti al di fuori delle idee
» nasce un problema da questa impostazione: se la conoscenza si basa sulle idee e sui rapporti tra idee,
   come faccio a conoscere una realtà diversa dalle idee? La conoscenza non diventa, così, astratta?
» afferma quindi che la conoscenza è vera solo se c’è una conformità tra le idee e le cose reali
» come può essere se le cose reali sono conosciute solo attraverso le idee? Inizia l’argomentazione:
» ci sono tre ordini di realtà e ci sono tre modi di giungere alla certezza di queste tre realtà
  1. l’io » lo conosco attraverso l’intuizione
             » si avvale del processo cartesiano: io penso, dubito quindi intuisco la mia esistenza
  1. Dio » attraverso la dimostrazione
             » rielabora la prova causale della tradizione: il nulla non può produrre nulla; se qualcosa c’è vuol
                dire che è stato prodotto da qualcos’altro; non potendo risalire all’infinito, si deve ammettere
                un essere eterno che ha prodotto ogni cosa; questo essere potentissimo, intelligentissimo è Dio
  1. le cose » attraverso la sensazione attuale (l’uomo non ha altro mezzo per conoscerle)
» non c’è alcun rapporto necessario tra l’idea e la cosa cui si riferisce, l’idea potrebbe esserci
   anche senza la cosa (es: posso ritrarre un volto che non ho mai visto, che non esiste)
» ma il fatto che riceviamo dall’esterno l’idea ci fa conoscere che qualcosa esiste al di fuori
   di noi e produce in noi l’idea » nel momento in cui riceviamo una sensazione siamo certi
   dell’esistenza della cosa che la produce in quel momento
» questa certezza basta a garantire l’esistenza delle cose esterne
» non è ammissibile che i nostri sensi ci ingannino a tal punto: una fiducia nelle nostre
   facoltà è indispensabile (non possiamo conoscere queste facoltà se non usandole)
» questa certezza, pur non essendo assoluta, è sufficiente per tutti gli scopi umani
-    L’esistenza delle cose esterne può essere affermata con ragioni supplementari
1.      le idee vengono a mancarci quando ci manca l’organo di senso adeguato
» prova che le sensazioni sono prodotte da cause esterne che colpiscono i nostri sensi
2.      le idee sono prodotte senza che noi lo possiamo evitare
» vuol dire che non sono prodotte da noi ma da una causa esterna
3.      le idee sono prodotte in noi con piacere o con dolore
» quando sono ricordate non sono più accompagnate da piacere o dolore
» quindi solo l’oggetto esterno produce in noi piacere o dolore
4.      i sensi offrono testimonianza reciproca e rafforzano la certezza dell’esistenza della cosa
» queste ragioni valgono solo per l’istante in cui la sensazione è ricevuta
-    La conoscenza probabile
» quando l’oggetto non è più testimoniato dai sensi la certezza della sua esistenza sparisce
» la certezza viene sostituita da una probabilità
» è ragionevole supporre che le cose continuano ad esistere anche quando non ne ho percezione attuale e
   che esistano anche cose di cui non ho mai avuto una tale percezione (es: io non conosco tutti gli uomini)
» accanto al dominio della conoscenza certa limitata all’intuizione (l’io), alla dimostrazione (Dio) e alla
   sensazione (le cose) ammette il dominio della conoscenza probabile (molto + esteso)
» in questo dominio si afferma verità e falsità non per evidenza ma per conformità con l’esperienza passata
   o per testimonianza con gli altri uomini o per analogia
-    La fede
» la conoscenza certa e quella probabile costituiscono il dominio della ragione
» da questa si distingue la fede » fondata soltanto sulla rivelazione
» la ragione però rimane il criterio della fede, perché solo essa decide l’attendibilità della rivelazione
» quindi la fede non può negare o turbare la ragione
» la fede può condurre la ragione là dove non potrebbe arrivare da sola

LA POLITICA

-    Etica fondata sulla ragione
» sulla morale, Locke non ci ha lasciato scritti, ma ricaviamo informazioni dalle altre opere
» afferma il carattere razionale e dimostrativo dell’etica
» non si può proporre alcuna regola morale di cui non si sappia dar ragione
» la ragione delle regole deve essere l’utilità per la conservazione della società e per la felicità pubblica
» nella varietà delle regole si deve isolare e raccomandare quelle efficaci a questo scopo
-    Fondazione del liberalismo moderno
» opere: Lettera sulla tolleranza, i Due trattati sul governo, sulla Ragionevolezza del cristianesimo
» è uno dei primi che difende la libertà dei cittadini, la tolleranza religiosa, la libertà delle Chiese
-    I Due trattati sul governo
» confuta la tesi di Filmer (= il potere dei re deriva dal diritto ereditario di Adamo, conferito da Dio)
» Locke afferma l’esistenza di una legge di natura (la ragione) che ha per oggetto i rapporti tra gli uomini e
   che prescrive la reciprocità perfetta di tali rapporti
-    Differenze rispetto a Hobbes
» lo stato di natura è caratterizzato da una condizione di uguaglianza di tutti gli uomini (come per Hobbes)
» per Hobbes è un’uguaglianza di forza, per Locke è un’uguaglianza di diritti
» nello stato di natura ogni uomo è perfettamente libero, non sottoposto ad alcun potere
» diritto » tutti hanno l’identico diritto di disporre della propria vita, della propria libertà, dei propri beni
              » è naturale, pre-politico
» libertà » non è fare ciò che si vuole perché è regolata dalla legge di natura
              » è definita da una «legge di ragione» non perché indica come conseguire il vantaggio personale
                 ma in quanto rivela agli uomini (ugualmente dotati di ragione) limiti invalicabili
              » limiti = non si può violare la propria vita né la vita e i beni degli altri
-    Il diritto alla vita, alla libertà, alla proprietà
» il diritto naturale dell’uomo è limitato alla propria persona (alla propria vita, libertà, proprietà)
» questo diritto implica di essere giudici ed esecutori della legge di natura: davanti ad una violazione
   ognuno può e deve reagire in modo proporzionato alle offese risarcendo il danno con una giusta pena
» non è autorizzato l’utilizzo di una forza arbitraria, ma è concessa solo quella reazione che la ragione
   indica come proporzionata alla trasgressione
-    Lo Stato nasce per evitare la guerra
» lo stato di natura è una condizione di pacifica coesistenza
» può diventare uno stato di guerra quando una o più persone ricorrono alla forza per ottenere ciò che la
   norma naturale vieterebbe di ottenere (cioè controllo sulla vita, libertà, beni altrui)
» per evitare lo stato di guerra gli uomini si pongono in società e abbandonano lo stato di natura
» società non coincide con lo stato di natura come per Rosseau
-    Lo Stato garantisce i diritti naturali originari
» la costituzione di un potere civile non toglie i diritti di natura tranne quello di fare giudizio da sé
» la giustificazione del potere civile consiste nella sua efficacia a preservare e garantire questi diritti
» la libertà dell’uomo nella società è il non sottostare ad altro potere se non quello stabilito per consenso
» lo stato si origina dal consenso dei cittadini » il potere è un atto di garanzia di libertà degli stessi cittadini
-    Esclusione di un potere assoluto
» la legge di natura esclude il contratto che origina un potere assoluto o illimitato
» l’uomo (che non possiede alcun potere sulla propria vita) non può rendersi schiavo di un altro con un
   contratto e porsi sotto un potere che disponga della sua vita
» il consenso che genera lo Stato deve essere un atto di libertà dei singoli cittadini
» è necessario stipulare accordi non solo tra sovrani, ma tra sovrano e sudditi

» il cittadino conserva il diritto di difendersi contro gli usurpatori della libertà

martedì 20 maggio 2014

GOTTFRIED WILHELM LEIBNIZ - filosofia

GOTTFRIED WILHELM LEIBNIZ

L’ORDINE CONTINGENTE DEL MONDO

-    Pensiero che domina tutta la sua riflessione: esiste un ordine non geometricamente determinato e quindi necessario ma spontaneamente organizzato e quindi libero (riconciliare l’ordine di Spinoza con la libertà)
» il punto di partenza di Leibniz è ricercare questo ordine in tutti i campi dello scibile
-    Differenza con Spinoza
» per Spinoza c’è un solo ordine univoco e necessario, che è Dio
» per Leibniz c’è un ordine contingente, frutto di una scelta (presenta Dio come colui che ha scelto, tra i
   vari ordini possibili dell’universo, il migliore cioè il più perfetto, essendo Dio stesso perfetto)
» Leibniz include la possibilità di una scelta (divina e umana)
-    Spirito di conciliazione
» questo ordine sta alla base della ricerca di un’arte combinatoria che possa conciliare
1.      meccanicismo e finalismo
2.      materialismo e spiritualismo
3.      scienza e metafisica
4.      filosofia moderna (influenzata da rivoluzione scientifica) e ontologia degli antichi (fino a scolastica)
» vuole trovare un ordine universale fondato sulla libertà e sul rispetto della pluralità
» ciò spiega la linea della sua proposta politica, basata sulla pace, e la sua volontà di riconciliare le Chiese
-    Distinzione tra piano filosofico-metafisico e piano scientifico
» piano filosofico-metafisico » spiega la realtà nel suo insieme e nei suoi aspetti sostanziali e finalistici
                                               » è quello perseguito dalla filosofia scolastica
» piano scientifico » spiega la natura nei suoi aspetti fenomenici di tipo matematico e meccanicistico
                              » gli deriva dalla rivoluzione scientifica
» si vede qui il tentativo di mediazione o di sintesi tra l’antico e il nuovo

VERITA’ DI RAGIONE E VERITA’ DI FATTO

-    Opera di Leibniz è diretta a giustificare la possibilità di un ordine contingente
» dimostra che “ordine” non significa “necessità”
» la necessità è solo nel mondo della logica non nel mondo della realtà » ordine reale non è mai necessario
» distingue due tipi di verità corrispondenti a due piani della realtà, uno logico e uno reale
-    Verità di ragione
» sono necessarie
» delineano il mondo della pura possibilità, molto più vasto ed esteso di quello della realtà
» non riguardano la realtà: non dicono nulla circa la realtà esistente di fatto
» non presuppone una corrispondenza col reale (es: leggi matematiche)
» sono identiche (nel senso che il loro predicato non fa che ripetere ciò che è già contenuto nel soggetto)
» sono fondate sui principi di identità (ogni cosa è ciò che è) e di non contraddizione (una proposizione è
   vera o falsa, quindi non può essere vera e falsa o né vera né falsa contemporaneamente)
» non possono derivare dall’esperienza quindi sono innate (no innatismo platinico perché non sono presenti
   in me come oscure percezioni che l’esperienza rende attuali, ma sono chiare da sempre)
-    La critica a Locke
» Leibniz si oppone alla critica dell’innatismo di Locke
» afferma che le idee innate non sono totalmente consapevoli, ma confuse e oscure
» sono piccole percezioni, possibilità o tendenze che l’esperienza renderà attuali, chiare, distinte
-    Verità di fatto
» sono contingenti » concernono la realtà effettiva
» delimitano il dominio ristretto della realtà nel campo molto più esteso del possibile (non posso scostarmi
   dal dato d’esperienza su cui si fondano le verità di fatto) » è un sottoinsieme delle verità di ragione
» non sono fondate sui principi d’identità e di non contraddizione (il loro contrario è possibile)
» sono fondate sul principio di ragion sufficiente » nulla si verifica senza una ragion sufficiente, senza che
   sia possibile dare una ragione che basti a spiegare perché è così e no altrimenti
» la ragion sufficiente non è una causa necessitante ma un principio di ordine e concatenazione delle cose
» il predicato non è uguale al soggetto, che però deve contenere la ragione sufficiente del suo predicato
-    I mondi possibili e la scelta divina
» Dio ha scelto un ordine che includa la scelta libera
» la ragion sufficiente che spiega perché solo questo mondo è reale è che esso è il migliore di tutti i mondi
   possibili » quindi Dio nella sua perfezione non poteva che fare questa scelta (sceglie per inclinazione)
» non implica necessità assoluta ma l’atto della volontà di Dio: ha liberamente scelto secondo la sua natura
» la ragion sufficiente inclina senza necessitare
-    Causa finale
» il principio di ragion sufficiente implica la causa finale » si stacca da Cartesio e da Spinoza
                                                                                            » si riallaccia alla scolastica
   » se Dio ha creato questo mondo xk è il migliore significa che ha agito secondo un fine (vera causa della
      sua scelta), cioè Dio ha creato il mondo per in fine » in Dio necessità ed inclinazione coincidono

LA SOSTANZA INDIVIDUALE (concetto centrale della sua metafisica » riprende termine nella scolastica)

-    Sostanza individuale = soggetto reale, esistente
» la natura di una sostanza individuale è di avere una nozione così compiuta da essere sufficiente a far
   comprendere e dedurre tutti i predicati del soggetto (es: Alessandro Magno)
-    Conoscenza umana e divina
» l’uomo non ha mai la nozione compiuta di una sostanza individuale
» l’uomo deve desumere dall’esperienza o dalla storia gli attributi di una sostanza individuale
» Dio ha una conoscenza perfetta, è in grado di individuare nella nozione di una sostanza la ragion
   sufficiente di tutti i suoi predicati » conoscenza immediata, conosce tutto a priori
» Dio conosce il destino di tutte le sostanze individuali » non vuol dire che la s. individuale sia necessitata
» ciascuno segue l’inclinazione della propria natura in modo inevitabile
» la natura di ciascuna sostanza risponde all’ordine generale dell’universo voluto da Dio
» libertà è ridotta all’inclinazione verso qualcosa che corrisponde alla natura e all’ordine generale
» tutti gli attributi di una sostanza individuale sono deducibili in modo infallibile dalla sua nozione
» finisce per modellare le verità di ragione su quelle di fatto

FISICA E METAFISICA

-    Principio della continuità
» è il principio per cui «la natura non fa mai salti»
» es: per passare dal piccolo al grande bisogna passare attraverso infiniti gradi intermedi
» di conseguenza rifiuta l’atomismo: il processo di divisione della materia non può fermarsi ad elementi
   indivisibili, come sarebbero gli atomi, ma deve procedere all’infinito
-    La forza come elemento originario del mondo fisico
» si accorge che il principio cartesiano dell’immutabilità della quantità di movimento era falso
» bisogna sostituirlo con il principio della conservazione della forza (o azione motrice)
» ciò che rimane costante nei corpi non è una quantità di movimento ma una quantità di azione motrice (è
   l’odierna energia cinetica = massa x velocità^2)
» il movimento consiste nella semplice traslazione nello spazio » non può produrre effetti
» il movimento non è reale di per sé, come lo spazio ed il tempo » li considera enti di ragione con cui
   esprimiamo i rapporti di coesistenza e successione delle cose, non costituiscono la realtà, solo la forza
» movimento, spazio, tempo sono modalità con cui le cose appaiono alla mia mente
» la forza è la vera realtà dei corpi, ciò che si conserva non è il movimento ma la quantità di azione motrice
-    La forza come principio metafisico fonda le leggi della fisica
» il concetto di forza gli serve per oltrepassare il meccanicismo
» accetta il meccanicismo cartesiano come una spiegazione provvisoria: ammette che tutto nella natura di
   possa spiegare con le nozioni di figura e movimento, ma le fa discendere da qualcosa di superiore
» la forza è il superiore principio metafisico che fonda le leggi della fisica
» ripresa della scolastica: esiste un’essenza e sostanza che però viene legata ad una questione scientifica
                                       » l’essenza non è più in termini aristotelici ma matematici
» forza passiva » resistenza che il corpo oppone alla penetrazione del movimento (da qui nasce la materia)
» forza attiva » è la vera e propria forza, è tendenza all’azione
                      » intesa come una perfezione avente in sé il principio del proprio agire (entelechìa aristotelica)
-    La forza come elemento di natura soprannaturale
» risolve la realtà fisica in una realtà incorporea (la forza passiva, che sarebbe la massa, non è corporea)
» l’elemento costitutivo della natura è quindi di natura spirituale
» viene negato il dualismo cartesiano tra res extensa e res cogitans » non esistono né estensione né materia
» tutto è spirito e vita perché tutto è forza

L’UNIVERSO MONADISTICO

-    A cosa gli serve introdurre la monade?
» questo concetto gli permette di estendere al mondo fisico il proprio concetto di ordine contingente
» con questo concetto unifica quindi mondo fisico e mondo spirituale
-    Caratteristiche della monade
» monade = è un atomo spirituale, una sostanza semplice, senza parti, priva di estensione, indivisibile
                » è un punto di forza in cui convergono forze diverse
1.      ogni monade è diversa dall’altra » non esistono due esseri perfettamente uguali
       » principio dell’«identità degli indiscernibili», se ci fossero due cose uguali sarebbero della stessa
          sostanza » c’è sempre una differenza interiore, sostanziale, qualitativa
       » due cubi uguali esistono solo in matematica, come verità di ragione, non nella realtà
2.      le monadi non possono influenzarsi a vicenda
» ogni monade è un mondo chiuso in se stesso (stanza priva di finestre = no comunicazione)
» ciascuna monade ha presente le altre monadi in maniera ideale, come rappresentazione
» ogni monade è uno «specchio vivente dell’universo» da un particolare e specifico punto di vista
» la monade è un centro attivo di rappresentazioni
3.      la monade è costituita a somiglianza della nostra anima
» due attività fondamentali » percezione: attività rappresentativa
                                            » appetizione: il tendere da una percezione all’altra
» l’appercezione è una percezione cosciente di sé (percepire con la consapevolezza di percepire)
» solo le monadi più elevateanime») hanno capacità di appercezione
» la nostra anima ha delle piccole percezioni di cui non abbiamo coscienza
» afferma che il filosofo riconosce che l’anima pensa sempre » si oppone a Cartesio e Locke che
   identificano il pensare con la coscienza di pensare (Leibniz distingue)
4.      i gradi di perfezione delle monadi sono determinati dai gradi delle loro percezioni
» Dio » è la «monade delle monade» perché ha appercezione massima e totale
          » rappresenta il mondo da tutti i punti di vista
» monadi create » sono finite per natura
                          » rappresentano il mondo solo da un particolare e determinato punto di vista
                          » non rappresentano la totalità dell’universo con lo stesso grado di chiarezza
                          » le percezioni delle monadi create sono sempre confuse
» monadi pure/semplici = monadi create che possiedono soltanto percezioni confuse
» anime degli animali » costituite da monadi fornite di memoria
                                    » va contro Cartesio affermando che gli animali non hanno anima
» spiriti umani » costituiti da monadi forniti di ragione
-    La materia
» anche la materia è costituita da monadi » la materia è un aggregato di sostanze spirituali (non è corporea)
» è infinitamente divisibile, scomponibile in infiniti elementi ultimi (le monadi) che non hanno corporeità
» quindi la natura della materia è spirituale, formata da «punti metafisici»
-    Materia prima e materia seconda
» la materia prima è la potenza passiva, la forza d’inerzia o di resistenza
» la materia seconda è la materia intesa come aggregato di monadi
» materia prima e materia seconda sono due facce della stessa medaglia, insieme costituiscono la monade
» nelle monadi superiori (anime umane) la potenza passiva è l’insieme delle percezioni confuse, che
   costituisce ciò che vi è di imperfetto nelle monadi spirituali create
-    Azione e passione nella monade
» consideriamo azione ciò che avviene alla sostanza spontaneamente, e dalla sua stessa natura
» quindi da un punto di vista metafisico ogni sostanza non fa che agire poiché tutto dopo la creazione le
   proviene da sé e non subisce l’azione di alcuna altra sostanza
» consideriamo ora azione un esercizio di perfezione, e la passione è il contrario
» quindi non vi è azione se non quando la percezione acquista consapevolezza, diviene distinta
» c’è passione quando la percezione diviene più confusa » esse indicano la nostra imperfezione
» le percezioni confuse nelle monadi spirituali corrispondono all’impenetrabilità nelle monadi corporee
» la perfezione, la forza consiste nei nostri pensieri distinti
-    Anima e corpo
» il corpo umano e animale è materia seconda, aggregato di monadi
» questo aggregato è tenuto insieme e dominato da una monade superiore, l’anima (monade dominante)
» tra corpo e anima non c’è diversità sostanziale o metafisica (solo nei gradi di chiarezza delle percezioni)
» tuttavia ammette che seguono leggi indipendenti » i corpi agiscono tra loro secondo leggi meccaniche
                                                                                  » le anime agiscono secondo le leggi della finalità
» non si può spiegare l’azione dell’anima sul corpo o viceversa, quindi l’anima e il corpo seguono leggi
   separate, senza che le leggi di una turbino quelle dell’altra » problema: come si spiega il loro rapporto?
-    Il problema dell’accordo reciproco delle monadi (problema visto più in generale)
» tutte le monadi sono perfettamente chiuse in se stesse senza la possibilità di comunicare tra di loro
» sono legate tra di loro nel fatto che ognuna costituisce un “aspetto” particolare del mondo, cioè hanno
   una rappresentazione più o meno chiara di tutte le altre monadi (che infatti costituiscono l’universo)
» es: sono tante vedute di una stessa città, si accordano ad esprimere la veduta globale dell’universo
» solo Dio abbraccia la visione completa, globale di tutto l’universo
» ciascuna monade rappresenta dell’universo il corpo di cui è entelechia in modo più distinto
» le monadi di uno stesso corpo avranno questa caratteristica in comune che le avvicina
-    Problema della comunicazione tra anima e corpo (3 maniere di spiegare loro legame)
» premessa: paragoniamo anima e corpo a due orologi
1.      ipotizza l’influenza reciproca dell’uno sull’altro » dottrina della filosofia volgare
» urta contro la tesi dell’incomunicabilità tra le monadi e l’affermazione delle loro leggi eterogenee
2.      la maniera dell’assistenza » è propria del sistema delle cause occasionali
» due orologi, anche cattivi, possono essere tenuti in armonia da un orologiaio che provveda a regolarli
» questo sistema ha la pecca di introdurre il Deus ex machina in campo naturale e ordinario
» Dio non deve intervenire nella quotidianità
3.      dottrina dell’armonia prestabilita
» resta solo che i due orologi siano stati costruiti con tanta perfezione che siano sempre in accordo
» anima e corpo seguono le proprie leggi in un’armonia prestabilita da Dio all’atto della creazione
» es: per armonia prestabilita nell’anima entra dolore quando ci facciamo male al corpo

INNATISMO

-    Innatismo totale
» parte dal dire che l’anima è un «automa immateriale» perché la sua vita si sviluppa dall’interno con
   perfetta spontaneità, secondo una legge inscritta nella natura stessa della monade che Dio creò così
» la monade è tutta innata a se stessa giacché non può ricevere nulla dall’esterno
» Dio alla creazione programma la monade in modo che abbia già tutto inscritto e sia autosufficiente
» sono innati: verità di ragione, principi logici su cui si fonda, verità di fatto, sensazioni
-    Innatismo virtuale
» le verità di ragione non possono derivare dall’esperienza perché hanno una necessità assoluta che le
   conoscenze empiriche non possiedono » contro l’empirismo di Locke (intelletto come tabula rasa)
» le verità innate sono presenti alla mente non in modo attuale bensì sottoforma di potenzialità o tendenza
» es: l’anima è come un blocco di marmo in cui sono impresse delle linee virtuali che delineano l’opera
   d’arte contenuta in esso; con pochi colpi di martello si elimina il marmo superfluo, e appare la statua
» ciò che è già iscritto si compie nel tempo e attraverso un’azione necessaria
» es: non posso stare chiuso in casa aspettando che la potenzialità si realizzi, ma è necessario uno stimolo e
   una mia azione, un mio movimento » diventa atto con la presa di coscienza attraverso il ragionamento
» l’anima ricava da se stessa le idee rendendo attuali le predisposizioni che possiede con la riflessione
-    Oltre Locke, verso Kant
» precede Kant: l’anima dispone di categorie (l’essere, la sostanza) che i sensi non potrebbero fornirle
» corregge l’assioma degli empiristi “nulla si trova nell’anima che non derivi dai sensi” aggiungendo
   “excipe: nisi ipse intellectu” cioè “a eccezione dell’anima stessa e delle sue attività”
» innovazione: l’anima è innata a se stessa perché la monade esce dalle mani di Dio compiuta nella sua
   natura e determinata (ma non necessariamente) in tutti i suo pensieri e in tutte le sue azioni
» chiama quindi le monadi «folgorazioni continue» della divinità, perché dipendono di momento in
   momento da una illuminazione divina (intesa come rivelazione improvvisa, lampadina che si accende)

DIO

-    Necessità di una teologia
» affermando l’armonia prestabilita, sottintende un sviluppo teologico
» nel suo sviluppo accoglie i temi della tradizione teologica, rielaborandoli a suo modo
» temi: problema della libertà, della predeterminazione, del male
-    Prove dell’esistenza di Dio
1.      a posteriori (3° prova di Tommaso d’Aquino desunta dal rapporto tra il possibile ed il necessario)
» ricorre al principio di ragion sufficiente
» noi facciamo esperienza di cose limitate, contingenti, non contengono nulla che renda necessaria la
   loro esistenza » Dio è la prima ragione delle cose, è ragione di se stesso, quindi necessario ed eterno
2.      Dio come intelletto, volontà e potenza
» cosa aggiunge a Tommaso d’Aquino? Che Dio ha creato il mondo migliore possibile tra tutti quanti
» questa scelta di Dio implica un intelletto per scegliere il mondo e una volontà per metterlo in atto
» tutte le varie possibilità per essere tali devono essere reali, quindi questa scelta è necessaria, e quindi
   l’esistenza di Dio è necessaria » la possibilità dell’esistenza implica una realtà che deve esistere
» esiste un solo mondo tra tutti i possibili quindi la ragione sufficiente di esso non può che essere
   costituita da un grande intelletto che ha le idee di tutti i mondi possibili e da una volontà che sceglie
» essi sono l’intelletto e la volontà di Dio
3.      il rapporto tra Dio e le verità eterne e di fatto
» Dio è nello stesso tempo ragione sufficiente del mondo che esiste di fatto e di tutti i mondi possibili
» questo perché anche le pure possibilità si devono fondare su qualcosa di reale
» si fondano sull’esistenza dell’essere necessario, la cui essenza implica l’esistenza
» Dio è quindi la fonte di ogni realtà, delle essenze possibili, delle verità eterne
» contro Cartesio: le verità eterne non dipendono dalla volontà divina ma dall’intelletto divino
» dalla volontà divina dipendono le verità di fatto
4.      prova ontologica
» elabora l’argomento di Anselmo d’Aosta utilizzando però il concetto del possibile
» contro Cartesio: si può dedurre l’esistenza (che è perfezione) da un essere perfetto solo dopo aver
   dimostrato che il concetto di questo essere è possibile (cioè privo di contraddizioni interne)
» l’argomento deve essere dalla possibilità di Dio alla sua esistenza, non dalla perfezione all’esistenza
» in Dio solo la possibilità e la realtà coincidono (per questo è necessaria la sua natura)
» non c’è dubbio che sia riconosciuto possibile data la totale assenza di limitazioni che lo caratterizza

I PROBLEMI DELLA TEODICEA

-    Il problema del male
» già i filosofi antichi hanno dovuto conciliare l’idea di un dio buono con la presenza del dolore e del male
» conia il termine “teodicea” » indica la giustificazione di Dio
                                               » cioè il tentativo di scagionarlo dall’accusa di essere responsabile del male
-    Distinzione tra tipologie di mali (si rifà allo schema agostiniano)
» male metafisico: implicito nella limitazione delle creature (deficienza dell’essere)
» male morale: coincide con il peccato o una colpa (quello che rende necessaria la giustificazione)
                       » se è voluto da Dio allora Dio non è massimamente buono
                       » se c’è senza che Dio possa impedirlo, allora Dio non è onnipotente
» male fisico: può derivare dal male metafisico (conseguenza di una natura imperfetta)
                     : può derivare dal male morale (punizione di una colpa)
-    Volontà divina e il male
» questione del male morale viene affrontata con la “regola del meglio” (norma dell’azione divina)
» in Dio c’è » una “volontà eccedente” che vuole il “bene in sé”
                    » “volontà conseguente” che sceglie il meglio, scontrandosi con il princ. di non contraddizione
» Dio vuole il bene assoluto (il “bene in sé”), in quanto buono, quindi vuole (volontà eccedente) far
   esistere ogni cosa massimamente buona (libertà, assenza di colpa)
» problema: la libertà umana non può coesistere con l’assenza di colpa totale
                  » non possono essere realizzati entrambi in maniera assoluta, neppure da Dio
                  » perché anche Dio deve sottostare al principio di non contraddizione
» violerebbe legge logica necessaria: per questo crea non un mondo perfetto ma il migliore possibile
» il mondo migliore è quello che contiene sia il bene della libertà che dell’assenza di colpa, non assoluti
» volontà permissiva di Dio si vede rispetto al peccato: lo permette in base alla sua volontà conseguente
» Dio non crea il peccato, ma l’uomo lo può scegliere grazie al libero arbitrio
-    La libertà umana
» esiste un progetto divino, un destino che però non annulla la libertà dell’uomo
» la predestinazione divina non elimina la libertà umana ma la inclina verso la scelta del meglio
» l’origine stessa dell’universo è libera e contingente, creato da un atto libero della volontà divina
» principio di ragion sufficiente orienta il mondo verso una direzione, che consiste nel meglio possibile
» la predeterminazione divina non è necessitante, ma inclinante » libertà dell’uomo consiste nella tendenza
» la scelta del meglio da parte delle creature è libera e responsabile (libertà è poter scegliere anche il male)

» punto centrale della ricerca di Leibniz = libertà dell’ordine universale

martedì 6 maggio 2014

SOFOCLE - Percorso su tutte le tragedie

VERIFICA SU SOFOCLE

1)      Rispondi brevemente a proposito del percorso umano e artistico di Sofocle: nella certezza dell’onnipotenza divina che spazio ha la libertà? La giustizia? La felicità? Il rapporto fra gli uomini?

Nelle tragedie di Sofocle emerge come centrale il rapporto tra dei e uomini, che si sviluppa in tutto il suo percorso umano e artistico.
Nell’Aiace la dea Atena, pur essendo protettrice di Odisseo, distrugge la vita del Telamonio, togliendogli le cose più care ad un uomo: la ragione e la dignità, e portandolo così al suicidio. Si capisce quindi quanto l’intervento degli dei sia solo parziale, e quanto possa generare effetti negativi su uomini innocenti, anzi su uomini già provati e sofferenti come lo stesso Aiace, che subisce quindi un doppio disonore.
Nell’Antigone la sofferenza dell’innocente è ancora più evidenziata: l’intervento divino arriva troppo tardi, e Antigone è morta con l’amara certezza di essere stata abbandonata da quegli stessi dei per cui prima aveva difeso il primato della loro giustizia rispetto alla legge umana.
Invece la tragedia che tematizza il mito di Deianira, le Trachinie, compie addirittura un passo verso quello che noi chiameremmo con un termine moderno “nichilismo”: in quest’opera la situazione che si va creando è assolutamente ingiusta, assurda, perché più di un innocente si ritrova succube di un male che non deriva da nessuna colpa. Allora davanti a ciò l’uomo, disarmato, può prendere due posizioni: una è quella del figlio di Eracle, Illo, che perde completamente la fiducia negli dei, incolpandoli di un loro mancato intervento, quindi di un loro disinteresse. La seconda è espressa dalla battuta finale del coro «E tutto questo è Zeus», che esprime una posizione di sottomissione forzata nei confronti degli onnipotenti dei, che avevano già prestabilito il male accaduto.
Però davanti a dèi indifferenti o maligni, l’uomo non è più libero, perché, non avendo colpa per ciò che accade, si ritrova in balia del caso. Viene quindi negato quel libero arbitrio che Eschilo precedentemente si era sforzato di trovare nell’individuazione di una colpevolezza nell’uomo, che può sbagliare davanti ad una scelta da prendere.
L’uomo quindi è infelice, perché tutto accade senza senso e senza che nulla si possa controllare; questo stato d’infelicità inoltre si può documentare in ogni istante della vita umana, senza dover aspettare un giudizio complessivo alla fine della vita, dopo averne tirato le somme (come esprime invece l’idea di ὄλβος). Negando questo, Sofocle nega quindi la possibilità che possa accadere un bene inaspettato, che superi il male; perde la speranza. Questo concetto è riassunto nel prologo delle Trachinie, pronunciato da Deianira, che nega la concezione di ὄλβος e afferma la sua infelicità.
L’Edipo re, invece, pur riprendendo queste tematiche in una vicenda differente, le rende più gravi e radicali nel negare all’uomo una qualche possibilità d’azione verso un bene. Infatti tutte le azioni di Edipo, uomo molto attivo e volonteroso, sono orientate verso un buon intento, ma la sua stessa azione si ritorce contro di lui e finisce per provocare un male, opposto ai suoi propositi. In tutto questo inutile e tragico affannarsi, gli dei non intervengono, anzi di divertono con oracoli veritieri ma ingannatori, beffeggiatori (come già trovato nelle Trachinie e come si troverà in futuro nell’Edipo a Colono, cui un oracolo promette gloria solo dopo avergli tolto tutto, alla morte).
Allora davanti a ciò, con la consapevolezza di questa triste e amara verità sulla reale insensatezza della vita, verità che tutti cercavano di nascondere, Edipo decide di farsi ceco, di non voler più vedere le cose per come sono.
Cosa può fare l’uomo allora? Come si può vivere così? L’atteggiamento proposto è quello del figlio e nello stesso tempo marito di Giocasta: essere ἄθεος (àtheos, ateo), cioè colui che vive nel totale disinteresse nei confronti degli dei di cui però non nega l’esistenza (gli oracoli si sono infatti rivelati veritieri).
Questi è evidente nelle tragedie seguenti, l’Elettra e il Filottete, in cui sono tematizzate vicende esclusivamente umane: il tema della divinità è quasi del tutto assente, a eccezione dell’intervento teatralmente necessario di Eracle, indispensabile per poter risolvere la situazione che si era andata a creare nella vicenda del Filottete; intervento che comunque arriva alla fine della tragedia: solo dopo dieci anni di profonda sofferenza da parte del soldato abbandonato.
Solamente nell’ultima parte della sua ultima opera Sofocle recupera una visione positiva, paradossalmente al corso della storia ateniese in cui ha vissuto il tragediografo. Infatti durante gli anni dello splendore di Atene (più propriamente la sua patria è Colono), l’autore sviluppa una visione angosciata del mondo, e mentre Atene è vessata dagli esiti fallimentari della guerra del Peloponneso, Sofocle matura invece la speranza di una visione positiva, nonostante lui stesso fosse deluso da vicende familiari.
Il messaggio principale della sua ultima tragedia è infatti che nonostante tutto il male subito durante la vita, la bellezza con cui si consuma la miracolosa morte di Edipo, supera la somma delle cose negative. Per la prima volta Sofocle esprime l’accenno ad una positività nel rapporto con gli dèi.

2)      Nella tragedia che hai letto (Edipo re, Edipo a Colono, Filottete) indica un aspetto che ti ha interessato al di fuori di quanto spiegato in classe.

Nell’Edipo a Colono mi ha stupita la dolcezza con cui viene descritto il rapporto tra Edipo e le sue due figlie Antigone ed Ismene. Infatti, dopo il loro rapimento da parte di alcuni uomini di Creonte come ricatto per il ritorno di Edipo a Tebe, e dopo che Teseo è riuscito a salvarle e riportarle da lui, il vecchio si dilunga in abbracci e ringraziamenti commossi. Sofocle riesce a descrivere i rapporti umani con una delicatezza rara. L’ho notato anche nel prologo dell’Edipo re, di cui mi ha colpito la premura del re nei confronti del suo popolo, la sofferenza che lui sente ampliata a ciascuno di loro per il morbo pestilenziale. Infatti, in queste due tragedie, i rapporti umani buoni vengono deturpati da avvenimenti preannunciati dagli dei, oppure da un altro uomo, come accade nel Filottete. Infatti in quest’ultima tragedia l’amicizia tra Neottolemo ed il povero soldato abbandonato  è rovinata, come è corrotta la stessa purezza del ragazzo, a causa di Odisseo; l’ingannatore lo convince a perseguire una condotta “machiavellica”.

C’è quindi in Sofocle, evidente nei rapporti umani, un aspetto di decadimento, di deperimento della iniziale purezza e bontà, che ho visto descritto e tematizzato in molti autori della letteratura italiana come Petrarca e Ariosto.