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giovedì 29 dicembre 2016

GIACOMO DA LENTINI - Amor è uno desio che vien da core: analisi e commento


Sonetto: Amor è uno desio che vien da core



  • Metrica:

Sonetto:

  • Costituito da due quartine seguite da due terzine
  • Tutti versi endecasillabi (14 in tutto)
  • Componimento che richiede una concentrazione in un numero di versi inferiore di molto rispetto a quello della canzone
  • È stato studiato come in relazione al sonetto l'io lirico assuma una rilevante centralità e come il sonetto anche per la sua stessa misura divenga componimento adatto sul piano riflessivo ragionativo e anche forma metrica utilizzata per le tenzoni tra poeti nella struttura del sonetto quello che può cambiare è dato dalla struttura delle rime.
  • Nella struttura delle rime più antica come poeti siciliani le rime delle quartine si presentano come alternate (ABAB) e si ripetono con stesso schema e le stesse rime nella seconda quartina

→ in questo caso abbiamo ripresa della rima ore e anche stessa parola core all'apertura delle terzine: in

     genere non è così (qui C è uguale ad A)

  • Situazione rappresentata

Tenzone: questo è un sonetto di risposta su che cosa sia l'amore, la genesi dell'amore in cui si sottolinea, secondo dottrina di Andrea Cappellano, l'importanza degli occhi, della visione e di quella che Cappellano individuava come immoderata cogitatio è un sonetto di risposta che generalmente viene fatta per le rime, quando si risponde si riprende una o più rime del componimento a cui dà risposta

in questo caso è una tenzone a tre:

  1. La inizia un poeta della scuola siciliana non siciliano Iacopo Mostacci: si ritiene che fosse diventato poi il falconiere di Federico II → non un compito secondario alla corte di un grande imperatore per l'importanza anche sotto profilo dei costumi nobiliari che aveva la caccia col falco (lo stesso imperatore scrive trattato su addestramento con falconi)

questione: vuole sapere che cosa sia amore: alcuni dicono che ha una dimensione ontologica, ma

     secondo Iacopo è invece una qualità, il sentimento dell'amore, l'amorosita

  1. Pier delle Vigne: amore è un ente, ha uno statuto ontologico lo personifica con la maiuscola: Amore

è il più grande magister dell'ars dictandi della scuola di Capua della sfera epistemolografica

lo ricordiamo nella selva dei suicidi in Dante

→ come poeta della scuola non è autore di molti componimenti

  1. Giacomo da Lentini: non è un ente, ma è un desiderio

riprende la rima in ore del sonetto di Iacopo Mostacci

 mentre dal secondo che è la risposta di Pier Delle Vigne .  Del sonetto di Pier è la rima in ente

Questa questione viene discussa più volte la troviamo anche nella Vita nova di Dante: spiega che anche se amore è da lui fatto agire come se fosse una persona amore non è sostanza ma come dice utilizzando linguaggio aristotelico è "accidente in sostanza", cioè qualità

questione su cosa sia amore e come ci si innamori e argomenti di discussione tra poeti

Quando c'è parentesi quadra non è espunzione ma integrazione perché edizione testi duecenteschi



  • Amor: subito introdotto all'inizio del componimento
  • Tema della visio della donna amata: l'amore da lontano, l'innamoramento per fama è famoso nell'ambito provenzale (Joafru Videl) → per Giacomo da Lentini non è quello il vero amore che stringe con furore ma quel l'amore che lega con la passione ha origine dalla vista degli occhi dipende dalla visio.
  • Questa vista penetra nel cuore che dà alimento: solo amore generato dalla vista che nel l'immaginazione del cuore porta a intensità forte di passione e sentimento questo è vero amore per lui. Elemento messo a fuoco nella fenomenologia attraverso gli occhi lo vedremo in più poeti
  • Vuole accoglie in sé questa immagine e pensa intensamente in relazione a quell'immagine
  • Regna per vive è gallicismo 

APULEIO, introduzione a le METAMORFOSI: il genere del romanzo, fonti e modelli


Il genere del romanzo nell'antichità e sua ricezione
Nell'antichità esisteva un genere romanzo come etichetta moderna, ma non esiste una teorizzazione antica del romanzo: nella coscienza degli antichi non c'è genere romanzo. Tuttavia esistono testi più numerosi redatti in greco che in latino che noi studiosi moderni etichettiamo come romanzi.
Per quanto riguarda i rappresentanti greci sono romanzi che si collocano tutti in una tematica amorosa che dal punto di vista cronologico hanno cronologia dubbia ma il primo è il romanzo di Nino e Semiramide. Questi papiri risalgono al I sec a.C mentre il grande blocco degli romanzi è dal II sec d.C. in poi.
Il più breve è anche più emblematico sono le storie di Senofonte di Efeso di Anzia e Abromine più probabilmente collocate nel II sec a.C. Romanzo che contiene tutti gli elementi narrativi che si riscontrano in forma più ampia in tutti gli altri rappresentanti di questo genere nel filone dei romanzi idealizzati/amorosi: all'inizio amore colpo di fulmine, peripezie che li separa e alla fine un lieto fine.
C'è un certo numero di testi come Longo Sofista fino a Eliodoro IV sec dC.

Luciano di Samosata e Apuleio:
Solo all'interno della narrativa greca non rientra precisamente in questa categoria dei romanzi idealizzati erotici un testo di Luciano di Samosaca intitolato Onos, "L'asino". In un greco semplice, 56 capitoli (Apuleio 12 libri). Racconta la storia di un Lucio che subisce una metamorfosi in asino, poi vive mille peripezie che terminano con un lieto fine mangiando petali di rosa e tornando così alla forma umana.
Presenta consonanze molto precise con testo di Apuleio. Addirittura ci sono passi come l'inizio del IX libro di Apuleio in cui il testo eco di Luciano costituisce le basi per un'ipotesi di ricostruzione del testo latino di Apuleio.
È quindi molto probabile che Apuleio abbia letto l'Onos.
Ma ci sono differenze notevoli: l'Onos è un testo molto più breve di quello di Apuleio.

Il filone dei romanzi di avventura:
Vi sono anche altri frammenti di narrazioni di viaggio non solo erotico. Per quanto riguarda il latino ci sono i testi di Petronio e Apuleio.
Del testo Satyricon di Petronio abbiamo frammenti, non conosciamo l'ambiente letterario in cui si è sviluppato, anche perché ne è difficile una datazione.
La storia di Apollonio re di Tiro: è un testo breve che comprende in sé una quantità incredibile di topoi romanzeschi per lo spazio in cui è.
Un altro dato che rende difficile dimostrare l'esistenza di un genere romanzo antico e che non esiste un termine per definire questi testi narrativi. Per esempio nell'ambito latino troviamo che autori che parlino di questo genere o gli stessi autori che hanno prodotto utilizzano in maniera incoerente tutti i termini che la scuola di retorica usava per i testi narrativi in genere è per le sezioni di orazione: argumentum (fittizio, non vero, ma verosimile), fabula (narrazione di fatti non veri ne verosimili), istoria ( narrazione di fatti verosimili è vero). È un tipo di partizione che apparentemente salta. Ci si riferisce ad essi usando in maniera incoerente tutti e tre questi termini in maniera casuale. Non c'è quindi un termine unico che designi questo genere quindi perché ci ostiniamo a parlare di romanzi? Cito due testi che sostengono che possono supportare l'ipotesi che anche nella coscienza del lettore antico anche il romanzo fosse recepito come genere. Esempi relativi al mondo latino:
  1. la Historia Augusta la vita di Clodio Albino (un usurpatore degli ultimi anni del II sec) paragrafo 12.
  2. Poi Macronio il commento al Somnium Scipionis I,2,8. Parrebbero testimoniare alla coscienza di autori antichi l'esistenza di un genere romanzo. Dice che passa il suo tempo occupato in "ninnananne da vecchiette" (ciò che le nonne raccontano ai bimbi sono cose infantili) Inter milesias punicas apulei, in mezzo alle Milesie puniche di Apuleio. Si parla in modo critico (sta polemizzando) di uno che passa il suo tempo con intrattenimenti da niente.
  3. Secondo passo di Macronio, siamo in un ambito cronologico  entro fine IV sec dC con Macrobio siamo nei primi anni V sec dC. Macronio nel passo stabilisce una distinzione nell'uso delle fabulae nei testi filosofici e nei testi narrativi di intrattenimento. Sta difendendo l'utilizzo del modello che Cicerone ha usato nel De repubblica, cioè  la Repubblica di Platone in cui è contenuto il mito di Er (che racconta del destino delle anime dopo la morte di felicità per i giusti e di infelicità per i malvagi). Macronio commenta il Somium, che è la sezione finale del De repubblica. Certi tipi di fabulae sono adatti ad insegnare. Ci sono invece altri tipi di fabulae che sono state escogitate e reperite solo per conquistare il piacere dell'ascoltatore (che è il contenuto del prologo delle Metamorfosi) queste fabulae sono blandite perché servono solo a solleticare le orecchie di chi ascolta. Sono associate alle commedie di Menandro, perché sono narrazioni inventate piene di peripezie di viandanti. Porta come esempio il Satyricon e le Metamorfosi Apuleio. Questo tipo di fabulae la filosofia le tiene ben lontane dal proprio sacrario. Ci testimonia un tripudio letteratura leggera, categoria in cui raggruppa insieme Apuleio e Petronio.

Nel V secolo quindi vengono sentiti come imparentati, ci dimostra la legittimità di questa operazione di etichettatura dei romanzi antichi. Lettura dei romanzi come testi di intrattenimento, ma questa è l'unica lettura praticata dai lettori antichi? Difficile rispondere di sì perché i due testi sono in un contesto polemico, la prima per far fare una brutta figura a Clodio Albino e l'altro per far risaltare la filosofia , sono in un contesto apologetico cioè in difesa dell'uso della fabula in certi contesti filosofici. Non si può dire quindi che tutti i lettori antichi applicassero questo tipo di lettura ai romanzi come produzione leggera, per piacere personale. È legato anche il problema della fruizione e del pubblico.

Pubblico e fruizione del romanzo:
Vale soprattuto per i romanzi greci che solitamente i romanzi antichi vengono messi nella categoria non della letteratura ma della paraletteratura, letti tendenzialmente da un pubblico femminile, quindi inferiore perché è un pubblico poco colto, perché non è filosofia. Sono stati quindi soggetti ad una pesante svalutazione che non corrisponde alla realtà.
Questa idea che il pubblico del romanzo fosse solo basso e femminile, ristretto a queste categorie probabilmente non corrisponde alla realtà dei fatti, perché il tipo di trasmissione che questi detesti hanno subito è quello della tradizione che hanno avuto testi fortunati dell'antichità e non necessariamente paraletterari e questo è un dato. L'idea della paraletteratura era un'idea moderna perché ci si è domandato chi poteva apprezzare questo tipo di testi. Narrativa greca è stata molto più vittima piuttosto che la narrativa latina, perché effettivamente è qualitativamente inferiore.
Fatti che smentiscono questa idea:
Questi testi hanno avuto grande diffusione con frammenti papiracei.
Forse leggevano anche uomini e colti perché abbiamo notizie sparse di lettori, alcuni testi sembrano dare ragione di questa interpretazione.
  1. Plutarco: un soldato porta con se negli intervalli della battaglia di Mileto le Fabule Milesie di Sisenna, tradotte in latino e ne è rimasto uno solo frammento. Clodio Albino si dava l'aria di essere colto.
  2. Nel commento di Serbio nelle Georgiche (se ha commentato le Georgiche è un uomo colto) dice di aver letto Antonio Diogene e Le meraviglie di là da Tule.
  3. Nella corrispondenza tra Frontone e Marco Aurelio raccomanda di leggere le Milesie di Sisenna ed erano persone di cultura elevata.
  4. Il manoscritto laurenziano delle Metamorfosi di Apuleio (che è quello principale) ha conservato la subscriptio (= nota in margine a un manoscritto) di un Sallustius, che dichiara di aver emendato il testo di Apuleio. L'attività di questo Sallustius si inquadra in un'attività di recupero ed emendazione, un'attività filologica fatta da alcuni intellettuali e aristocratici sia pagani sia cristiani alla fine del IV e inizio del V secolo a.C. dipende dal manoscritto di Sallustius ego Sallustius emendavi.
  5. Un esempio dal mondo greco: ci sono testimonianze da ogni dove. C'è un manoscritto della marciana di Venezia che contiene le Etiopiche di Eliodoro, uno dei testi più tardi e complessi rispetto ad Anzia e Abrotone. Al termine del romanzo nel manoscritto ci sono 5 fogli a firma di un certo Filippo che dà un'interpretazione allegorica in chiave cristiana delle vicende del romanzo. Probabilmente questa interpretazione del romanzo fu redatta nell'ambiente di Costantinopoli  alla fine del IV e nell'arco del V secolo, quindi subito dopo che è uscito il manoscritto.
Ipotesi di prima è probabilmente vera ma parziale, perché ci sono anche lettori colti e uomini li rende oggetto di interpretazioni diverse come questo Filippo che lo interpreta in modo cristiano. Sono testi che hanno avuto una fortuna immensa nell'antichità, lo testimonia anche una aspetto che può parere secondario ma che fa riflettere. La letteratura cristiana fin da subito inizia a riprendere i modelli del romanzo. Questo significa che anche i cristiani leggevano i romanzi pagani tutti quanti.

La produzione di Apuleio:
Ci sono giunti i Florida = sezioni di conferenze pubbliche in cui mostra il proprio virtuosismo retorico e anche opere di tipo filosofico.
Il De mundo virtuosità linguistica il de Platone e il de ??? Che ci rimandano a filosofia platonica.
Le Metamorfosi è un testo incompleto ma ne possediamo molto. Si colloca nell'ambito di una produzione di un intellettuale dagli interessi molto vari (retorica e filosofia che nel II sec spesso contrastavano), che per lui sono gli interessi prioritari. Sono un romanzo lungo e complesso di 11 libri, scritti in un latino difficile ma bellissimo. Erano conosciute anche con un altro titolo: Asinus aureus. Con questo titolo lo cita Agostino nel De civitatibus dei, in cui non fa polemica contro Apuleio, quindi intende aureus per "eccelso". Altri lo interpretano ccomedoni colore del mantello dell'asino, perché l'asino è collegato con divinità egizia Set che è divinità antagonista di Iside, uno dei protagonisti. Titolo ambiguo come anche il significato stesso del romanzo

Modelli letterari greci:
Aveva un modello greco di sicuro, che era il suo modello primario.
Nel primo paragrafo si presenta come un greco anche per scusare apologeticamente i difetti del proprio latino.
Pseudo Luciano è una delle fonti.
Ma questione più complicata perché abbiamo notizia dell'esistenza nella tradizione greca di un plasma, di un romanzo intitolato Metamorfosi  di Lucio di Patre. La notizia ci viene data nel IX secolo da un opera del patriarca Fozio che compila un'opera che è una raccolta sintetica di opere della letteratura greca, in cui ci dà anche un riassunto. Fozio cita sia l'Onus sia queste Metamorfosi di Patre. Raccontano la stessa vicenda, ma il testo lucianeo è più divertente e leggero, mentre l'altro è più serio.
L'entrata in gioco di questo terzo elemento fa sorgere ai nostri occhi un problema: se noi non conosciamo queste Metamorfosi, e nell'ipotesi che Apuleio le abbia conosciute, ciò mette in campo la possibilità che qualche cosa che a noi pare apuleiano in realtà deriva da un modello greco. Ma noi non abbiamo nessun frammento di queste Metamorfosi. Moltissimo è frutto del ingegno di Apuleio, come la storia di Amore e Psiche, ma c'è l'incognita di questo altro romanzo.

Struttura delle Metamorfosi:
Il racconto è condotto in forma omodiegetica: è significativo notare le prime due parole del romanzo "ed io". In un passo si definisce madaurensis, che è l'agettivo riferito alla città da cui è venuto Apuleio: è una sorta di lapsus o forse è voluto.
C'è una serie di peripezie iniziali, trasformazione per un errore di Lucio in asino, poi un'altra serie di peripezie e alla fine rreformatio e il ritorno alla forma umana, che avviene nell'ambito di un rito Isiaco nell'XI libro.

Gli inserti metadiegetici:
Tutte le peripezie di Lucio asino sono raccontate in prima persona, ma nella componente del racconto principale ci sono una serie di inserti metadiegetici, cose che l'asino sente succedere oppure sono altri personaggi che inseriscono racconti (i racconti nel racconto). Se guardiamo questi inserti narrativi sembrerebbe di poter ricostruire un disegno intenzionale all'interno nell'opera anche se parlare di intenzionalità è pericoloso.
I racconti dei primi tre libri, in cui c'è molto la componente del macabro, anticipano gli effetti tragici della curiosità e nella vita di Lucio protagonista.
Poi in posizione centrale (fine IV e metà VI libro) viene raccontata la storia di Amore e Psiche, che sente raccontare da una vecchia (è una fabula anilis), che la racconta ad una ragazza prigioniera dei briganti. Amore e Psiche è quindi a sua volta in un'altra vicenda (quella di Carite e Trepolemo), una vicenda d'amore che si sviluppa secondo cliché romanzeschi che si conclude nell'VIII libro in modo tragicissimo.
Un'altra serie di novelle le troviamo nel IX e nel X libro: storie di adulteri e benefici con un crescendo di orrore, il tono si incupisce procedendo, quasi si volessero esplorare tutte le possibilità verso il basso dell'umanità
Il tutto si chiude con la salus che arriva per libera iniziativa della divinità che è Iside.  Macabro, magia, trasformazione, epolemo poi prosegue vicenda dell'asino, vicenda dell'adulterio, salvezza (IX-XI libro).
Le cose più apuleiane sono Amore e Psiche e il libro finale.

APULEIO, METAMORFOSI - Libro XI, capitolo 1: analisi e commento


Capitolo 1 libro XI:

Parte con il notturno e descrive il risveglio improvviso di Lucio per una paura improvvisa, come per un brutto sogno; poi introduce la preghiera che verrà rivolta da Lucio alla luna. La ragione per cui lo stile tende ad essere molto più elevato che nel resto del romanzo è una ragione collegata alla tematica di cui il libro tratta cioè la tematica religiosa, anche perché molte sono le sequenze inniche o che descrivono una divinità: i contenuti fanno sì che il testo sia sovraccarico nello stile, stile simile alla prosa dei carmina = testi religiosi o di argomento vario tipici dell'età arcaica che sono fra la poesia e la prosa, si tratta di testi che hanno certe caratteristiche stilistiche per lo più di natura sacrale, che restano poi predominanti all'interno della tradizione letteraria latina sia nell'ambito della tradizione letteraria poetica che prosastica all'interno della quale indicano sempre l'intento di uniformarsi a un registro stilistico elevato. Carmen può essere l'incantesimo della formula magica, un canto. Es: Agricoltura di Catone, sezione in cui presenta al lettore i pole formule rituali della purificazione dei campi.



Caratteristiche di Apuleio:

  1. attenzione agli aspetti ed effetti fonici: omoteleuto, omoeoacro, rime, allitterazioni. E anche caratteristica della poetica latina, che si differenzia dalla greca.
  2. Tendenza alla abbondanza, ridondanza
    • Nell'uso dell'accostamento di sinonimi
    • Gusto della costruzione di lunghi periodi costruiti in cola che creano parallelismi che possono essere introdotti per esempio da elementi anaforici. Ha conseguenze stilistiche.
    • Tutti i testi sacrali hanno questa caratteristica: hanno la completezza come necessità fondamentale. Per essere un  testo realmente performativo, affinché  accada veramente ciò che nel testo si richiede che accada, per essere efficaci devono essere completi. Chi si rivolge alla divinità non si può permettere di offenderla trascurando uno dei numerosi epiteti a cui ci si può rivolgere. Non è un mero gusto formale l'abbondanza, ha conseguenze formali ma ha ragione sostanziale. La completezza è una istanza fondamentale di tutti i testi che hanno una natura sacrale: religione, magia e leggi hanno questa prerogativa essenziale. Tanto che questo stile è stato definito dagli studiosi "liturgico", riecheggia molto i carmina arcaici.



  • Video: il presente ci trascina cinematograficamente dentro la scena
  • Commodum: avverbio apuleiano, indica concomitanza temporale.
  • Certus: e aggettivo ma come participio congiunto
  • Silentiosus: è un conio apuleiano per quanto ci è arrivato della letteratura latina

ama gli aggettivi -osus che indica "pieno di qualche cosa": per noi suona banale ma no lo doveva essere allora

  • Pecuina et ferina: per indicare il mondo animale tutto, animali da allevamento e selvaggi.
  • Inanima = "senza soffio vitale" sono comprese e quindi Apuleio vivifica tutte le cose, tutte le cose che sono messe in essere non solo le piante ma anche cose come le pietre sono messe in essere dal cenno divino.
  • Numinis nutu: gioco etimologico hanno la stessa radice.
  • Terra caelo mare: attribuisce alla luna una potenza cosmica
  • Parallelismo dei due membri crescere e descescere dei corpi come fasi crescenti e descrescenti della luna.
    • Espressione ridondante con ablativo strumentale: crescere con incrementi, diminuire con diminuzioni
    • Oppure aumenti in relazione agli incrementi, diminuzioni della luna, è un'altra spiegazione. Parallelismo perfetto forse anche isosillabismo, il periodo apuleiano è un edificio costruito con precisione matematica.
  • Ablativo assoluto.
  • Subministrante è offerta a tavola.
  • Specimen: solitamente "esempio", ma significa ciò che si vede, verbo specio semplice non attestato e poi suffisso strumentale -men, indica "ciò attraverso cui la divinità si rende visibile". In questo caso quello che Apuleio fa è utilizzare un termine di uso comune però recuperandone il significato originario in modo evidente al lettore linguisticamente attrezzato. È lo strumento attraverso cui qualcuno si rende visibile, è l'immagine di qualcosa. Gioco di recupero etimologico dei termini. Frequente nel gusto lessicale apuleiano.
  • Lo stesso aggettivo augustum qui riferito allo specimen si presta a un'interpretazione di questo tipo. È un aggettivo si ricollega ad augeo  quindi sì "venerando" ma la connotazione propria dell'aggettivo è "ciò che ha in sé la dote del far crescere, ciò che porta alla prosperità",  una connotazione positiva molto accentuata. Accostamento alla divinità della luna che fa accrescere e diminuire tutte le cose è una connotazione che riceve all'interno di questo contesto un'enorme rilievo: la dea "fa crescere".

APULEIO, METAMORFOSI: il libro XI (riassunto e aspetti problematici)


Libro XI

Questo libro è uno dei libri più ardui delle metamorfosi che non presenta tutti quei caratteri della componente dell'intrattenimento e della beffa più cospicua in altre parti. Libro che segna una rottura rispetto all'andamento dei libri precedenti. E anche uno dei più ardui dal punto di vista stilistico.



La struttura del libro XI è episodica:

Si procede per nuclei di capitoli impregnati intorno a singoli episodi

Capitoli 1-6: questo primo gruppo vede Lucio risvegliarsi sul lido di Cencre vicino a Corinto, in un meraviglioso notturno, Lucio rivolge una preghiera alla luna, che è quello che riconosce come presenza divina a cui chiedere la salvezza ritornando umano o la morte. È solo a questo punto dopo la preghiera che gli si fa incontro qualcosa, in un modo misterioso per cui non riusciamo a capire se si tratta di un sogno o una visione o qualche cosa che vede da sveglio. Gli si fa incontro un simulacro di una divinità che viene prima descritto da Apuleio in tutti i dettagli anche molto interessanti, in modo molto particolareggiato complesso ed elaborato (ekfrasis).

Poi la dea parla e solo nel V capitolo ci viene rivelato il nome di questa divinità: Iside.

Questa lunga scena che per alcune sue caratteristiche è stata paragonata ad una scena cinematografica, paragone applicato anche ad altri episodi dell'XI libro. Riassumendo: risveglio di Lucio, apparizione del simulacro divino, le parole rivolte dalla dea a Lucio e la rivelazione della dea, del suo nome.



Capitoli 7-17 : contengono tre scene diverse ma tutte collegate all'arrivo dell'alba e che si svolgono tutte durante le feste di Iside, con un particolare Tito.

  1. Cap. 8-10: c'è una lunga descrizione della pompa sospitratrics deae, del corteo, della processione che accompagna la dea. Nel corteo si riconoscono il popolo, poi gli iniziati, poi all'interno degli iniziati i sacerdoti e poi le altre divinità con una dovizia di particolari che ricorda quello di una scena teatrale o cinematografica.
  2. Cap. 11-15: reformatio e spiegazione.
  3. Cap. 16-17: descrive il rito navigium isidis, la festa per la consacrazione di una nave in primavera a segnare la ripresa della navigazione perché d'inverno era troppo pericoloso.
  4. Cap. 18-20: descrivono la vita di Lucio presso il santuario, Lucio non ancora iniziato ai riti di Iside.
  5. Cap. 21-25: descrivono la prima iniziazione e contengono un inno ad Iside.
  6. Cap. 26-30: rappresentano una sorta di strana aggiunta alla vicenda che sembrerebbe già compiuta, perché ormai vive nel santuario e sembrerebbe che non ci sia più niente che deve accadere. Invece accadono una seconda e una terza iniziazione, sempre al culto di Iside, e poi la vicenda si sposta dalla Grecia a Roma dove Lucio dice di vivere esercitando il mestiere del foro, grazie alle sue abilità di retore.



Aspetti problematici:

È un libro molto strano, dal punto di vista narratologico. Durante tutta la vicenda c'è sempre ed è riscontrabile una continua oscillazione tra:

  • Lucio actor protagonista della storia
  • Apuleio auctor, l'io narrante. A volte capiamo che è Lucio perché non sa certe cose, altre volte non sappiamo chi stia narrando, la cosa si miscela.

Questa cosa nel XI libro si complica: nel capitolo 27 che è nell'epilogo romano, a un certo punto l'io narrante si definisce madaurensis che non e Lucio che si è rappresentato greco fin dall'inizio, ma è Apuleio!!! È una specie di lapsus che tradisce e accresce la confusione tra tutti questi io parlanti, e tradisce anche la profonda impronta che Apuleio autore evidentemente imprime sull'io narrante delle Metamorfosi e dello stesso Lucio.

Quindi l'XI libro che rappresenta la soluzione dell'enigma, il lieto fine (l'asino torna uomo), però è un libro carico esso stesso di enigmi, molto refrattario a interpretazioni univoche. Aggiunge mistero a mistero.

Esordio serio risvegliandosi e pregando la luna, poi ci rendiamo conto di questa preghiera seria e devota Lucio non può averla pronunciata a parole come è presentata perché è ancora un asino! Resta questa ambiguità tra interiorità umana ed esteriorità animale rrestai non tutto il libro fino alla reformatio. Corteo dea ha particolari di un corteo carnivalesco, anche questo libro che ha un attacco religiosus eppure ci sono elementi carichi di ambiguità, ci sono indizi a cui ci si potrebbe appigliare per sminuire la serietà di quello che stiamo leggendo. L'ambiguità si riconferma forse l'unica chiave di lettura vera.

APULEIO, METAMORFOSI: confronto tra Apuleio e il lessico cristiano


Confronto lessicale con il cristianesimo:

La salvezza di Lucio viene presentata in termini che dal punto di vista lessicale sono termini quasi più cristiani che pagani.

  1. Beatitudo è un termine che a partire da Apuleio avrà grande fortuna negli autori cristiani, contrapposizione religiosi e irreligiosi.
  2. Il termine providentia che qui è il sinonimo, l'equivalente dell'italiano "provvidenza", cioè l'attitudine della divinità, che gli stoici attribuivano al logos, a governare e intervenire alla vicenda generale del cosmo e dei singoli secondo un piano che vede avanti a se secondo un disegno razionale e sensato.
  3. Ci sono altri elementi che sembrano riprendere lo stoicismo e che poi si rivedono pari pari nei testi della tradizione cristiana come il paradosso servitium religionis con cui coincide la vera libertas. Seneca: bisogna servire la filosofia per ottenere la vera libertas. È un motivo molto presente nello stoicismo la convinzione che solo il sapiens è veramente libero (vedi il discorso degli occupati di Seneca). Questo tema lo si trova qui dove la religio sostituisce la sapientia di Seneca, ma lo si trova anche in moltissmi testi della tradizione cristiana, da San Paolo (molto prima di Apuleio) fino alla patristica (molto dopo Apuleio). Tutte queste intersezioni tra tradizioni, noi siamo abituati a considerare la linea della tradizione letteraria pagana e cristiana come mondi non comunicanti in realtà i punti di contatto erano moltissimi . Più difficilmente avranno permeabilità i temi cristiani con epicurei piuttosto che stoici.
  4. Lo stesso discorso militia filosofica degli stoici è qui la militia religionis



Apuleio è comunque un pagano; troviamo anche allusioni critiche verso i cristiani patria di Apuleio è una zona in cui ci fu massima espansione del cristianesimo, quindi è assolutamente probabile che Apuleio conobbe il cristianesimo.



Religiosa beatitudine: si ha impressione chiusi un linguaggio da noi familiare con i testi cristiani. Apuleio evidentemente era pagano in effetti quello che succede che noi constatiamo è che spesso certi termini introdotti da Apuleio stesso poi hanno un'enorme fortuna nel linguaggio cristiano. È un elemento che si riscontra e che non è del tutto spiegato. La prosa apuleiana contiene elementi che a noi suonano familiari ma sono estranei al latino classico. Usi arrivati all'italiano dai cristiani sia come coni lessicali sia come utilizzo semantico.

APULEIO, METAMORFOSI (o L'asino d'oro) - libro XI, capitolo 15: analisi e commento


Potrebbe rappresentare il punto di arrivo maturo.

È un momento successivo alla reformatio di Lucio, successivo alla storia stessa. È ritornato ormai alla vita umana. Questo capitolo contiene la lettura a posteriori di tutta la vicenda nelle parole del sacerdote che ha assistito alla reformatio. Passiamo da un estremo all'altro del libro: è la punta più alta della climax religiosa di questo personaggio.

Ma le caratteristiche dello stile apuleiano sono le stesse: si compiace degli stessi esperimenti retorici, lo stesso accumulo di registri diversi, compiacimento di usare termini rari. C'è questa varietà che è il riverbero stilistico ambiguo che resta il carattere dominante in qualunque sezione del romanzo.



  • Exanclare: verbo di registro alto "sopportare"
  • Doctrina: può essere intesa come quella cultura, quegli elementi che il narratore aveva sottolineato in sé nel proemio dell'opera o anche gli altri personaggi avevano sottolineato
  • Cecità della fortuna:  elemento proverbiale
  • Prefisso dis-  = di qua e di là
  • Pessimis periculis: allitterazione voluta perché è lettura ridondante
  • Inprovvida = uno che non vede davanti a sé → malvagità che non vede avanti a se essendo cieca
  • Beatitudo: sostantivi in -tudo appartengono al registro alto (Apuleio li ama)



  • Registro basso-colloquiale: etatula diminutivo di aetas → la prosa apuleiana i diminutivi sono una categoria di nomi lui usa anche avverbi che Apuleio predilige e sono elementi che tendono, affondano nel registro colloquiale in cui la componente affettiva è dominante

→ questa è la ragione per cui la poesia catulliana ha come uno degli elementi stilistici il diminutivo come

     componente affettiva che è accostata al registro alto

ambivalenza continua tra registro alto e registro colloquiale affettivo: ambiguità anche in questo.

  • La vera libertà è il servizio alla divinità o alla filosofia è un tema religioso e filosofico molo diffuso

ambivalenza della servitù



Caduta morale dovuta alla curiositas e per aver fatto affidamento a valori che non sono tali. Approdo alla religiosa beatitudinem e il passaggio è sancito anche da un cambiamento nella divinità che presiede alle sorti di Lucio

  • Prima c'è la Fortuna cieca, che presiede alla sorte degli uomini senza previsione
  • poi Lucio è passato sotto le ali protettive della Fortuna videns che è Iside.



  • Anafora quintupla di quid e lista sintetica allusiva ad alcune delle peripezie che ha vissuto. A cosa sono serviti gli andirivieni di viaggi, cammini asperrimi, a che cosa giovò  il timore della morte quotidiana? In realtà è un'enallage di quotidianus riferito alla morte è più probabile il timore quotidiano che una morte che poteva accadere ogni giorno. A che cosa è servito all'empia Fortuna, connotazione fortemente negativa perché è ciò che non è giusto per la legge divina non per la legge umana.
  • Illumina tutte le altre divinità: come è stata percepita dai romani questa frase? In uno dei culti misterici anche all'interno del mondo romano Iside era venerata anche come Isis Fortuna che ha caratteristicamente come attributo nelle rappresentazioni artistiche una cornucopia in mano, ha una serie attribuiti che portano abbondanza, è una buona Tuche non cieca e arbitraria.



Dopo si rivolge a Lucio con un'esortazione.



  • Candido habitu: habitus si riferisce alla veste candida della quale era stato appena rivestito dopo essere stato ritrasformato in forma umana.
  • Inovanti: ovatio è una cerimonia trionfale, significa quindi 'con passo pieno di gioia di baldanza'.
  • Sospitatrics: salvatrice
  • En ecce: introduce, il sacerdote ci riconduce all'interno della scena per renderci quasi partecipi degli effetti della reformatio, e nello stesso tempo si rivolge al pubblico presente perché tutto il corteo della dea ha assistito alla reformatio e alla scena di adesso.
  • Aerumnis: termine arcaizzante e ricercato.
  • Triumphat: lessico tecnico militare significa "trionfare su un nemico". Celebra la sua vittoria sulla sua stessa sorte, Fortuna.



Finora il riconoscimento della condizione di Lucio, poi l'invito a servire la dea, poi cominciano le iniziazioni.

Tutor munitior sono sinonimi, omoteleuto, espressione ridondante.

Militiae: arruolati in questa santa milizia, dare nomen militiae è un termine tecnico militare, un altro!

Sacramento rogari: prestare giuramento ma non in termini generali, il termine giustamente in generale è ius iurandum. Il sacramentum riconosciamo sacer + suffisso mentum di tipo strumentale, si era specializzato in latino a designare non il giuramento in generale ma militare attraverso cui ci si arruola in un esercito, qui riferito alla milizia della dea.

Non olim = poco fa, non tanto tempo fa, olim

"Subisci volontariamente": è un accostamento quasi ossimoro.

È il servo che serve a tavola, ministerium è il servizio prestato alla divinità.

APULEIO, METAMORFOSI - libro I, paragrafo 1: traduzione, analisi, commento


paragrafo 1, libro I:

Potrebbe rappresentare il punto di partenza erroneo per quegli studiosi che sono nettamente schierati sulla seconda linea interpretativa: l'attacco "Ed io" ci immerge subito in un contesto dialogico, perché è una formula che sembra voler continuare un discorso già iniziato, il tono ci introduce direttamente a un dialogo.



A te con questo sermone/discorso milesio intreccerò racconti vari e accarezzerò le tue orecchie rendendole benevole con un grazioso sussurro, se solamente tu non disprezzerai di guardarmi il papiro egizio scritto dall'arguzia della canna nilotica, così che tu possa ammirare figure e fortune di uomini convertite in forme diverse e con reciproco nesso, e viceversa di nuovo ripristinate a se stesse/alla loro forma originaria. Inizio, chi è ? Ascoltalo in breve.



  • Conseram e permulcea: congiuntivi con valore ottativo → traduzione: "possa io intrecciare e accarezzare". Ma il senso di questo congiuntivo è più vicino alla resa italiana con un futuro. La traduzione "possa io" conferisce in italiano un tono aulico, mentre qui il tono è per certi aspetti colloquiale, né stridente anche la sintassi.
  • Sermone milesio: sermo è la parola dialogata non è ciò che si scrive ma ciò che si dice ad un altro (pensa alle satire orazione).
  • Notiamo la lingua: gioco sermone-conseram che è all'origine del nome sermo.
  • Aegyptiam: è femminile perché il papiro è una pianta, e i nomi di pianta in latino sono femminili.
  • Arguitia: vuol dire "sottigliezza" sia della punta dell'elemento scrittorio sia metaforicamente dell'espressione: è un termine ambiguo
  • Nilotici: è un termine egizio (nel romanzo ci sono molti termini egizi) probabile te per ricordare già da subito la patria di Iside
  • È una formula che allude alle trasformazioni che si verificheranno nel romanzo ma non solo alle variazioni delle figure, delle forme fisiche cioè in asino fisico. Ma anche alle peripezie ai cambiamenti dal pdv della sorte dei personaggi, come minimo le peripezie di Lucio. Subirà sia trasformazione fisica sia il cambiamento della fortuna
  • Paucis: è un'espressione pertinente al registro colloquiale
  • Quis ille?: è stato un elemento che a noi sembra un elemento facile da interpretare con la punteggiatura, ma nel manoscritto non c'erano segni di punteggiatura e ha dato filo da torcere, ma in linea con questo tono colloquiale qui si introduce un interlocutore altro che pone una domanda all'io narrante.



Quello che segue è una presentazione dell'ego che ha esordito: sottolinea come sia originario della Grecia e come solo secondariamente è approdato allo studio della lingua latina.



  • Hymettos: monte di Atene, famoso per il suo miele, è flesso alla greca, di genere maschile ma qui trattato come femminile
  • Ismaro efireo: Efire era antico nome della città di Corinto e anche qui trattato come femminile per il maschile
  • Tenaro spartiatico: dove si pensava ci fossero le porte degl'inferi → Atene, Corinto, Sparta sono luoghi fondamentali della cultura e della tradizione letteraria oltre che della geografia
  • Terre felici collocate, celebrate in eterno eternamente in libri ancora più fortunati, queste terre sono la mia antica stirpe mi hanno dato i natali. Meditai la lingua attica con i primi stipendi della giovinezza.
  • Prosapia: un forte arcaismo. Non è solo stirpe ma indica appartenenza dal punto di vista culturale.
  • Stipendia: lessico militare, significa "prestare servizio militare" → merere stipendia gioca su questa espressione e la riusa in un modo inerente e straniante
  • Ogg di mereor è la lingua greca e stipendia ablativo strumentale. Disattende le aspettative del lettore.



Poi nella città lazia cioè di Roma da straniero degli studi dei qui riti coltivai la lingua locale, con dolorosa fatica senza avere nessun maestro



  • Aerumnabili: aggettivo pesantissimo e solenne che sottolinea fatica indicibile

aerumna: termine elevato, è la fatica del cuore.



Tutto questo è una premunizio contro obiezione che lettore romano potrà fare allo stile al latino usato. Potrebbe essere un'occupatio. 

  • Desultor = un acrobata che saltavano da un cavallo all'altro con i cavalli in corsa

→ Apuleio gioca con la propria stessa abilità: chiama la propria abilità stilistica a quello di un



Si difende da obiezione non perché prende sul serio la propria incapacità ma per sottolineare quel l'uso inusuale e straniante che farà della lingua latina.



Ed ecco in anticipo chiediamo scusa/venia se io, parlatore rozzo, inciamperò in qualche cosa di lingua esotico e forense.



  • Si definisce locutor e non scriptor: ambiguità tra scritto e parlato
  • Rudior: ambiguità
    1. essere grezzo: i rudimenta sono gli insegnamenti che qualcuno coglie dalla situazione di essere rudis, grezzo → primo significato: scusatemi se il latino che parlo è grezzo
    2. ragliare dell'asino → secondo significato: primo accenno alla futura metamorfosi asinina
  • Exotici ac forensis: ambiguità
    1. Ricorda a tutti la lingua del foro, del turpi untale e questo è nell'accezione più comune dell'aggettivo latino
    2. Ma potrebbe essere imparentato con avverbio foris "fuori"

Non si può dire quale delle due tradizioni e giusta o sbagliata. Gioca sull'ambiguità. Nella lingua straniera e del foro (che è dei romani). Oppure divertimento linguistico per cui affianca due termini che sono sinonimi, perché ex "fuori" esterno . Può essere anche snodo un parlante della lingua straniera.



Frase intraducibile non dal punto di vista sintattico ma qui ogni parola può voler dire tutto e il contrario di tutto. L'ampiezza semantica di ciascun termine rende impossibile una interpretazione univoca



Questa stessa variazione della voce corrisponde allo stilo/stile della scienza/abilità acrobatica al quale ci siamo avvicinati/che abbiamo scelto. Questa variazione della lingua/dello stile corrisponde allo stile di funambolica attività che ho scelto che ho intrapreso.



  • Strano accusativo diretto con un verbo come questo. Si avvicinano a costrutti della lingua colloquiale e varia per particolari e danno una veste inattesa. Un piccolo particolare che risveglia il lettore che pensa che la frase sia costruita in un cerco modo

Ommahime dell'acrobata sintetizza da un lato la varietà dei contenuti da un altro la abilità del registro stilistico. La complessità dei registri stilistici. Si torna al tono colloquiale.



Iniziamo una storia/favola alla greca, lettore stai attento e ti divertirai.



Ci sono diversi indizi che il lettore sia instradato verso una lettura leggera.

  • Sermone  milesio: tradizione narrativa, sono storie con elementi di magia di intrattenimento

→ scritte da Aristide di Mileto e poi tradotte da Sisenna nel I sec.

→ noi non abbiamo nulla di questi testi:

  • Lepido
  • Permulceam aures: non fa pensare che ciò che segua una catechesi
  • Chiusura del capitolo: ti divertirai
  • Riferimento alla fabula brentamica non indirizza verso una interpretazione ma può essere un'allusione all'esistenza di più modelli greci o almeno uno. Infatti la frase arriva dopo che ha detto che la sua formazione culturale e greca quindi un modello greco può essere. Il lettore è da subito introdotto in qualcosa che gli darà divertimento e null'altro, in una affabula zone.



Prefissi verbali (es: pre) in Apuleio hanno sempre un senso pregnante, danno sempre sfumatura al verbo.