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domenica 24 febbraio 2013

INFERNO - CANTO 10 - parafrasi


CANTO X – PARAFRASI

Ora il mio maestro va per un sentiero nascosto,
tra le pareti della città e le tombe infuocate
e io dietro le sue spalle.

“O somma virtù, che mi conduci come a te piace per i gironi
degli empi,” cominciai a dire,
“parlami e soddisfa i miei desideri.

Le persone che giacciono nei sepolcri
La si potrebbe vedere? Sono già sollevati
Tutti i coperchi,e nessuno fa guardia a loro”.

Ed egli a me: “verranno tutti chiusi
Quando torneranno dalla piana di Giosafat
Con i corpi che hanno lasciato sulla terra.

In questa parte hanno il loro cimitero
Con Epicuro e tutti i suoi seguaci,
che pensano che l’anima muoia con il corpo.

Perciò la domanda che mi hai fatto
Da qui dentro presto sarà soddisfatta,
e così anche il desiderio che tu non  mi riveli.”

E io: “Cara guida, non tengo nascosto
A te il mio cuore se non per parlare poco,
e sei tu che mi hai già da un po’ suggerito questo atteggiamento”.

“O toscano che ti aggiri per la città del fuoco
Da vivo parlando in modo così cortese,
acconsenti a trattenerti qui.

La tua cadenza mostra chiaramente
Che sei nato in quella nobile patria,
con la quale forse fui troppo dannoso”.

Subito questo suono uscì
da una dalle tombe; perciò mi accostai,
per paura, un po’ di più alla mia guida.

Ed egli mi disse: “Girati! Ma cosa fai?
Vedi che là Farinata si è rizzato in piedi:
lo vedrai tutto dalla vita in su.”

Io avevo già incrociato il mio sguardo con il suo;
ed egli si ergeva con il petto e con la fronte
come se avesse l’inferno a gran dispetto.

E le mani incoraggianti e pronte della mia guida
Mi spinsero tra i sepolcri fino a lui,
dicendo: “Che le tue parole siano ben soppesate”.



Non appena fui ai piedi della tomba,
mi guardò per un po’, e poi, quasi sdegnosamente,
mi domandò: “Chi furono i tuoi genitori?”.

Ed io, che desideravo ubbidirgli,
non glielo nascosi, ma gli dissi tutto;
al che egli alzò un poco le sopracciglia;

poi disse: “furono fieramente nemici
a me e ai miei avi e alla mia parte politica,
tanto che per due volte li ho esiliati”.

“Se sono stati scacciati, ebbene tornarono da ogni luogo”,
gli risposi io, “la prima e la seconda volta;
ma i vostri non hanno appreso bene quest’arte”.

In quel momento si alzò dall’apertura della tomba
Un ombra, vicino a questa, fino al mento:
credo che si fosse alzata in ginocchio.

Guardò intorno a me, come se avesse desiderio
Di vedere se ci fosse qualcun altro con me;
e dopo che la sua ricerca si spense,

piangendo disse: “Se tu vai per questo carcere
buio grazie all’altezza del tuo ingegno,
mio figlio dov’è? E perché non è con te?”.

E io a lui: “Non vengo da solo:
colui che mi attende là, mi conduce per questi luoghi
verso colei che forse il vostro Guido ebbe in dispregio”.

Le sue parole e la modalità della pena
Mi avevano già suggerito il nome di costui;
per questo la mia risposta fu così esauriente.

Drizzatosi subito gridò: “Come
Hai detto? Gli ebbe? Non è più vivo?
I suoi occhi non vengono più feriti dalla dolce luce del sole?”.

Quando si accorse che io avevo un certo indugio
Davanti ad una risposta a lui,
cadde supino e non apparve più fuori.

Ma quell’altro magnanimo, al cui desiderio
Mi ero fermato, non cambiò espressione,
né mosse il capo, né chinò il busto;

e continuando il discorso precedente,
“Se essi conoscono male quell’arte”, disse,
“Questo mi tormenta più di questa bara che mi fa da letto.

Ma non si accenderà cinquanta volte
la faccia della luna (ma non passeranno cinquanta mesi)
Che tu sperimenterai quanto è ardua quest’arte (del ritorno).

E se mai tu possa ritornare nel dolce mondo,
dimmi: perché il tuo popolo è così avverso
alla mia famiglia in tutte le sue leggi?”.

Così gli risposi: “La strage e il grande scempio
Che colorò il fiume d’Arabia col rosso del sangue,
fa fare nelle nostre chiese tale tipo di preghiere”.

Dopo aver scosso il capo sospirando disse,
“Non fui il solo a partecipare a quella battaglia,
né certo senza ragione mi sarei mosso insieme agli altri.

Ma invece fui io solo, là dove tutti erano
d’accordo di distruggere Firenze,
a difenderla a viso aperto.”

“Oh, se i vostri discendenti potessero riposare in patria”,
lo pregai io, “risolvetemi un dubbio
che ora ha avvolto nei suoi lacci il mio giudizio.

Pare che voi potete vedere, se dico bene,
le cose che avverranno nel futuro,
ma per il presente non accade nello stesso modo”.

“Noi vediamo, come chi ha cattiva vista,
le cose lontane;”, disse,
solo in questo ancora ci concede la sua luce il signore del mondo.

Ma quando si avvicinano o avvengono, niente è percepibile
Dal nostro intelletto; e se qualcun altro non ci porta notizie,
non sappiamo nulla del vostro mondo umano.

Perciò potrai capire che tutta la nostra conoscenza
Sarà finita per sempre dal momento
Che ci verrà chiusa la porta del futuro (giudizio universale).”

Allora, come ferito da una mia colpa,
dissi: “Ora direte dunque a quello che è ricaduto all’indietro
che suo figlio è ancora tra i vivi;

e se io stetti in silenzio davanti alla sua domanda,
ditegli che era perché stavo pensando
al dubbio che ora mi avete sciolto”.

E già il mio maestro mi richiamava;
così io pregai lo spirito più in fretta
affinché mi dicesse chi stava con lui (nella pena).

Mi disse: “Qui io giaccio con più di mille:
qui c’è Federico II
e il Cardinale; e mi astengo a nominare gli altri”.

Poi si nascose; ed io mi diressi verso l’antico
Poeta, ripensando
A quelle parole che mi sembravano avverse.

Egli si mosse; e poi, camminando così,
 mi disse: “Perché sei così pensieroso?”.
E io gli detti soddisfazione alla sua domanda.

“La tua mente conservi ciò che hai ascoltato
Riguardo a te”, mi suggerì quel saggio;
“e ora fa attenzione (a quello che ti dico)”, e drizzò il dito:

“quando sarai davanti al dolce sguardo
Di colei il cui occhio vede tutto,
da lei saprai il viaggio della tua vita”.

Poi si incamminò verso sinistra:
lasciammo il muro, e ci indirizzammo verso il centro del cerchio
per un sentiero che termina in un avvallamento,

che fin lassù faceva arrivare il suo puzzo insopportabile.

venerdì 22 febbraio 2013

EFEBO DI KRITIOS - scultura greca

EFEBO DI KRITIOS


-    Realizzato nel 480 a.C.; altezza di 86 cm
-    Kritios » artista molto attivo in quei decenni, maestro di Mirone
               » statua originale in marmo
               » proveniente dalla colmata persiana
-    Il volto è ancora rigidamente simmetrico
   » cranio non ha più forma appiattita, ma assume una nuova sfericità
   » poderoso e rotondo osso mascellare
   » naso dal dorso largo e appiattito, non più sottile
   » occhi fatti con la pasta vitrea colorata (ora persa)
   » non ci sono più piani schiacciati, menti appuntiti, nasi sottili
   » si presenza un angolo facciale ampio, arcuato, non + zigomi appuntiti
-    Soggetto ripercorre ideale arcaico
   » è una statua votiva di un kouros in nudità eroica
   » viene riproposta la celebrazione dell’ideale atletico
-    Acconciatura
   » tipicamente severa: lunga treccia che avvolge il capo
-    Postura
   » posizione stante con le gambe tirate ed aperte a compasso non c’è +
   » peso non più ripartito sulle due gambe, la destra è libera
   » la destra avanza, a cui corrisponde abbassamento lieve del bacino
   » modificazione per la prima volta della simmetria delle anche
   » rotazione del bacino » gioco di luce sulla muscolatura del tronco
   » inclinazione non ancora sufficiente dell’asse delle spalle
   » rottura della simmetria per una posizione più naturale
   » proporzione tra le parti del corpo non sono ancora perfette
-    Muscoli
   » la massa muscolare si presenta morbida, e rotonda (petto, gambe)
   » volontà e capacità di creare effetti di luce che producono 
      sensazione di movimento della superficie scolpita
   » nel torace non c’è più nulla di disegnato, modellato secondo la luce

PERIODO SEVERO - storia dell'arte


PERIODO SEVERO
-          Guerre persiane
      » assumono il simbolo dello scontro tra Occidente (civiltà democratica) e Oriente (barbarie)
      » qui la Grecia assume consapevolezza di sé e della polis, in cui il cittadino non è suddito
      » prendono coscienza della loro superiorità politica, sociale, culturale
      » si concepiscono come portatori di valori unici (= democrazia e libertà individuale)
      » raffigura la vittoria contro il desiderio di dominio stimolato dalla hybris = tracotanza e superbia
      » diverse concezioni dell’uomo e dello stato assumono esposizione anche nell’arte
-          Periodo » datazione tra il 490-479 a.C.
-          Caratteristiche » chiamato così per l’espressione severa del volto e per l’attenzione alla costruzione
                                  della figura umana nei suoi particolari » più accurata definizione delle anatomie
                               » severità della labbra serrate e distese » abbandono del sorriso arcaico
                               » acquisita capacità di modellare i volumi del volto senza ricorrere ad espedienti
                               » abbandono della forzatura dei lineamenti » il viso sembra però incassato
                               » passaggio dalla rigidità arcaica all’equilibrio delle masse del corpo
                               » abbandono della rigida frontalità e dell’assialità: peso non su entrambe le gambe
                               » varietà e scioltezza degli atteggiamenti, torsione dei corpi, tensione muscolare
                               » finezza dei panneggi, delle acconciature, trasparenza dei sentimenti dal volto
                               » viene preso in considerazione solo ora il mondo interiore dei sentimenti
-          Documentazione » la maggior parte delle opere di questo periodo sono delle copie più tarde
                                  » i greci lavoravano il bronzo, i romani copiano le statue in marmo
                                  » segno della realizzazione romana sono gli appoggi, necessari per il diverso
                                     materiale che è si più nobile (bianco indica purezza), ma anche più pesante
                                  » ridotto numero di opere originali

POSEIDON/ ZEUS - scultura greca

POSEIDON



-    Movimento
   » non si sa cosa tenesse in mano, se un fulmine (in tal caso 
     è Zeus) o una fiocina (Poseidone)
   » corpo è organico nel movimento, organi si corrispondono
   » prima raffigurazione totale di un movimento
   » gambe sono state sbloccate dalla loro solita posizione
      frontale, ma sono totalmente divaricate
   » una gamba è frontale, l’altra girata (parti del corpo sono
      indipendenti, non tre blocchi divisi come l’Auriga)
   » rappresentazione di due movimenti diversi nello 
      stesso momento: carico e lancio
   » riassunto del movimento iniziale e finale in un unico
   » piede destro è alzato in punta come per lanciare
   » piede sinistro ha il tallone a terra come per caricare
   » tentativo di mettere in relazione l’uomo con lo spazio e il
      movimento, viene sottomessa la tensione alla perfezione
-    Volto
   » barba era l’unica caratteristica che distingueva un adulto
      da un giovane (kouros non hanno mai la barba)
   » gli dei sono quindi quasi tutti raffigurati con barba
   » capigliatura molto elaborata secondo riccioli diversi tra di
      loro ma molto curati fino al dettaglio
-    Peso
   » il peso della figura non poggia su nessuno dei due piedi
   » artista costretto ad allungare smisuratamente le braccia
   » bilanciamento del peso costa una visione innaturale

AURIGA DI DELFI - scultura greca

AURIGA DI DELFI



-    Realizzato dallo scultore Pitagora di Reggio
   » incisione sulla base reca il nome del tiranno Gela Polizelo
   » datazione dell’opera 478-474 a.C.
   » celebra la vittoria del carro ai giochi di Delfi
   » viene fusa in parti separate e poi assemblate insieme
   » rappresenta l’atleta dopo aver vinto la gara dei carri, mentre 
     fa il giro della pista da vincitore sul carro acquistato
-    Viene ritrovata a Delfi, dov’è il tempio dedicato al dio Apollo
-    Veste ricopre interamente la figura, non più in nudità eroica
   » opera non è più tensione tra natura e idea e ricerca della
      perfezione e della bellezza formale e anatomica
   » tentativo di rappresentare quel soggetto preciso con
      particolari che lo identificano (es: basette)
   » non è rappresentato l’ideale atletico, ma l’individuo singolo
   » abbandono dell’ideale di raffigurare le virtù o modello umano
-    La statua era su un carro, uno schiavo guidava i cavalli
   » non c’è più la figura proporzionata a sé, ma posta in relazione
      con altri oggetti della realtà
   » tentativo di riproporre un’intera scena reale
   » si vuole raffigurare il movimento stesso, non la 
     rappresentazione ideale del movimento (cavaliere Rampin)
-    La posizione non è più stante
   » pieghe della tunica rompono l’apparente frontalità
   » torsione che parte dalla posizione obliqua dei piedi
   » capo lievemente rivolto a destra
   » busto ancora più ruotato del capo
   » i piedi vanno in due direzioni diverse, non sono + frontali
   » prima concezione dell’uomo come in un blocco unico, ora in 
      tre parti divise e indipendenti (gambe, busto, testa)
   » lieve stasi data dalle pieghe innaturali della veste
   » figura concepita ancora per piani e giunture
-    Capigliatura
   » basette (mai riscontrate prima di quest’opera)
   » ciocche cesellate costituiscono i capelli, a riccioli sulla fronte
   » i capelli non presentano più la forma globulare modulare
   » porta sulla testa una fascetta di riconoscimento
-    Volto
    » labbra eseguite ad intarsio di rame
    » ciglia realizzate in una sottile lamina di bronzo più chiaro
    » occhi realizzati in pasta vitrea e pietra
    » sguardo non risulta vuoto, ma intenso e sereno
-    Braccia per la prima volta sfondano i piani paralleli
   » segno della capacità di ponderazione dei pesi della scultura
   » bilanciamento del peso delle braccia con l’inclinazione
      all’indietro della schiena (sarebbe caduta in avanti altrimenti)




HERA DI SAMOS - scultura greca

ERA DI SAMOS
stile attico


-    Realizzata nella metà del VI secolo a.C.
-    Altezza: 195 cm; viene trovata nel tempio di Era
-    Vesti delle korai offrono occasione agli artisti di esprimere l’osservazione del reale con il gusto dei valori ornamentali
-    Forma cilindrica enfatizzata dalle pieghe verticali
   » costruita dal modello delle colonne dei templi
   » posa su una base circolare come le colonne
-    Stile attico
   » unione dell’eleganza dell’eolico + stabilità del dorico
   » eleganza data dalla linea calligrafa, sottile, sinuosa che
      ripercorre tutto il corpo della fanciulla definendolo
-    È una statua acefala (= a cui è caduta la testa)
   » enfatizza ancora di più la somiglianza con una colonna
-    Costruzione simmetrica della statua
   » la veste è tagliata a metà = asse di simmetria
-    Mantello obliquo rompe lo schema simmetrico
   » le linee del mantello sono in contrapposizione con la veste
   » tentativo di distaccamento dalla perfezione figurativa
   » movimento del braccio al petto anima la figura
   » volumi delle vesti eliminano l’idea di immobilità
   » il peplo si adagia sul corpo creando linee diagonali che
      costituiscono le curve della figura e che danno volume
   » veste sottolinea i caratteri femminili e conferisce movimento
-    Tutta la figura suggerisce un’aria di profonda solennità
   » la parte bassa della figura conferisce solennità, la parte alta
      rompe invece la rigidità della compostezza

KORE DI ANTHENOR - scultura Greca

KORE DI ANTHNOR
stile ionico


-    Rinvenuta nella colmata persiana
-    Realizzata tra il 525-410 a.C.
-    Altezza: 225 cm
-    Differenze nello stile ionico
   » abbigliamento ionico virtuosamente decorato
   » forti contrasti di chiaroscuro grazie alle pieghe del
      panneggio e alla decorazione globulare delle trecce
   » decorazione passa attraverso non il colore ma la luce che
      diventa un elemento pittorico
   » la veste viene presa come espediente per una maggiore
      decorazione (increspature) insieme alla capigliatura
   » non più sobria e retta su solidi volumi, mossa dalle luci
-    Introduzione della componente del movimento
   » la figura sembra incedere verso l’osservatore
   » braccio non più portato al petto ma verso l’osservatore
   » gambe raffigurate in cammino verso di noi
   » movimento suggerito dalle pieghe del panneggio che danno
      l’idea di un incedere, di uno spostamento d’aria
-    Pieghe
   » veste stretta sul lato crea delle linee oblique che rompono 
      lo schema simmetrico, suggeriscono movimento
   » contrapposizione con le linee verticali del mantello
   » drappeggio non è simmetrico, ma concentrato sul braccio
      destro (distacco con la rigidità del passato)
   » scopo non + raggiungere la bellezza con la perfezione

giovedì 21 febbraio 2013

KORE CON IL PEPLO


KORE CON IL PEPLO


-    Realizzata nella II metà del VII sec a.C. (intorno al 530 a.C.)
-    Indossa un peplo manicato stretto in vita da una cintura
   » effetto del peplo racchiude il corpo in due volumi sovrapposti
   » sono separati all’altezza della cintura
   » quattro piani fondamentali del prospetto, del retro e dei 
      due fianchi grazie all’andamento della tunica che li separa
-    Era una scultura policroma (= colorata)
   » decorazione passa attraverso il colore e la vivacità
   » bande colorate sul bordo della veste indicano il peplo
      tipicamente attico (in ciascun luogo si vestiva diversamente)
   » decorazione della veste a motivi geometrici (ripresa 
     dell’arte vascolare come nella dama d’Auxerre)
-    Punto di vista privilegiato è quello rigidamente frontale
-    Tratti somatici del volto
   » sorriso arcaico che conferisce tridimensionalità al volto
   » non ci sono ancora tratti caratteristici della specifica persona
   » tentativo di ingentilire i tratti con le figure femminili
   » occhi grandi, bocca carnosa, naso fine e sottile
-    Volumi netti e superfici morbide e levigate
-    Capigliatura esprime ordine come bellezza
   » perle definite con profondi solchi » visione + decisa
   » interrompe il motivo levigato riproposto dalla veste
   » conferisce un violento chiaroscuro
   » i capelli però perdono rigidezza nell’ondulazione delle trecce:  
     seguono l’andamento del corpo (non come dama d’Auxerre)
   » femminilità esprime maggiormente rispetto ai maschi
      l’attenzione degli scultori al decoro
-    La geometricità ancora presente ricorda la colonna
   » volumi cilindrici rendono la figura più rigida e bloccata
   » busto = cubo; gambe = parallelepipedo
   » la parte bassa serve come sostegno della statua
   » costruzione assiale per addizione dei volumi (come kouros)
   » colonna vista come elemento femminile
   » molte colonne nei templi prendono forme femminili
   » nella parte bassa la kore assomiglia quindi ad una colonna
      rastremata cretese (stretta in fondo)
-    Colori tipici
   » rosso, blu, tutte le colorazioni di terra

CAVALIERE RAMPIN - storia dell'arte - Grecia


CAVALIERE RAMPIN


 

-    Realizzato nel 560-566 a.C.
-    Individua i primi esperimenti di ritratto anche se idealizzato
   » occhi allungati sottolineati dalla linea delle sopracciglia
   » comparsa per la prima volta della barba
-    Tutta la capigliatura viene realizzata con metodo modulare
   » barba realizzata a piccoli globi
   » complessa capigliatura molto stilizzata e decorata
   » riccioli a chiocciola disposti sulla fronte + trecce a perline
   » è segno della grande accuratezza che i greci riponevano 
     nella precisione, nella decorazione, in particolari 
     dove passa il bello
   » vengono raffigurati tutti gli ideali dell’aristocrazia
-    Sorriso arcaico
   » tutte le sculture di questo periodo lo presentano
   » labbra incurvate verso l’alto per accentuare gli zigomi,
      facendo così incurvare la linea degli occhi che si stringono
   » non esprime gioia reale, ma è un espediente per dare 
    più volume al volto e per far sbloccare la figura dalla rigidità
   » dona tridimensionalità al volto facendolo sembrare più reale
-    Corona di foglie
   » può essere riconducibile alla vincita delle gare panatee
   » in tal caso la statua viene datata 566 a.C., anno delle gare
   » statua votiva e di commemorazione della vittoria
-    Linea alba = linea arcuata che disegna i muscoli del torace
   » è ancora disegnata, non modellata secondo volumi
   » tentativo di realizzare i pettorali per volumi
-    Azione della scultura
   » è la prima statua che vediamo in azione, in movimento
   » viene raffigurato infatti sopra un cavallo
   » intromissione di un elemento reale rimanda al tentativo si
      raffigurare l’uomo in uno spazio reale, non ideale
   » non si arriva ancora a raffigurare l’uomo in movimento
    » viene raffigurata un’azione, ma non c’è l’azione vera