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lunedì 11 luglio 2016

IL PRIMO NOVECENTO LETTERARIO (1900-1919) - introduzione e caratteri generali


TRA MODERNISMI E AVANGUARDIE



INTRODUZIONE (1900-1919, date canoniche)

1903: pubblicazione di due opere che chiudono la fase pienamente ottocentesca della nostra lirica

  1. Canti di Castelvecchio, Giovanni Pascoli → narrativizza l'impressionismo di fondi delle Myricae
  2. Alcyone (terzo libro delle Laudi), Gabriele d'Annunzio → porta a compimento le elaborazioni sul mito moderno fondendo componenti nietzschiane ed esuberanza linguistico-retorica

Come si lavora su questi autori nel Novecento:

  • Depurazione dai resti decadenti-tardosimbolisti
  • Rielaborazione delle novità lessicali e sintattiche, la poetica degli oggetti pascoliana, sensualità della parola dannunziana (magari parodiata)
  • Dell'ultimo d'Annunzio si apprezza non l'eroico ma il frammentismo in prosa lirica del Notturno (1921)
  • L'inizio del secolo è attraversato dal modello d'annunziano



Inizio secolo

  1. Poeti crepuscolari: si rifanno più che a Pascoli a modelli tardorealistici italiani e simbolisti franco-belgi

→ caratteri determinanti: malinconia, consapevolezza della marginalità della poesia nelle società borghesi,

     protesta contro la mercificazione dell'arte (non nella ricerca di una vita sublime come per d'Annunzio)

→ Guido Gozzano: il maggiore autore crepuscolare, sancisce la diversità del modello etico e poetico

                                  crepuscolare = cifra lirica connotata da ironia

  1. Avanguardie: esplosione di movimenti artistici a livello europeo che rompono con le forme tradizionali e di maniera sia attraverso le opere stesse sia attraverso manifesti di poetica (Parigi: centro delle avanguardie)

→ rifiuto dell'arte in quanto istituzione → impiegando elementi industriali/di uso comune per le loro opere

                                                                       → convinzione che le nuove forme si 'sublime' artistico possono essere

                                                                            costituite dal rovesciamento parodico della funzionalità quotidiana

  • Dadaismo (1916-22): Marcel Duchamp, Fontana (1917, è un orinatoio capovolto)
  • Cubismo: rompe in modo definitivo il legame con la prospettiva rinascimentale
  • Dodecafonia: tecnica musicale atonale di Arnold Schonberg, che abbandona la scala armonica
  • Espressionismo: voluta deformazione dei codici espressivi e dei soggetti delle varie arti, sviluppato soprattutto in Germania e nei paesi di lingua tedesca a partire dal 1905
  • Futurismo (lanciato con manifesti provocatori nel 1909): avanguardia aggressiva e tecnologica, si lega spesso ai movimenti politici rivoluzionari come fascismo e comunismo

→ antecedente: poesia visiva, interseca scrittura e grafica  (Guillaume Apollinaire, Calligrammi)

→ diffusione capillare in Italia ma senza risultati di grande valore se non nel versante delle poetiche

  • Vociani: legati alla rivista La Voce (1908-16, diverse sedi), influente indirettamente anche in seguito

Caratteri generali:

  • Prevalenza della lirica nelle sue diverse forme e frammentista piuttosto che quella narrativa
  • Ambito della critica: si afferma il filosofo neoidealista Benedetto Croce (Estetica, 1902) da cui ci furono conseguenze nella valutazione delle opere letterarie:
    • Distinzione tra poesia e non-poesia: critica che distingue le parti in cui l'invenzione fantastica (intuizione) si fa immediatamente espressione linguistico-stilistica e quelle in cui permane il progetto non realizzato, o anche la struttura logico-argomentativa ma non poetica
    • Si considera quindi la lirica e gli ideali classici e tradizionali (incarnati in ultimo da Carducci) superiori alla prosa narrativa e alle tendenze avanguardistiche
    • Giudicò negativamente la Commedia dantesca per l'architettura allegorico-teologica, i Canti leopardiani per i passi filosofico-raziocinanti, tutti gli scrittori contemporanei in modo molto severo
  • Non implica comunque un totale rifiuto al romanzo:

→ prosecuzione di alcuni filoni di fine Ottocento: genere decadente (d'Annunzio, Il fuoco), Antonio Fogazzaro di 

     cui permane l'intreccio tra spiritualismo tormentato e passionalità raffrenata

→ perde terreno il filone verista

→ si impone un'editoria soprattutto milanese, che pubblica testi capaci di raggiungere un vasto pubblico:

Edmondo De Amicis, Cuore → valori nazionali

Guido da Verona, Mimì Bluette fiore del mio giardino (1916) → valori erotico-mondani

→ Pirandello, Il fu Mattia Pascal → raro esempio di prosa narrativa sperimentale, solo casi isolati

                                                          → spartiacque del '900 per la prosa

                                                          → riflette sulla crisi dell'individuo in quanto istituzione anagrafico-borghese

                                                          → riscopre un filone narrativo di tipo umoristico (essenziale per il primo '900)

                                                          → molto criticato da Croce per la sua poetica in genere, quindi rimase per molto

                                                               ai margini del sistema letterario ufficiale

                                                          → noi oggi riconosciamo la sua apertura alla psicanalisi che insieme alla

                                                               sperimentazione narrativa e drammaturgica rendono narrativa e

                                                               drammaturgia esempi di modernismo europeo (Joyce, Eliot, Woolf…)

→ modernismo europeo: sperimentalismo mai fine a se stesso, senza rotture radicali con la tradizione

  • Teatro → vertice della produzione sperimentale nel 1921 con  Sei personaggi in cerca d'autore di Pirandello

→ riflessione metateatrale

→ riscrittura di testi in cui le sue ossessioni (es: rapporto tra energia vitale e le forme in cui la società la

     costringe) vengono allegorizzate e rappresentate scenicamente

→ egli stesso poi per la fama che ricevette scrisse opere manierate → nascita dello stereotipo del pirandellismo

  • Con i primissimi anni Venti: conclusione di una fase variamente sperimentale con frutti tuttavia significativi (Italo Svevo, La coscienza di Zeno) ma non fu più dominante (per esaurimento interno e vincoli imposti dal fascismo)

→ si afferma la volontà di un ritorno all'ordine



Fine di questa stagione: prima guerra mondiale costituisce un limite e un banco di prova per molte avanguardie (soprattutto il futurismo, in favore della guerra e successivamente legato al fascismo)

→ soprattutto i vociani-espressionisti dopo gli iniziali entusiasmi rifiutarono completamente la guerra

→ importantissimo è Ungaretti, Allegria dei naufragi e Il porto sepolto)

  • autobiografiche
  • attenzione alla parola pura, assoluta
  • Disgregazione metrico-sintattica: già di Apollinaire e dei futuristi, ma qui finalizzata alla rappresentazione di una realtà in frantumi

domenica 10 luglio 2016

IL NOVECENTO LETTERARIO ITALIANO - riassunto delle caratteristiche principali e suddivisione in periodi


INTRODUZIONE



  • Evoluzione della letteratura italiana nel Novecento: insiemi con intersezioni più o meno ampie = sovrapposizioni fra movimenti e poetiche (singole e collettive)
  • Sull'evoluzione hanno pesato fattori storico-politici e socioculturali (soprattutto il ventennio fascista, 1922-43, in cui la libera circolazione delle idee è stata impedita o limitata)
    • Forte influenza del dibattito letterario tra intellettuali/politica
    • Massiccia adesione alle ideologie di sinistra (dopo la seconda guerra mondiale)
    • Influenza del filosofo e critico Benedetto Croce: determina la chiusura verso gli altri paesi europei per quanto riguarda la critica accademica
  • Ma sotto il regime fascista rimane vivo l'interesse per il confronto letterario con novità europee grazie a
    • Gruppi riuniti attorno alle riviste fiorentine (Solaria: Eugenio Montale, Carlo Emilio Gadda)
    • Molti giovani che proponevano valutazioni autonome dei nuovi scrittori (Giacomo Debenedetti, Gianfranco Contini) → fenomeno vivace
  • Metodo di analisi: mettere in rilievo le linee dominanti di un periodo senza schiacciare gli elementi di contrasto, da cui  spesso provengono i risultati più alti della nostra narrativa
  • Rapporto fra letteratura italiana nel suo insieme e le tendenze internazionali
    • Fine XIX e soprattutto XX secolo: la formazione dei nostri scrittori avviene spesso grazie a contatti con movimenti e autori attivi altrove
      1. Parigi: nella fase delle avanguardie
      2. Europa
      3. Stati Uniti: nei decenni successivi
    • Scambi avvengono in modalità crescente: interazione fra letteratura italiana Novecentesca ed europea





CARATTERI FONDAMENTALI DEL NOVECENTO LETTERARIO ITALIANO



  1. Interazione fra la lingua nazionale e i dialetti
    • La lingua nazionale è quella che di fatto si è impostata a partire dall'Unità (1861)
    • È una dialettica linguistico-culturale che origina forme di mescolanza e interferenza che in alcuni autori (soprattutto Gadda) arriva ad una forma di espressionismo
    • La scelta della lingua italiana (toscano manzoniano) non è mai stata scontata fino alle generazioni del primo dopoguerra, anzi spesso la difesa dei dialetti implicava un bilinguismo evidente nei poeti del primo Novecento (Giacomo Noventa)
    • Dalla seconda metà del secolo la scelta dei dialetti si configura come difensiva, per diversi motivi:
      1. Per manifestare la nostalgia di una dimensione socioculturale in via di estinzione
      2. Per denunciare la massificazione o la globalizzazione (Pasolini da giovane)
      3. Per tornare agli strati più profondi del linguaggio e dell'inconscio umano (uso del petèl = linguaggio infantile)
    • Nel secondo Novecento: plurilinguismo colto (basato anche sul rapporto con lingue morte)



  1. Divaricazione fra il destino della poesia e quello della narrativa
    • La poesia è dotata di una propria tradizione e di grandi modelli
    • La narrativa appare continuamente rinnovata → Mengaldo parla di costanti "ripartenze"
    • Non è vero che esiste una narrativa italiana di alto valore, ma si estrinseca nel racconto breve o lungo (Pirandello, Tozzi, Moravia…) più che nel grande romanzo, di cui comunque nel XX sec abbiamo:
      1. Svevo, La coscienza di Zeno
      2. Gadda, Cognizione del dolore
      3. Gadda, Quel pasticciaccio brutto de via Merulana
      4. Fenoglio, Partigiano Johnny
      5. Pasolini, Petrolio
    • Il romanzo italiano comunque svolge una funzione diversa da quella che ha avuto nelle altre nazioni europee e Stati Uniti = proporre una ricostruzione della società nel suo insieme attraverso l'identificazione in tratti dominanti e caratteristici della stessa società → perché in Italia:
      1. Storicamente la lirica (e il melodramma nell'Ottocento) ha sempre prevalso in gusti e considerazione
      2. Per la difficoltà a ricostruire fenomeni che fossero di portata nazionale
      3. Per l'utilizzo di una lingua che risultava non immediata e artificiosa
    • Non si può tracciare una linea comune alla narrativa italiana → si può parlare di medie e di eccezioni



Lirica:

  • Tratto distintivo italiano: rifarsi alla tradizione nazionale = coniugare un linguaggio marcato (aulico/antiaulico) con una dimensione di referenzialità, cioè caricando le parole di sovrasensi simbolici/allegorici → linea oggettuale = concretezza + carica etica distingue la poesia italiana (soprattutto dalla poesia francese: passa dal simbolismo al surrealismo astratto e antirealistico)

→ antecedente: Pascoli

→ linea che incarna il modello centrale della poesia italiana del Novecento (Montale, Ossi e Occasioni)

→ modelli privilegiati: Ungaretti, Allegria e Sentimento del tempo

  • Modernismo = categoria storico-letteraria che indica quegli autori che coniugano un rapporto con la tradizione a una volontà sperimentale non distruttiva
  • Anni venti: tendenza antinovecentesca/antinovecentista o linea dello stile semplice = ostile ai caratteri sperimentali tipici del primo Novecento → punto di riferimento: Umberto Saba, Canzoniere (1921)

→ linea rivalutata dalla metà del Novecento e consolidata in modi diversi da autori come:

Sandro Penna

Giorgio Caproni

Attilio Bertolucci

  • Anni Cinquanta: sperimentazione sia nella riflessione sul linguaggio e i suoi limiti (rafforzata dalla novità dello strutturalismo linguistico e psicanalitico) sia nella demistificazione ideologica della cultura

→ anche qui non sono le forme estreme ad ottenere i risultati più duraturi (Futurismo, Gruppo 63)

→ ma elaborazioni attente alla tradizione con rinnovamento ma non scardinamento:

Vittorio Sereni, Gli strumenti umani (1965)

Andrea Zanzotto, La Beltà (1968) → lavora sul linguaggio cogliendone infinite risonanze e non privandolo di comunicatività

  • Sovrapposizioni e intersezioni generano variabili (diffuse a livello mondiale)
    1. Progressiva influenza del cinema (poi della televisione) sulla narrativa scritta: presenza narratore

→ neorealismo dei film di Luchino Visconti, Roberto Rossellini, Vittorio De Sica

  1. Influenza dei testi musicali: prevalere della poesia popolare su quella colta
  2. Legame con il teatro italiano di autori che spesso non sono drammaturghi

→ anni Settanta: prendono il sopravvento attori-autori (Carmelo Bene, Dario Fo)

→ successivamente: esperienze coniugano esperienza teatrale e cinematografica (Mario Matone)

  • Prosa saggistica: per pochi raggiunge risultati ancora maggiori della narrativa (Mario Praz, Roberto Longhi)

→ il saggismo entra a far parte della scrittura di molti nostri autori (Primo Levi, Se questo è un uomo)





LINEE INTERPRETATIVE



Suddivisione della letteratura italiana novecentesca in cinque periodi:

  1. Periodo delle avanguardie e movimenti sperimentali (1903/4-anni Venti)

Spartiacque XIX-XX secolo:

1903 per la poesia → culmine di Pascoli e d'Annunzio, inizio del movimento crepuscolare

1904 per la prosa → Pirandello, Il fu Mattia Pascal

Abbandono delle risonanze decadenti; risalto a inettitudine o volontà rivoluzionaria dell'io

Testi emblematici: Allegria di Ungaretti, Sei personaggi in cerca d'autore Pirandello

Negli anni Venti la spinta propulsiva delle avanguardie (italiane ed europee) diminuisce o si modifica, a volte alleandosi coi nuovi regimi politici (il futurismo si allinea al regime fascista)

  1. Classicismo paradossale (anni Venti): lavoro originale sulla nostra tradizione

Testi emblematici: Canoniere di Saba, Ossi di seppia di Montale

Lirica 'metafisica' / 'oggettuale': tendenza più rilevante nella lirica del Novecento italiano

                                                      → ricollegabile a Baudelaire e Robert Browning, poi anche al modernismo di Eliot

Ermetismo (anni Trenta): versione italiana del tardosimbolismo, a volto fuso con elementi del surrealismo

Ambito narrativo: appelli a un nuovo realismo per difficoltà a raggiungere una misura lunga dovendo puntare su una prosa stilisticamente molto elaborata (prosa d'arte)

→ Gadda (con Cognizione e il Pasticciaccio) supera la difficoltà proponendo plurilinguismo e pluristilismo sulla

→ necessità di indagare gli infiniti aspetti del reale → se il mondo è barocco lo stile per descriverlo è barocco

  1. Rifiuto dell'oscurità ermetica (secondo dopoguerra)

Spinta al racconto delle vicende della guerra visto come un impegno → iniziano nuove forme di ricerca

Forte dibattito sulle nuove forme di realismo in narrativa

→ non capolavori ma opere etico-documentarie (eccetto Il partigiano Johnny di Fenoglio)

Iniziano ad essere rilevanti i fenomeni socioculturali soprattutto l'industria editoriale nelle città più attive (Torino, Milano, Roma) → ambiente favorevole anche per produzione cinematografica e radio-televisiva

  1. Nuova stagione fortemente sperimentale (emblematicamente dal 1963)

Gruppo 63 → le provocazioni più significative non vengono da Edoardo Sanguineti o Umberto Eco, ma da esponenti non completamente allineati su posizioni totalmente distruttive come:

Alberto Arbasino, Fratelli d'Italia

Amelia Rosselli: outsider che nelle sue poesie fa emergere non solo i drammi personali ma anche quelli

                             collettivi della generazione nata nel culmine dei totalitarismi fascisti

Mario Luzi, Nel magma → da qui autori che sintetizzano una formazione variegata e modificata nel tempo

Vittorio Sereni, Gli strumenti umani

Andrea Zanzotto, La Beltà

Anni Settanta: spinte sperimentali tendono a smorzarsi

  1. Epoca postmoderna

Italo Calvino: è il primo a modificare i propri modelli narrativi, acuto interprete delle modificazioni culturali

Umberto Eco, Il nome della rosa → successo mondiale, romanzo che sintetizza le componenti 

                                                                citazionistiche e ipercolte del filone del postmodernismo letterario

                                                           → modello di un'originale concezione del rapporto autore-testo-lettore

venerdì 17 giugno 2016

LE VESTALI - culto di Vesta a Roma


  • Sacerdozio femminile
  • Sono legate alla dea Vesta, che etimologicamente corrisponde a una dea greca: Hestia. Sono esattamente la stessa parola. Inizia con spirito aspro che in latino si trasforma in V. Sono dee che non hanno una grande mitologia ma hanno grande importanza nel rito nel culto.
  • Loro caratteristiche principali
    1. Sono vergini 
    2. Protettrici del focolare domestico e pubblico: per capire il significato del fuoco dobbiamo pensare a società molto primitive in cui centro della casa e dello stato è il fuoco perché il mito greco ci ha molto riflettuto su. Il fuoco rappresenta la condizione civile e civilizzata: permette la cottura della carne.
Nel pensiero greco mangiare la carne cotta è una caratteristica peculiare dell'uomo e in particolare dell'uomo civilizzato, perché nella struttura tassonomica, nell'ordine delle cose, gli animali mangiano la carne cruda e gli uomini quella cotta, dei non mangiano carne.
Mito greco è pieno di esempi di uomini o creature che non mangiano la carne cotta e questo determina la loro inciviltà, come Polifemo. Dice che i ciclopi non hanno paura degli dei anche se figli di dei. Leggi ospitalità greche sono come ius gentium per romani, sono universali. Per questo è definibile un mostro contro cui eroi si battono li sconfiggono per dare inizio a società civilizzata. Fuoco ha molta importanza quindi in questo senso.
Poi esiste anche un senso pratico oltre che simbolico: cibo, riscaldamento, la luce, la comunicazione con gli dei perché è elemento primario del sacrificio (il fumo è mezzo di comunicazione fra dei e uomini). Non dimentichiamo mai aspetti pratici di questi elementi di cui ci occupiamo, bisogna partire sempre dall'aspetto pratico.
  • Vesta: necessità di dare aspetto divino al fuoco: infatti fuoco è legato molteplici divinità non solo a Vesta, ma anche Efesto/Vulcano. Vesta però non è il fuoco di per se come può essere come associato ad Efesto, ma è legata all'aspetto domestico il più civilizzato del fuoco. Efesto può essere fuoco anche negativo.
Fatto che fuoco arda sempre nella casa rappresenta continuità della famiglia, nell'ambito pubblico la continuità della civitas, che significa sia città che comunità.
  • Nella casa la custodia del focolare veniva affidato a una delle figlie. Le vestali svolgono lo stesso ruolo a livello pubblico che le ragazze giovani non sposate svolgono nella casa.
  • La sede del fuoco pubblico è il tempio di Vesta.
    • tempio circolare: è legato a un motivo funzionale: riproduceva la forma del focolare.
    • Nel foro romano si vede attaccato al tempio di vesta la casa delle vestali: edificio a due piani con statue che raffiguravano le vestali le guide del collegio delle vestali
  • Il collegio era guidato da una sacerdotessa capo
  • Questo incarico conferiva alle sacerdotesse un grande prestigio.
  • Differisce dalla regola generale di cui abbiamo parlato, ovvero sacerdozi temporanei: dura 30 anni, si viene cooptate per entrare nel collegio tra sei e 10 anni, molto preso.
  • Hanno obblighi molto pressanti durante il periodo di sacerdozio: anche questo le distingue dagli altri sacerdozi
Mantenimento di una assoluta castità: perché indica integrità assoluta del focolare, centro della civitas.
Se le vestali saranno inviolate allora inviolabile anche la cotta e comunità. Stesso discorso Atena per mondo greco, dea vergine, inviolabile, le città protette da Atena sono inviolabili come Atena.
Alla fine 30 anni ricevono una dote da parte dello stato e potevano sposarsi ma di solito non lo facevano perché godevano di grandissimo prestigio.
Chi viola questo obbligo viene punita severamente: vengono chiuse in una sorta di cella e sepolte vive. La severità nei confronti delle vestali che commettono questo crimine, ci sono state ma non tantissime e gli autori lo hanno documentato. La punizione varia a seconda dei momenti: momenti di pace civica in cui non c'è stata severa punizione, o momenti di crisi in cui si vuole ristabilire ad una tradizione ci si vuole rifare al mos maiorum, uso degli antenati.
  1. In epoche come questa in cui c'è ritorno alle tradizioni c'è anche severità nei confronti delle vestali.
Sotto Domiziano 81-96 d.C. ci furono molti processi alle vestali e punizioni severissime sia per la vestale sia per amante della vestale. Era un'epoca in cui si voleva ristabilire una tradizione, più o meno contemporaneo di Domiziano è lo storico Tacito, che ha scritto un'operetta sulla Germania in cui dà un quadro molto idealizzato di questi barbari germanici, descritti come nemici molto temibili perché sono ancora non corrotti dal lusso legato alla civiltà. Esalta in particolare come modelli di virtù le donne dei Germani, ma le esalta in termini come donne dei primi tempi della storia di Roma. Non era un etnografo, non è andato in Germania a conoscere usi e costumi, ha consultato fonti letterarie, lo considera un modello idealizzato di virtù. Tacito ha lo scopo di avvertire i romani sulla pericolosità dei nemici, molto più virtuosi perché non corrotti. Donne che descrive hanno un solo marito, stanno sempre in casa (donna domiseda, donna che ha sede nella casa), sono caste, hanno pudore, allevano da sole in figli, non esiste nessun controllo dei figli, fanno molti figli e venerazione nei confronti delle donne adulte.
  1. Altro momento sono i momenti di crisi per la società soprattutto momento della II guerra punica. Nel 216 a.C. i romani vengono clamorosamente sconfitti a Canne, città della Puglia da Annibale. Sconfitta clamorosa, muoiono entrambi i consoli e molti soldati romani sembra che Annibale possa avanzare fino a Roma. Uno dei momenti storici determinanti c'è timore che Annibale arrivi e occupi la città si cerca un capro espiatorio. La mentalità religiosa romana dice che eventi di questo tipo sono rottura della pax deorum = accordo dei e uomini intesi sempre come comunità, viene mantenuta finché entrambe le parti assolvano i propri doveri, il colpevole di questa rottura è sempre un uomo che ha commesso qualcosa di sbagliato, la ricerca della colpa è sempre stata ammessa come prima ipotesi nella procedura del rito. In questa occasione drammatica si viene a scoprire che due vestali hanno violato il divieto di castità: si procede a punizione severissima nei loro confronti, lo dice Tito Livio. Una delle due viene punita con sepoltura viva, l'altra si suicida per la pressione subita. L'amante di una delle due punito nel modo rituale per il colpevole viene bastonato fino alla morte dai pontefici. C'è innanzitutto questa espiazione secondo il rito. Tutti questi gesti terribili sono leciti perché sono approvati e anzi stabiliti dal rito. Non basta, si procede a una serie di riti di espiazione: la sconfitta a Canne viene considerato un prodigio, segno mandato dagli dei non chiesto da uomini, in questo diverso da auspicio che invece viene chiesto. I prodigi vanno espiati perché segnano rottura pax deorum.

Espiazione con procedimento
  1. Si consultano i libri sibillini sono una raccolta di oracoli provenienti dall'ambito della sibilla cubana.
Hanno storia mitica: acquistati da Tarquinio Prisco o Superbo da una vecchietta che vuole venderli a re a prezzo esorbitante allora re rifiuta, allora ne brucia tre e propone stesso prezzo, rifiuta, brucia altri tre e rifiuta alla fine accetta.
La divinazione nel mondo romano è la lettura dei segni non invasamento. Volo uccelli, lettura interiora degli animali sacrificati, non c'è idea di leggere il futuro, gli auspici riguarda solo l'immediato presente. Auspici si prendono per un immediato futuro, fondazione città, svolgere una guerra, seduta del senato. Mia lettura futuro in generale mentre sibillina è divinazione apollinea futuro in generale e legate allo stato del trans, invasamento dal dio, erano un medium. Questo tipo di divinazione non la approvano ne amano. Sono un elemento estraneo che esiste nella religione romana però hanno questa grande antichità quindi grande prestigio e si ricorre ai libri sibillini. Casi molto particolari. Sono estrema ratio.
  1. Vengono consultati da sacerdoti appositi che hanno questa funzione, hanno procedimento complicato: si prendono parti di versi uniti in un verso unico per formula finale che prescrive riti da compiere. Quindi non si tratta ancora di profezia ma prescrizione rituale.
  2. Quello che viene fuori dalla lettura riti sibillini viene prescritto un sacrificio; nel caso della sconfitta di Canne viene prescritto un sacrificio umano viene praticato nel foro boario, sacrificare una coppia di galli e una coppia di greci. Tito dice che è un rito per niente romano, assolutamente non romano. Si tratta di un esempio di rito eccezionale  è l'unico esempio di sacrificio umano esistente nella religione romana. Venivano accusati di praticare questi sacrifici cartaginesi e fenici, era una pratica barbara. Una coppia di galli e di greci perché si tratta dei nemici storici, popoli stranieri sacrificati per sopravvivenza del popolo romano. La punizione terribile delle vestali perché la colpa potrebbe essere stata la loro, poi sacrificio umano
  3. Ultima pratica viene consultato Apollo delfico. In tutto il mondo mediterraneo compresa anche Roma Apollo di Delfi era punto di riferimento fondamentale. Viene mandato Fabio Pittore che prescrive dei sacrifici da compiere. Vestali erano capro espiatorio.

  • Godevano di molti privilegi: erano donne eccezionali, perché
    1. Non erano sotto la tutela legale del pater familias. Cosa eccezionale perché sappiamo che pater familias soprattutto età repubblicana aveva teoricamente potere diritto di vita o di morte poi nella pratica non succedeva ma aveva un potere assoluto nella famiglia.
    2. Non erano sotto tutela neanche del pontefice massimo che era capo del collegio.
    3. Privilegi pratici: essere figure di grande prestigio
      1. uniche autorizzate ad attraversare centro di Roma che era pedonale sul carpentum (carrozza a due ruote), che denotava il prestigio delle vestali.
      2. potevano farsi precedere da un littore, che era guardia del corpo che spostava la folla quando camminavano, ed era prerogativa dei magistrati.
      3. Poi avevano in riconoscimento di immagine pubblica perché negli spettacoli pubblici sedevano nei posti d'onore, prime file per personaggi più importanti, e questo rimane anche in età augustea e poi imperiale.
È un sacerdozio molto molto importante per il significato che ha e sacerdozio molto impegnativo. Camillo per questo pone vestali come punto di riferimento per Roma.

Puntualizzazioni:
  1. Le vestali sono considerate insieme al tempio simbolo dell'esistenza e della sopravvivenza di Roma
  2. La loro importanza confermata dalla presenza di questo culto nel mito più antico, cioè madre di Romolo e Remo era una vestale (Rea Silva).
Mito narrato da Tito Livio: lei era stata costretta a diventare la vestale, siamo in una fase in cui Roma non esiste, la città in cui si svolgono vicende è Alba Longa, fondata da Iulo, figlio di Enea. Siamo in una fase molto antica. Rea Silva è figlia di Amulio, fratello di Numitore. I due fratelli invece di dividersi il potere se lo contendono: Numitore scaccia il fratello e non vuole far rivendicare trono quindi unica figlia che Amulio ha la costringe a farsi vestale mettendo il pretesto di fare un grande onore a lei e al padre perché era sacerdozio con grande carica onorifica per una donna e per la sua famiglia. Lei è una sacerdotessa quindi ha obbligo della castità però si innamora di lei un dio, Marte. Ha un rapporto con lei (poi le fonti si dividono se è violenza subita o anche lei si innamora). La cosa veramente importante per il mito non è questo, perché lei è figura strumentale del mito, il punto è che da questo rapporto nascono i due gemelli Romolo e Remo. Nelle origini del mito di Roma ci sono quindi le vestali, questo culto precede addirittura la fondazione di Roma.
Divinità fondamentali per Roma: Marte, Vesta, Venere. Discorso della discendenza da Iulo Ascanio viene sfruttata dal punto di vista ideologico politico dalla gens Iulia che si dice discendente da Iulo.
  1. Le vestali sono donne eccezionali., perché la donna romana normalmente ha come obiettivo il matrimonio. Non possiamo dire che i romani basi società sulla castità delle donne, le vestali sono un'eccezione, svolgono un servizio per la comunità e devono essere l'eccezione perché sia confermata la norma. La stessa cosa si vede in Grecia nel culto in cui sacerdotessa Pizia gli viene richiesto di non sposarsi mai perché intesa come sposa di Apollo, quindi non può essere sposa di nessun altro. La castità delle vestali per il focolare. Castità intesa come non matrimonio è eccezione.
Invece la castità intesa come comportamento rispettoso verso le donne sposate è un cardine del mos maiorum, soprattutto della città antica e repubblicana: le donne ideali secondo Tacito sono quelle che hanno un solo marito per tutta vita, solo esse non sono corrotte dal punto di vista del comportamento.
Le vestali poi preferivano non sposarsi così da non essere sottomesse al marito: preferivano essere indipendenti dalla tutela giuridica di un uomo, cosa importante soprattutto per età repubblicana, mentre in età imperiale donna che ha avuto più di tre figli diventa indipendente legalmente quindi tutt'e più libere.

Ode di Orazio: ode III 30, vv. 6-9

Non omnis moriar multaque pars mei
uitabit Libitinam; usque ego postera
crescam laude recens, dum Capitolium
scandet cum tacita uirgine pontifex.

È evidente quanto sia orgoglioso di sé, mostrandosi come il primo che ha portato a Roma le forme della poesia greca dice che la poesia è più importante dei monumenti di bronzo e qui dice che grazie alla sua poesia non morirà del tutto. Molta parte di me eviterà Libitina, dea dei morti. Io sopravvivrò fino a quando però il pontefice salirà al Campodoglio con la vergine vestale silenziosa.
La cosa veramente interessante è che Orazio è nell'età contemporanea di Augusto: l'epoca aurea in letteratura, ci dà una visione emica di cosa pensavano i romani dell'epoca di Roma: identità e sopravvivenza di Roma indentificata con questo tipo di rito. Non allude a un rito particolare ma a questa immagine. Il Campidoglio dove si trova tempio di Giove capitolino e pontefice massimo e la vestale. Questi sono i segni che indicano per un romano la sopravvivenza di Roma e la sopravvivenza del mondo civile. Conferma. Finché ci sarà tutto ciò ci sarà chi potrà apprezzare mia poesia. Proietta in un futuro indeterminato

sabato 7 maggio 2016

RECENSIONE: PROMETEO INCATENATO - The Human Passion - Teatro Litta, Milano, marzo 2016


Gaudio Miriam                                                                                                                                               



PROMETEO INCATENATO - RECENSIONE





«Ho voluto fare qualcosa che non centrasse più con l’antichità, ma ho preso gli spunti più interessanti dalla tragedia per trasportarla ai giorni nostri e soprattutto su un piano universale».



Sono queste le parole con cui il regista Pasquale Marazzo ha presentato a una classe di studenti il suo spettacolo Prometeo incatenato – The human passion, adattamento di una tragedia di Eschilo sulla scena del Teatro Litta di Milano dal 10 al 20 marzo 2016.

La sua intenzione di universalizzare i temi dell’opera è evidente fin dal sottotitolo, oltretutto in inglese (oggi è la lingua franca in tutto il mondo), e da alcune scelte registiche, ad esempio la semplicità dei costumi: neri  e impreziositi di pochi brillanti, che certo non vogliono richiamare le antiche tuniche, ma piuttosto conferiscono una omogeneità spersonalizzata.

Tale si caratterizza anche la scenografia che non presenta nessuna rupe e nessuna catena come invece aveva previsto Eschilo, infatti questo nuovo Prometeo sembra essere avvinto da lacci interiori più che da catene materiali; la scena infatti è dominata da fitte semplici aste di legno chiaro e spoglio, che contrasta con il nero degli abiti. Molte sono le immagini a cui rimanda: dal bosco fino a delle cattedrali, ed il loro essere così dritte e verticali, e molto più alte dei personaggi, dà l’idea di venire dal cielo nella loro rigidezza e glacialità, come se impersonassero il comando indiscutibile di Zeus che piomba sulla terra, irremovibile, senza dare scampo agli uomini. Infatti la scenografia è saldata al suolo, cosa che in realtà ha fossilizzato lo spazio teatrale rendendolo già dopo la prima mezz’ora scontato e noioso, sensazioni che però vengono rotte quando questa struttura interagisce con i personaggi talvolta imprigionandoli, e costringendoli a farsi spazio tra le aste per parlare a Prometeo. Interessante poi è stato anche l’uso di sbattere le aste provocando un suono molto secco che poteva alludere ai colpi inesorabili del destino sull’innocente Prometeo, che li percepiva anche nel suo stesso fisico, che ritmicamente veniva scosso come da una martellante emicrania. Ma questi due elementi di variazione, nel momento in cui sono stati ripetuti più volte diventano essi stessi fonte di noia e distrazione da parte dello spettatore.



Dunque se nella tragedia antica non c’era neanche un personaggio umano (Prometeo è un Titano, Kratos e Bia sono la personificazione di due concetti astratti, “Potere” e “Violenza”, mentre Efesto, Oceano, Ermes e il coro di Oceanine sono divinità, infine Io è una fanciulla tramutata in giovenca), nella rappresentazione di Marazzo non c’era neanche un personaggio divino: Prometeo, recitato da Riccardo Buffonini, è il prototipo dell’uomo che nella giovinezza scopre di essere assoggettato da un potere più forte di lui e a cui tenta di ribellarsi; Kratos, alias Pietro Pignatelli, che assume in sé anche la figura di Bia, tra l’altro unico personaggio di cui è stato conservato il nome greco originale per ragioni non chiare, è semplicemente un sadico portavoce di Zeus; Efesto e Oceano, entrambi recitati da Michele Radice, sono due tipologie di fragilità umana: il primo è l’uomo costretto ad assecondare il potere contro la sua volontà per poter salvare la pelle, mentre il viscido personaggio che porta il nome del dio del mare è l’uomo strisciante, che asseconda il potere volontariamente, e per trarre un proprio guadagno sfrutta le circostanze e i dolori altrui, come dimostra l’evidente richiamo omosessuale e la stessa voce stridula e fastidiosamente acuta con cui è stato caratterizzato il personaggio, che infine però è risultato forse involontariamente ridicolo, soprattutto per l’andatura che probabilmente voleva richiamare il fatto di avere delle pinne al posto dei piedi. Ermes invece è stato un personaggio ambiguo, sempre personificato da Michele, perché è stato presentato con richiami alla visione greca del personaggio: in quanto messaggero degli dei correva come un forsennato continuando a uscire di scena prima da una parte poi dall’altra mentre Prometeo gli stava parlando, (anche qui qualche risolino poteva scappare), e il suo costume scenico assomigliava ad un pannolone dorato.

 Lungo sarebbe da fare il discorso che riguarda il coro delle Oceanine, che invece è stato infranto e affidato alla voce di personaggi diversi, prima personificato in un’unica figura indistinta recitata da Desireé Giorgetti, poi distribuito in diverse voci che potevano essere o lo stesso attore di Kratos o quello di Efesto, creando così una grande confusione di ruoli, e di significato, perché metteva sulla bocca di due personaggi che per tutta la prima scena hanno aggredito violentemente Prometeo (per ben 10 minuti nello stesso modo! Certo non un inizio tale da attirare l’attenzione) parole di un coro che è sostanzialmente solidale al ragazzo qui presentato come totalmente innocente (che invece nella tragedia eschilea si rivela non esserlo del tutto). Manca infine Io, la stessa Desireé, un personaggio in tutto parallelo a Prometeo, ma nella sua essenza femminile: una ragazza totalmente violentata da questo potere che opprime entrambi, ma che non ha la forza necessaria per contrastarlo. La sua fragilità è stata notevolmente sottolineata dalla scelta di far spogliare completamente in scena l’attrice, una scelta molto forte che però a mio parere era al servizio di un significato, oltre al fatto di essere stato efficace per aver distinto nettamente il personaggio del coro da quello di Io. Ma questa volontà non è stata colta da tutti: molti spettatori infatti, soprattutto tra i più anziani, hanno reagito negativamente a questa scena; in effetti alla fine è risultata una scelta troppo forte per la condotta tutto sommato piatta dello spettacolo, tanto da attirare l’attenzione solo sul corpo dell’attrice e non seguire più la narrazione perdendo così tasselli importanti.



Come costante dell’intero spettacolo si può mettere a fuoco un eccessivo uso del corpo. Una grande eccezione a questo aspetto più generale è il monologo di Prometeo in cui Io partecipa del suo dolore partecipando dello stesso corpo del ragazzo: lui che si colpisce da solo e lei che tenta di frenare questa autodistruzione, le loro braccia si fondono in un unico movimento costituito de movimenti opposti creando qualcosa di sublime.



Meno emozionanti sono stati i rapporti che intercorrevano tra gli altri personaggi, anch’essi monotoni come il tono di voce sempre urlato degli attori, come la luce bianca e omogenea che illuminava ogni scena, variando talvolta e illuminando il pubblico ma senza motivare questo fatto con qualche elemento recitativo o drammaturgico. Anche la musica era spersonalizzata, ed intercorreva quasi per tappare dei buchi della recitazione, e non giocava con l’attore. Il pubblico non si è sentito chiamato mai in causa direttamente, è stato semplice e comodo spettatore per tutta la durata dello spettacolo, fatta eccezione per il finale, in cui è stata infranta la quarta parete con un'apostrofe di Prometeo che ci ammoniva dal considerare i nostri politici come degli dei, paragonandoli a quello Zeus dispotico che lo ha fatto tanto soffrire ingiustamente. E lo dice proprio a noi italiani: un popolo rinomato per stimare la sua classe dirigente!



Questo effetto di discrepanza tra testo, che tutto sommato non presenta gravi scarti, e la realizzazione visiva ha provocato una grande confusione nello spettatore; un vero peccato non aver trovato i giusti mezzi espressivi, data la brillante idea cardine di una visione più astratta e universalmente condivisibile.