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giovedì 10 ottobre 2013

CANZONE DI BACCO E ARIANNA - Lorenzo il Magnifico

LORENZO IL MAGNIFICO
CANZONE DI BACCO

Quant'è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Quest'è Bacco e Arianna,
belli, e l'un dell'altro ardenti:
perchè 'l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or, da Bacco riscaldati,
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Queste ninfe anche hanno caro
da lor essere ingannate:
non può fare a Amor riparo
se non gente rozze e ingrate:
ora, insieme mescolate,
suonon, canton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Questa soma, che vien drieto
sopra l'asino, è Sileno:
così vecchio, è ebbro e lieto,
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Mida vien drieto a costoro:
ciò che tocca, oro diventa.
E che gioia aver tesoro,
s'altri poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi siàn, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi;
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò c'ha esser, convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

STRUTTURA

-          Imitazione da ape (in riferimento alle tipologie d’imitazione presentate da Angelo Poliziano)
-          È una ballata classica figlia di quelle cavalcantiane » in continuità con tradizione toscana
-          Linguaggio che si alterna tra aulico con contenuti classici ridotti e medio con argomento campagnolo
-          Ritmo cantabile degli ottonari dà la sensazione della leggerezza che si esprime nel contenuto
-          La riduzione metrica corrisponde ad una riduzione del giudizio umano e del contenuto dei miti

CONTENUTI
-          È una processione che ricalca in maniera comica e diversa i trionfi romani
-          Vengono ripresi molti personaggi mitologici, che dà alla poesia una parvenza dotta in realtà studiata perché si fa riferimento ad Ovidio (le Metamorfosi) e a due temi di Orazio trasfigurati
-          Tema 1 = non è lecito che l’uomo sappia cosa gli dei hanno scelto per lui
-          Tema 2 = carpe diem, visto nel suo aspetto ridotto, cioè quello di godere la vita finché non sopraggiunga la morte
-          Interpretazione ridotta dell’epicureismo, che indicava come via per arrivare alla perfezione umana l’atarassia e l’aponia attraverso la soddisfazione unicamente dei piaceri naturali e necessari, mentre qui si esalta la perdizione nei piaceri non naturali e non necessari, o naturali e non necessari
-          Emerge che l’ideale dell’etica umana sia di raggiungere la felicità nel godimento di tutti i piaceri istintivi dell’animo umano e nella dimenticanza, nell’oblio delle preoccupazioni e turbamenti
-          L’amore ed il desiderio dell’uomo sono ridotti al piacere momentaneo ed effimero
-          Solamente la strofa di Mida lascia emergere una domanda, una nota più profonda tra tanta superficialità, che però non viene poi ripresa, come se venisse già dimenticata per far festa
» viene messo nella canzone perché è tradizione che ci sia nei cortei di Bacco

» il testo è un invito a dimenticare la sete che emerge irrimediabilmente nel cuore dell’uomo

mercoledì 2 ottobre 2013

SANTA MARIA FORIS PORTAS - analisi degli affreschi

SANTA MARIA FORIS PORTAS
LUOGO E DATAZIONE

-    Luogo » il territorio presenta insediamenti già dall’epoca romana
» si chiama così perché è situata su di un’altura all’esterno della cinta muraria di
   Castelseprio, e per la posizione extraurbana era difesa da un fossato
» unico edificio sopravvissuto all’abbandono e distruzione della città, perché a lungo usato come
   luogo di culto » in seguito il cardinale Shuster chiederà che non venga più usata per il culto
-    Datazione » questione di lungo dibattito per gli storici, aperta già dal 1900, alla scoperta dell’edificio
» i dipinti sono sicuramente anteriori al 948, grazie ad un’iscrizione graffita su di essi che cita
   Arderico, l’arcivescovo di Milano fino a quella data
» sappiamo che il Maestro di Castelseprio mostra una formazione costantinopolitana
» 1° ipotesi » datazione alta: tra il VII ed l’ VIII secolo d.C. (età di Giustiniano)
                   » momento anteriore all’iconoclastia = movimento che rinnega l’adorazione di Dio
                      attraverso le immagini sacre, che rischiano di essere idolatrate al posto di Dio
                   » le officine di palazzo praticavano uno stile antichizzante
» 2° ipotesi » datazione bassa: fine del IX ed inizi del X secolo d.C.
                   » in corrispondenza della rinascenza (= rinascita artistica-culturale) macedone
                   » la cultura è pervasa da un fervore classicista
» le prime due ipotesi non spiegano però la presenza di elementi iconografici occidentali
   riscontrabili nella tradizione carolingia (es: modo di rappresentare il nimbo cruciforme,
   particolari delle vesti degli angeli)
» 3° ipotesi » datazione definitiva: tra VIII e IX secolo d.C.
                   » confronto con il ciclo lombardo con il mosaico absidale della chiesa di Santa
                      Sofia di Costantinopoli (787-815), durante una tregua delle lotte iconoclastiche

STRUTTURA
-    Struttura basilicare » breve navata con un’unica aula
» ha la forma di una croce greca (indizio che l’ideatore ha una cultura orientale)
   trilobata (con due absidi laterali grandi come quella centrale) » come un trifoglio
» mostra come uno sviluppo della basilica romana in ambito orientale, infatti
   l’influenza greca sta nella distorsione della pianta romana che vuole absidi laterali
   piccole, qui i bracci sono della stessa ampiezza » frequente nella zona prealpina
» presenta un nartece (porticato d’ingresso, atrio » come la chiesa di Sant’Ambrogio)
» originariamente c’erano tante aperture nel nartece ad archi a tutto sesto, che poi
   vennero murate; solo successivamente viene aperto un arco come quelli laterali
-    Finestre » ogni abside ha finestre a sesto acuto
                 » originariamente erano a tutto sesto (180°)
-    Contrafforti » aiutano a scaricare correttamente il peso della parete muraria
                       » non sono del periodo tardo-antico ma dell’Alto medioevo
-    Materiale » mattone ed intonaco decorato
                   » materiale in loco » tendenza propria del romanico
                   » marmo nell’intarsio del pavimento (= alle basiliche milanesi) » aspetto sontuoso della chiesa

AFFRESCHI

-    Sono situati sulle pareti dell’abside principale, è uno dei più importanti affreschi dell’Alto Medioevo
   » viene scialbato nel Quattrocento e riscoperto in questo secolo
   » non si ha il nome dell’artista perche era solito lasciarsi anonimi
   » l’arte nel Medioevo aveva come scopo glorificare Dio, non se stessi
   » l’artista era di origini persiane-palestinesi
-    Punto di vista compositivo e stilistico
» qualità eccezionalmente alta, tanto che anche sotto questo aspetto costituiscono un unicum in Europa
» scelta dei soggetti esprime un concetto teologico = la doppia natura di Cristo (sia carne sia spirito)
» la natura di Cristo e la sua missione sono espressi attraverso elementi simbolici
» la massa enorme delle figure è un chiaro richiamo alla carnalità, in riferimento alla battaglia contro
   l’arianesimo, che negava l’incarnazione di Cristo in un corpo umano
» vengono usati pochi toni di colore, al massimo sei, come era solito anche nelle miniature
» il volume delle figure è dato dalle lumeggiature e dalla linea nervosa di contorno (tecnica per miniature)
» gli affreschi sono una prova della sopravvivenza del naturalismo ellenico
-    Contenuto » narrazione dell’infanzia di Gesù
                     » registro superiore (da destra a sinistra): l’Annunciazione, la Visitazione, la Prova delle
                        acque amare, il Sogno di Giuseppe, l’Andata a Betlemme
                     » registro inferiore (da sinistra a destra): l’Adorazione dei Magi, la Natività con l’Annuncio ai pastori, la Presentazione al tempio e tre scene perdute per il tempo ed il trattamento subito
                     » sulla controfacciata dell’arco trionfale due angeli in volo con in mano lo scettro  ed il globo
                        adorano l’Etimasia (= trono su cui poggiano croce e corona, simboli della regalità di Dio)
                     » sopra le finestre ci sono tre tondi, è integro quello centrale con l’icona di Cristo benedicente
                     » le scene narrative non sono disposte secondo un filo cronologico » libertà narrativa
                     » le immagini sono concepite come un rotolo miniatico
-    Struttura » si svolge su due registri i quadri separati da bande sottili
                  » sotto i registri, delimitati in basso da una banda decorativa a ghirlande, corre uno zoccolo
                     decorato a finte nicchie chiuse da velari, da cui spuntano uccellini
                  » nel vano centrale, privo di tenda, è collocato un trono con sopra un libro chiuso
-    Fonti dottrinali » sia vangeli canonici che vangeli apocrifi (= gruppo di testi di carattere religioso che si
                               riferiscono alla figura di Gesù e che, nel tempo, vennero esclusi dal canone della Bibbia)
                            » il protovangelo di Giacomo e il vangelo dello Pseudo Matteo soprattutto
                            » sono usati per illustrare con estrema completezza il dogma dell’incarnazione, verità
                               rifiutata dagli ariani (presenti in quel luogo ed in quel momento storico = inizio del IX)
                            » la chiesa si ripropone come diffusore del cristianesimo, fonte di educazione alla verità
                            » la chiesa aveva la funzione di una cappella palatina del conte Giovanni del Seprio,   
                               figlio del conte di Milano Leone
                            » era visitata principalmente dall’elite militare e del conte Giovanni » perché c’è questa
                               cura per combattere l’arianesimo? » per convincere i potenti del cristianesimo, perché
                               la vittoria contro gli ariani si poteva raggiungere a partire dalla conversione da chi
                               guida = nobiltà guerriera (committente era anche ponte tra il re franco e Bisanzio)
-    Fonti artistiche » lezionari ed evangelari bizantini miniati in epoca posticonoclastica, dove si trova
  un’illustrazione completa dell’infanzia di Gesù + chiesa di Santa Maria Antiqua
» solo nel Codice di Giosuè e nell’evangelario di Utrech (VIII-IX sec) presentano la
   stessa naturalezza, la stessa massa delle figure, lo stesso realismo
-    Annunciazione » Maria è al centro della scena e presenta un’aureola particolare, con tre linee di contorno
» il triplice colore (giallo, azzurro, rosso) ricorda il Cristo pantocratore seduto   
   raffigurato nell’abside, circondato molto spesso da una forma a mandorla
» l’angelo ha un’aureola differente, di colore azzurro chiaro (richiamo al cielo)
» l’angelo porta l’asta che lo caratterizza in quanto messaggero, e sembra quasi planare
   sulla donna » figura in movimento e non statica (mai trovato a quell’altezza di tempo)
» influenza ellenistica si vede nel movimento, nella naturalezza dei gesti
» davanti a lei sta una brocca, che attesta la fonte dottrinale dei vangeli apocrifi, in cui si
   narra che Maria, spaventata da un rumore, sia uscita a prendere l’acqua, pio rientrata
» nei vangeli apocrifi si racconta che Maria era una delle sette vergini del tempio ebreo,
   in cui venivano mandate delle ragazze fino alla pubertà. Una volta raggiunta
  l’adolescenza, non potevano più risiedere nel tempio e venivano mandate in custodia ad
   altri. Maria viene mandata da Giuseppe, che era di molto più vecchio di lei: non era il
   suo futuro sposo come narrano i vangeli canonici, ma un vedovo con figli. Prima non
   la vuole ricevere, ma viene convinto dal sacerdote, che gli intima una sciagura qualora
   non avesse seguito il volere di Dio. Un giorno il sacerdote richiamò le sette vergini
   dando loro il compito di filare ciascuna un telo di colori diversi per l’arca dell’alleanza
» Maria ha in mano una croce ed un fuso » sta filando un telo di colore porpora (da
   notare il cesto con i gomitoli) » rappresentazione assolutamente insolita ed unica
» fuso » segno di regalità, simbolo di Cristo re dei giudei (porpora è il colore dei re)
» croce » simbolo di Cristo come salvatore
» le dita dell’angelo indicano che è in corso l’annuncio a Maria » nel Medioevo le dita, a
   seconda della loro posizione, indicano una tipologia di discorso (mani parlanti)
» Maria ha un’espressione stupita, come se non credesse a ciò che le viene annunciato
» si vuole enfatizzare la verità del fatto immedesimandosi in chi non aveva fede
» c’è un’ancella spettatrice, che si meraviglia e spaventa (presente nella narrazione dei
   vangeli apocrifi), ulteriore prova che l’annunciazione è un fatto vero

-    Visitazione » di primo acchito sembra il consueto abbraccio tra le due donne, molto legate
» osservando bene, si nota la mano sinistra di Elisabetta che tasta il ventre di Maria da sotto
» questo fatto anomalo per la concezione di pudore dell’epoca attesta ancora una volta la
   veridicità dell’incarnazione di Cristo nel ventre di una donna umana
» richiamo atipico all’incredulità di Maria per far immedesimare lo spettatore

    Prova delle acque amare
» i vangeli apocrifi raccontano che il sacerdote che aveva allevato Maria nella sua infanzia, una volta
   scoperto che è in incita, sospetta del rapporto con Giuseppe e sottopone entrambi ad un’ordaria, che era
   in epoca carolingia il metodo per stabilire l’innocenza o l’empietà di un sospettato attraverso il
   superamento di una prova, difficile a tal punto che il suo fallimento portava alla morte. Qui il sacerdote
   fa bere a Giuseppe e poi a Maria acqua mista a polvere del tempio. Loro rimangono vivi, prova della
   loro purezza garantita dal volere divino » prova ancora della verità del fatto, non è un peccato
» si può riconoscere il sacerdote dal laccio che reca in testa, su cui c’è un piccolo libro, l’Athorà
» la scelta dell’episodio del protovangelo è per dimostrare l’inconcepibile: una vergine che concepisce


-    Sogno di Giuseppe
» un angelo va a visitare Giuseppe, annunciandogli che Maria ha concepito per Spirito Santo
» l’angelo è raffigurato in pieno movimento (assomiglia ad una nike alata dell’ellenismo greco)
» da notare le due dita alzate dell’angelo che indicano un discorso in corso
» Giuseppe è una massa solida, e nello stesso tempo in una posa naturale



-    Viaggio a Betlemme
» rappresentazione del viaggio verso Betlemme per registrarsi dall’anagrafe
» a sinistra c’è Giuseppe (visibilmente anziano, come raccontano nel protovangelo di Giovanni)
» nel centro c’è la Madonna, in groppa ad un asino trainato da uno dei figli di Giuseppe
» è riconoscibile per la muscolatura giovanile della gamba, l’unica conservata dal tempo
» la mano di Giuseppe indica un dialogo tra lui e Maria, e la particolare apertura delle dita si riferisce al
   fatto che i vangeli raccontano che hanno parlato per due volte
» Giuseppe l’ha interpellata per farsi spiegare due opposti comportamenti della donna, che sono
   conseguenza di due visioni che ha avuto: prima triste (vedendo coloro che non crederanno a suo figlio),
   poi felice (vedendo coloro che crederanno alla venuta del figlio di Dio e ne accoglieranno il messaggio)
» di particolare rilevanza e anomalia è il paesaggio, uno dei primi ad essere definito, schematico
» edifici dipinti con precisione architettonica » segno della cultura sia aulica che orientale dell’artista da
   una parte per la spazialità, dall’altra per la corporalità (un esempio unico a questa altezza)


-    Natività e annuncio ai pastori
» al centro della scena c’è Maria, distesa su di un materasso (scena che si riprenderà nel Medioevo)
» viene ripresa e ripresentata la nascita di Achille, di un mosaico del VII –VIII secolo di una casa privata
   a Bisanzio (segno dell’evidente provenienza orientale dell’artista), affiancata per la posizione del
   braccio sinistro che fa leva sul materasso, e della mano destra appoggiata sul ventre » naturalezza gesti
» intorno alla figura centrale ci sono diverse scene riguardanti la natività (ancelle, levatrici…)
» Salomè = donna alla sinistra del materasso che si sostiene il braccio destro con la mano sinistra
» i vangeli apocrifi raccontano che la levatrice che aiutò Maria a partorire, mentre, uscita, stava
   attingendo dell’acqua al pozzo, incontra Salomè, una seconda levatrice, che non crede alla nascita di
   Dio in una donna mortale. Anche davanti a Maria vuole toccare con mano, che per la sua infedeltà gli
   si paralizza perdendo l’uso del braccio destro » parallelismo con Tommaso del vangelo canonico
» accanto alla punizione per chi non crede però c’è la misericordia di Dio, che le fa riacquistare l’uso del
   braccio mentre aiutava le altre ancelle a lavare il bambino » rilievo all’amore di Dio e alla Sua grazia
» è rimasto solo il viso di Gesù Bambino, che si presenta molto bello, gioviale, furbetto, dolce, a
   differenza delle rappresentazioni di quell’altezza » è di ¾, non ha un’impostazione frontale e rigida
» Giuseppe affianca il materasso ed è pensieroso, guarda attorno a sé » questo particolare mostra il
   parallelo con i vangeli apocrifi, che raccontano di un arresto del tempo durante la nascita di Gesù,
   viene descritto il creato; Giuseppe si accorge della nascita per la sospensione del tempo
» dietro le rocce c’è un angelo con verga, in movimento, rilevato dal drappeggio e dalle ali
» la roccia divide le due scene narrative, al di là della quale c’è il gregge pascolato da un pastore che si
   nasconde dietro il profilo della roccia, vicino c’è il cane, caratterizzante dei pastori


-    Presentazione al tempio
» Simeone viene rappresentato estremamente vecchio perché rappresenta simbolicamente l’attesa
   millenaria del popolo ebraico della venuta del Signore, che finalmente trova risposta
» l’atteggiamento di Maria e del bambino stesso che porta in braccio è quello di protendersi, simbolo del
   movimento di Dio verso l’uomo, del suo venirgli incontro e di mostrarsi in un rapporto con lui
» Dio diventando uomo, incontra l’uomo stesso, si lascia toccare da lui
» anche qui come nell’annunciazione ci sono due testimoni della scena, una a destra che tiene le braccia
   conserte, probabilmente è Anna, e una a sinistra, una figura maschile come si deduce dal pizzetto
» la scena viene svolta in uno spazio definito = struttura architettonica romana (conchiglia che copre la
   cloazide) + idea dello scorcio architettonico (si intravedono altre stanze del tempio) » influenza aulica



-    Presentazione ai Magi
» centro della scena = il bambino che, insieme alla madre, si protende verso i Magi come con Simeone
» Gesù viene raffigurato con l’aureola greca, che presenta al suo interno la croce = nimbo
» è sempre presente l’angelo dinamico, che nella storia dell’arte si ritroverà così solo nel 1400
» i re Magi sono vestiti secondo il costume persiano (segno della provenienza dell’artista e della politica)
» Giuseppe, alla destra di Maria, è seduto sempre in atteggiamento pensoso e distaccato, è meditabondo


-    Cristo benedicente
» posizione frontale, rigida, con sguardo ieratico » non più intento narrativo ma celebrativo spinge ad
   una raffigurazione fuori dal tempo e dallo spazio (unica figura che non ha espressione, movimento…)
» dalla tipologia di aureola (nimbo) e dal taglio del volto si pensa che ci sia un parallelismo con la
   Sindone o il velo della Veronica (altra prova della provenienza orientale dell’artista)
» dall’aula maggiore si può vedere questo Cristo pantocratore (tiene in mano il globo che rappresenta il
   mondo) e portatore del Verbo (tiene nella mano sinistra un rotolo di pergamena)
» a lato ci sono due angeli, uno con la verga del messaggero, uno con in mano il globo



domenica 29 settembre 2013

DIVINA COMMEDIA - Purgatorio - Canto I - Parafrasi

PURGATORIO
CANTO I

Per solcare acque migliori, ora spiega le vele
la nave del mio intelletto,
che lascia dietro di sé un mare così crudele;
E racconterò di quel secondo regno
Dove lo spirito dell’uomo si purifica
E diventa degno di salire al cielo.
Qui risorga la poesia che narra dei morti,
o sante Muse, poiché sono vostro;
e qui si alzi Calliope,
accompagnando il mio canto con quel suono
la forza del quale fu sentita dalle Piche
così tanto da disperare di essere perdonate.
Un dolce colore di zaffiro orientale,
che era raccolto nella sembianza serena
dell’aria, pura fino all’orizzonte,
tornò a dilettare i miei occhi,
non appena io uscii fuori dal regno dei morti
che mi aveva oppresso gli occhi ed il petto.
Quel bel pianeta che induce all’amore (Venere)
Faceva risplendere tutta la parte orientale,
nascondendo i Pesci, che si trovava al suo seguito.
Mi girai a destra, e fissai lo sguardo
Al polo antartico, e vidi quattro stelle
Mai viste da nessuno se non dai due primi uomini (Adamo ed Eva).
Il cielo sembrava compiacersi delle loro luci:
o mondo settentrionale (emisfero boreale), sei vedovo,
poiché privato di ammirare quelle luci!
Non appena distolsi lo sguardo da loro,
girandomi verso il polo opposto,
là dove il Carro era già scomparso,
vidi vicino a me un vecchio solitario,
nell’aspetto degno di più rispetto
di quanto un figlio deve averne nei confronti del padre.
Aveva una barba lunga, brizzolata di peli bianchi,
simile ai suoi capelli,
che cadevano sul petto in due fasce.
I raggi delle quattro stelle sante
Adornavano il suo viso di luce,
in modo che io lo vedevo come se il sole fosse davanti a me.
«Chi siete voi che siete fuggiti dall’eterna prigione
Salendo in direzione contraria l’Acheronte?»,
disse, muovendo i peli della sua barba soave.
«Chi vi ha guidato qui, o quale luce avete avuto,
per uscire fuori dal buio profondo
che rende eternamente nera la valle dell’inferno?
Sono state così infrante le leggi dell’abisso?
O è cambiato in cielo il recente decreto,
per cui, voi dannati, giungete presso le mie grotte?».
Allora la mia guida mi prese con ambo le mani
E con parole, e con gesti e con cenni
Reverenti mi fece inginocchiare ed abbassare lo sguardo.
Poi gli rispose: «Non sono venuto da solo:
discese una donna dal cielo, per le preghiere della quale
io soccorsi quest’uomo con la mia compagnia.
Ma dal momento che desideri che ti spieghi di più
La nostra condizione e la sua veridicità,
io non posso desiderare a mia volta che ciò ti sia rifiutato.
Questo non ha mai visto l’ultimo giorno (non è ancora morto);
ma per la sua follia ne fu così vicino,
che gli rimaneva ancora poco tempo.
come ho detto, fui mandato da lui
per salvarlo; e non c’era altra via
Che questa per la quale mi sono incamminato.
Ho mostrato a lui tutto il popolo dei dannati;
e ora ho intenzione di mostrargli quegli spiriti
che si purificano sotto la tua giurisdizione.
Sarebbe troppo lungo raccontarti come l’ho portato qui;
dall’alto scende una potenza che mi aiuta
a condurlo alla tua presenza e ad ascoltarti.
Ora accetta di accogliere il suo arrivo:
cerca la libertà, che è così cara,
come ben sa chi per essa rifiuta la vita.
Tu lo sai, poiché grazie a lei la morte non fu amara
ad Utica, dove hai lasciato
il corpo che nel giorno del giudizio sarà così luminoso.
Noi non abbiamo infranto le leggi eterne,
dato che lui vive e Minosse non mi ha trattenuto;
ma sono del cerchio dove ci sono anche gli occhi casti
della tua Marzia, che nell’atteggiamento ancora ti prega,
o cuore santo, che tu consideri come tua:
dunque per l’amore di lei piegati ad esaudire noi.
Lasciaci andare per le tue sette cornici;
ringrazierò lei del tuo comportamento,
se ritieni degno l’essere menzionato laggiù».
«Marzia fu così cara ai miei occhi
Mentre ero ancora vivo», disse egli allora,
«che feci tutto quello che lei mi chiedeva.
Ora che sta al di là del fiume infernale,
non può avere più alcuna influenza su di me, per quella legge
che fu fatta quando uscii fuori da quel luogo.
Ma se una donna del cielo ti ha fatto muovere e ti sostiene,
come tu dici, non c’è bisogno di lusinghe:
basta che tu me lo chieda in nome suo.
Va dunque, e cingi quest’uomo
Di un giunco liscio e lavagli il viso,
cosicché ogni sudiciume sia cancellato;
poiché non si conviene, con l’occhio ancora sopraffatto
dalla caligine, andare dinanzi al primo dei ministri del paradiso.
Questa isoletta tutto intorno, nel punto più basso,
laggiù dove battono le onde,
ospita dei giunchi sopra la sabbia molle:
nessun’altra pianta che avesse delle fronde
o un fusto potrebbe sopravvivervi,
poiché non si piegherebbe ai colpi.
Poi non ritornate da questa parte;
il sole, che ormai sta sorgendo, vi mostrerà
dove scalare il monte per la salita più lieve».
Così sparì; ed io mi rialzai
Senza parlare, e mi strinsi tutto
alla mia guida, e lo guardai negli occhi.
Lui incominciò a dire: «Figliolo, segui i miei passi:
voltiamoci indietro, che da questa parte declina
la pianura al suo più basso limite».
L’alba prevaleva sull’oscurità dell’ultima ora della notte,
che fuggiva davanti a lei, così che da lontano
riconobbi l’infrangersi del mare.
Noi camminavamo per la pianura solitaria
Come un uomo che ritorna alla strada che aveva perduto,
al quale, finché non l’ha raggiunta, pare di camminare invano.
Quando giungemmo là dove la rugiada
Combatte col calore del sole, per essere in un luogo
In cui, sotto lo spirare della brezza marina, evapora più lentamente,
il mio maestro pose soavemente
sull’erbetta entrambe le mani aperte:
ed io, che compresi bene la sua intenzione,
porsi verso di lui le guance lacrimose;
allora mi rese nuovamente visibile
quel colore che l’inferno mi aveva nascosto.
Giungemmo poi sulla spiaggia deserta,
che non vide mai le sue acque nagivate
da un uomo, che poi fosse stato capace di tornare indietro.
Qui mi cinse, secondo il volere di Catone:
oh meraviglia! Perché come era umile la pianta che egli scelse,
del tutto uguale essa rinacque

immediatamente là dove l’aveva strappata.

domenica 15 settembre 2013

IL RAPPORTO TRA UOMO E NATURA - mondo greco e mondo latino

Analizza un aspetto della cultura greca e latina.

L’uomo è l’unica creatura sulla terra capace di avere coscienza e di apprezzare la natura della realtà che lo circonda; è dunque l’unico essere vivente che può mantenere un equilibrato rapporto di cambiamento reciproco con la natura, in quanto l’uomo modifica la natura alle sue esigenze, e la natura modifica l’etica, la ragione, la fede, il modo di comunicare dell’uomo.
Una mostra del Meeting di Rimini per L’amicizia Tra i Popoli di quest’estate si intitolava: “Naturale, artificiale, coltivato. L’antico dialogo dell’uomo con la natura.” La tesi di questo tema è affine allo scopo della mostra del Meeting per il fatto che partono entrambi da quel dialogo dell’uomo con la natura, qui però sviluppato non nel suo contributo materiale e pratico, ma in quanto facente parte della vita quotidiana umana, antica come contemporanea, e approfondito nel suo apporto modificatore del pensiero umano, della sua concezione della realtà e del rapporto con essa.
Nel mondo greco chiunque, senza distinzione né di censo, né di cittadinanza, né di sesso ha piena coscienza che la realtà non è fine a se stessa, ma segno di un rapporto con il divino, contenente un messaggio per l’uomo. La natura è dunque mezzo di comunicazione tra uomo e divinità, come un ponte attraverso cui l’uomo può costruire un rapporto con il divino: per esempio un premio per la sua fede nell’abbondanza dei raccolti, oppure la punizione per una cattiva condotta in carestie.
La comunicazione con la divinità attraverso la natura è un tema portante nella letteratura greca, come viene testimoniato nella saga tebana dalla pestilenza che si abbatte su tutta la popolazione, e che ricorre nel momento in cui viene compiuto un atto immorale e contro natura, come per esempio il matrimonio tra madre e figlio, quali Giocasta ed Edipo. Un secondo riferimento letterario è contenuto nella stessa Iliade dove, all’inizio del secondo libro, la pestilenza che si abbatte sugli Achei già stremati dalla battaglia viene interpretata in modo completamente esplicito come un intervento divino, la punizione di Apollo per l’affronto di Agamennone nei confronti di Crise, uno dei suoi sacerdoti, e il mancato rispetto di un anziano. La presenza di questo modo di osservare il reale nella narrazione è segno di una caratteristica radicata nella società greca, di un luogo comune, dato che una particolarità della letteratura è quella di riassumere e valorizzare gli aspetti della società in cui l’autore vive.
Questa concezione viene confermata anche dalla stessa religione tradizionale, nella quale i sacerdoti, gli indovini, gli oracoli e gli auguri hanno un ruolo fondamentale in quanto intermediari ed interpreti a loro volta del messaggio divino che passa attraverso la realtà. Per esempio gli auguri interpretavano il volo degli uccelli come portatori di un significato più grande che riguardava la vita dell’uomo.
La natura ha influenzato il mondo greco soprattutto nell’uso della ragione, per il fatto che la sua osservazione fu ciò che ha permesso la nascita della filosofia, cioè quell’enorme patrimonio culturale ed umano che è stato tramandato nei secoli fino ad oggi. Guardando la realtà, l’uomo si è chiesto da chi fu creata, come si è generata, da che cosa è costituita, come è possibile l’esistenza della vita e che cosa la permette, cioè qual è il principio primo che regge tutte le cose. I primi filosofi, i naturalisti, appunto, sono coloro che si sono lasciati stupire ed interrogare dalla realtà come fonte di conoscenza e di scoperta a completa disposizione dell’uomo soltanto. Talete, il primo filosofo della storia, riassume il principio di tutta la realtà nell’elemento dell’acqua, deducendolo dall’osservazione che la vita è permessa là dove è possibile l’idratazione. Anassimene ed Eraclito, ne sono altri esempi, sebbene abbiano sviluppato ragionamenti differenti. Gli stessi Pitagorici, nella loro maggiore astrazione, riescono a cogliere nella realtà quella perfezione matematica che permea la natura, e che farà nascere nel cuore dei Greci la tensione alla perfezione personale; ciò è chiaro anche nell’arte, permeata da una ricerca continua della forma migliore per esprimere quell’ordine perfetto che era presente in natura, attraverso l’applicazione di una legge, sia nell’architettura che nell’arte plastica. La filosofia e l’arte sono quindi una chiara testimonianza di come la natura ha avuto un ruolo importante nella storia dell’uomo, nella modalità di affronto e di coscienza di ciò che lo circonda, perché i Greci si sono lasciati interrogare dalla realtà, vista come modello per il miglioramento personale verso la perfezione.
In questo senso si capisce la concezione tipicamente greca, base della società, per cui la bellezza è necessariamente legata alla bontà (καλός καὶ ἀγαθός), perché ciò che è bello viene considerato frutto di una benevolenza degli dei, rientra nell’idea di ordine, dalla quale si origina l’idea di bene.
Il mondo latino accoglie nella sua cultura e nella sua dimensione questa visione della natura, testimoniando con questo stesso fatto un proprio specifico approccio alla realtà. Questa simpatia viene chiamata eclettismo, cioè l’apertura mentale a ciò che è nuovo, un approccio simpatizzante ma razionale con ciò che è diverso ed esterno da sé, che viene visto come risorsa, come fonte di bene per sé.
L’eclettismo è ciò che permea, e soprattutto da cui nasce la storia dell’arte romana, che ingloba quella greca selezionandola o modificandola secondo la propria cultura, la propria tradizione e corrispondenza, come mostrano i pastìs, ovvero manufatti di statue diverse che vengono unite per scopi celebrativi; vengono per esempio presi i corpi di statue greche di Venere e Marte collocando al posto della loro testa quella di due patrizi romani. Ciò mostra una diversa concezione di bellezza, che non deriva più dall’ordine, ma dall’utilità, e una nuova visione più pragmatica della realtà, da cui deriva la concezione che la natura è rapporto con il divino in quanto fornisce ciò che serve all’uomo per il suo sostentamento, e la coscienza che la realtà è un dono.
Tanto nell’arte quanto nella letteratura romana è evidente come la realtà diventa spunto per intraprendere una strada nuova e personale, scintilla per una ricreazione. Il tema del rapporto con la natura è d’ispirazione greca, e la sua frequenza, sebbene ridotta e differente, indica un modo simile di lettura della realtà.
Un primo aspetto che viene preso e sviluppato dai romani è il legame tra l’uomo e la realtà, in quanto la natura del mondo diventa raffigurativa e specchio della natura dell’uomo e viceversa. In letteratura si può vedere nell’Eneide, in cui viene descritta un’impetuosa tempesta come premonizione di una catastrofe, la morte di Didone, e come segno del concetto di amore della stessa regina: una passione travolgente e furiosa che spazza via tutto il resto. Nell’arte ciò viene testimoniato al contrario, cioè l’uomo come segno che rimanda alla natura, per esempio dalla Saturnia Tellis, la personificazione della fertilità e generosità della terra in una donna florida, che occupa una sezione dell’Ara pacis.
Un secondo aspetto che viene conservato ed approfondito dai Latini è la visione della realtà come rimando ad un rapporto con il divino; Virgilio è colui che maggiormente esprime ciò e valorizza il rapporto con la natura, raffigurata come segno, non esplicito come nell’Iliade, ma più velato, di qualcosa d’altro. Nell’episodio di Laocoonte narrato nell’Eneide, per esempio, è evidende il ruolo della natura come segno dell’intervento divino, che l’uomo si ritrova però a dover interpretare, non avendo un modello di riferimento ed una guida; nel poema, infatti, la popolazione troiana verrà devastata per aver inteso in modo sbagliato il prodigio dei serpenti. Un altro esempio di questo specchio di qualcosa d’altro che è la realtà, è fortemente marcato nella quarta ecloga delle Bucoliche, in cui nella generosità, nella fertilità, nella bellezza incommensurabile della natura viene in realtà descritto come sarebbe il mondo se nascesse quel bimbo che avrebbe salvato tutta l’umanità dal male che è intrinseco nel cuore umano, da cui deriva invece una natura difficile da domare, che obbliga l’uomo alla fatica per il proprio sostentamento.
Lo stesso Virgilio dà un altro grande contributo alla coscienza latina della posizione dell’uomo di fronte alla realtà, raffigurandola nelle Georgiche come totalmente positiva, perché, anche nella sua durezza e nel dolore, non è ingiusta. L’ingiustizia della posizione dell’uomo nella realtà deriva dalla sua impotenza di fronte al male, alla fatica ed al dolore che non può impedire, ma la visione che propone Virgilio fa emergere un altro punto di vista, che indirizza lo sguardo sull’uomo, che è stato dotato delle forze necessarie per affrontare quello stesso male, fatica e dolore. L’uomo è capace di stare davanti alla realtà, mentre la concezione greca tendeva ad accettare l’ingiustizia, la sventura, la sottomissione affidando agli dei, al Caso, alla Necessità, all’Intelligenza parte della colpa di ciò che accade.

Ancora oggi l’uomo e la natura coesistono in un rapporto equilibrato di interscambio. A mio parere, il fatto che l’uomo ha messo recentemente a rischio l’equilibrio di questo rapporto, modificando oltre misura la natura, ha aumentato la consapevolezza dell’uomo davanti ad essa, permettendo che ne comprendesse la preziosità e la sua ricchezza. D’altra parte però, si è persa la coscienza che avevano i filosofi greci nel lasciarsi interrogare da essa, nel chiedersi chi permette che questo continuo miracolo avvenga, poiché, ottenebrati dalla scoperta delle nostre capacità, ci siamo dimenticati che la realtà non è un’opera delle nostre mani.