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martedì 20 maggio 2014

GOTTFRIED WILHELM LEIBNIZ - filosofia

GOTTFRIED WILHELM LEIBNIZ

L’ORDINE CONTINGENTE DEL MONDO

-    Pensiero che domina tutta la sua riflessione: esiste un ordine non geometricamente determinato e quindi necessario ma spontaneamente organizzato e quindi libero (riconciliare l’ordine di Spinoza con la libertà)
» il punto di partenza di Leibniz è ricercare questo ordine in tutti i campi dello scibile
-    Differenza con Spinoza
» per Spinoza c’è un solo ordine univoco e necessario, che è Dio
» per Leibniz c’è un ordine contingente, frutto di una scelta (presenta Dio come colui che ha scelto, tra i
   vari ordini possibili dell’universo, il migliore cioè il più perfetto, essendo Dio stesso perfetto)
» Leibniz include la possibilità di una scelta (divina e umana)
-    Spirito di conciliazione
» questo ordine sta alla base della ricerca di un’arte combinatoria che possa conciliare
1.      meccanicismo e finalismo
2.      materialismo e spiritualismo
3.      scienza e metafisica
4.      filosofia moderna (influenzata da rivoluzione scientifica) e ontologia degli antichi (fino a scolastica)
» vuole trovare un ordine universale fondato sulla libertà e sul rispetto della pluralità
» ciò spiega la linea della sua proposta politica, basata sulla pace, e la sua volontà di riconciliare le Chiese
-    Distinzione tra piano filosofico-metafisico e piano scientifico
» piano filosofico-metafisico » spiega la realtà nel suo insieme e nei suoi aspetti sostanziali e finalistici
                                               » è quello perseguito dalla filosofia scolastica
» piano scientifico » spiega la natura nei suoi aspetti fenomenici di tipo matematico e meccanicistico
                              » gli deriva dalla rivoluzione scientifica
» si vede qui il tentativo di mediazione o di sintesi tra l’antico e il nuovo

VERITA’ DI RAGIONE E VERITA’ DI FATTO

-    Opera di Leibniz è diretta a giustificare la possibilità di un ordine contingente
» dimostra che “ordine” non significa “necessità”
» la necessità è solo nel mondo della logica non nel mondo della realtà » ordine reale non è mai necessario
» distingue due tipi di verità corrispondenti a due piani della realtà, uno logico e uno reale
-    Verità di ragione
» sono necessarie
» delineano il mondo della pura possibilità, molto più vasto ed esteso di quello della realtà
» non riguardano la realtà: non dicono nulla circa la realtà esistente di fatto
» non presuppone una corrispondenza col reale (es: leggi matematiche)
» sono identiche (nel senso che il loro predicato non fa che ripetere ciò che è già contenuto nel soggetto)
» sono fondate sui principi di identità (ogni cosa è ciò che è) e di non contraddizione (una proposizione è
   vera o falsa, quindi non può essere vera e falsa o né vera né falsa contemporaneamente)
» non possono derivare dall’esperienza quindi sono innate (no innatismo platinico perché non sono presenti
   in me come oscure percezioni che l’esperienza rende attuali, ma sono chiare da sempre)
-    La critica a Locke
» Leibniz si oppone alla critica dell’innatismo di Locke
» afferma che le idee innate non sono totalmente consapevoli, ma confuse e oscure
» sono piccole percezioni, possibilità o tendenze che l’esperienza renderà attuali, chiare, distinte
-    Verità di fatto
» sono contingenti » concernono la realtà effettiva
» delimitano il dominio ristretto della realtà nel campo molto più esteso del possibile (non posso scostarmi
   dal dato d’esperienza su cui si fondano le verità di fatto) » è un sottoinsieme delle verità di ragione
» non sono fondate sui principi d’identità e di non contraddizione (il loro contrario è possibile)
» sono fondate sul principio di ragion sufficiente » nulla si verifica senza una ragion sufficiente, senza che
   sia possibile dare una ragione che basti a spiegare perché è così e no altrimenti
» la ragion sufficiente non è una causa necessitante ma un principio di ordine e concatenazione delle cose
» il predicato non è uguale al soggetto, che però deve contenere la ragione sufficiente del suo predicato
-    I mondi possibili e la scelta divina
» Dio ha scelto un ordine che includa la scelta libera
» la ragion sufficiente che spiega perché solo questo mondo è reale è che esso è il migliore di tutti i mondi
   possibili » quindi Dio nella sua perfezione non poteva che fare questa scelta (sceglie per inclinazione)
» non implica necessità assoluta ma l’atto della volontà di Dio: ha liberamente scelto secondo la sua natura
» la ragion sufficiente inclina senza necessitare
-    Causa finale
» il principio di ragion sufficiente implica la causa finale » si stacca da Cartesio e da Spinoza
                                                                                            » si riallaccia alla scolastica
   » se Dio ha creato questo mondo xk è il migliore significa che ha agito secondo un fine (vera causa della
      sua scelta), cioè Dio ha creato il mondo per in fine » in Dio necessità ed inclinazione coincidono

LA SOSTANZA INDIVIDUALE (concetto centrale della sua metafisica » riprende termine nella scolastica)

-    Sostanza individuale = soggetto reale, esistente
» la natura di una sostanza individuale è di avere una nozione così compiuta da essere sufficiente a far
   comprendere e dedurre tutti i predicati del soggetto (es: Alessandro Magno)
-    Conoscenza umana e divina
» l’uomo non ha mai la nozione compiuta di una sostanza individuale
» l’uomo deve desumere dall’esperienza o dalla storia gli attributi di una sostanza individuale
» Dio ha una conoscenza perfetta, è in grado di individuare nella nozione di una sostanza la ragion
   sufficiente di tutti i suoi predicati » conoscenza immediata, conosce tutto a priori
» Dio conosce il destino di tutte le sostanze individuali » non vuol dire che la s. individuale sia necessitata
» ciascuno segue l’inclinazione della propria natura in modo inevitabile
» la natura di ciascuna sostanza risponde all’ordine generale dell’universo voluto da Dio
» libertà è ridotta all’inclinazione verso qualcosa che corrisponde alla natura e all’ordine generale
» tutti gli attributi di una sostanza individuale sono deducibili in modo infallibile dalla sua nozione
» finisce per modellare le verità di ragione su quelle di fatto

FISICA E METAFISICA

-    Principio della continuità
» è il principio per cui «la natura non fa mai salti»
» es: per passare dal piccolo al grande bisogna passare attraverso infiniti gradi intermedi
» di conseguenza rifiuta l’atomismo: il processo di divisione della materia non può fermarsi ad elementi
   indivisibili, come sarebbero gli atomi, ma deve procedere all’infinito
-    La forza come elemento originario del mondo fisico
» si accorge che il principio cartesiano dell’immutabilità della quantità di movimento era falso
» bisogna sostituirlo con il principio della conservazione della forza (o azione motrice)
» ciò che rimane costante nei corpi non è una quantità di movimento ma una quantità di azione motrice (è
   l’odierna energia cinetica = massa x velocità^2)
» il movimento consiste nella semplice traslazione nello spazio » non può produrre effetti
» il movimento non è reale di per sé, come lo spazio ed il tempo » li considera enti di ragione con cui
   esprimiamo i rapporti di coesistenza e successione delle cose, non costituiscono la realtà, solo la forza
» movimento, spazio, tempo sono modalità con cui le cose appaiono alla mia mente
» la forza è la vera realtà dei corpi, ciò che si conserva non è il movimento ma la quantità di azione motrice
-    La forza come principio metafisico fonda le leggi della fisica
» il concetto di forza gli serve per oltrepassare il meccanicismo
» accetta il meccanicismo cartesiano come una spiegazione provvisoria: ammette che tutto nella natura di
   possa spiegare con le nozioni di figura e movimento, ma le fa discendere da qualcosa di superiore
» la forza è il superiore principio metafisico che fonda le leggi della fisica
» ripresa della scolastica: esiste un’essenza e sostanza che però viene legata ad una questione scientifica
                                       » l’essenza non è più in termini aristotelici ma matematici
» forza passiva » resistenza che il corpo oppone alla penetrazione del movimento (da qui nasce la materia)
» forza attiva » è la vera e propria forza, è tendenza all’azione
                      » intesa come una perfezione avente in sé il principio del proprio agire (entelechìa aristotelica)
-    La forza come elemento di natura soprannaturale
» risolve la realtà fisica in una realtà incorporea (la forza passiva, che sarebbe la massa, non è corporea)
» l’elemento costitutivo della natura è quindi di natura spirituale
» viene negato il dualismo cartesiano tra res extensa e res cogitans » non esistono né estensione né materia
» tutto è spirito e vita perché tutto è forza

L’UNIVERSO MONADISTICO

-    A cosa gli serve introdurre la monade?
» questo concetto gli permette di estendere al mondo fisico il proprio concetto di ordine contingente
» con questo concetto unifica quindi mondo fisico e mondo spirituale
-    Caratteristiche della monade
» monade = è un atomo spirituale, una sostanza semplice, senza parti, priva di estensione, indivisibile
                » è un punto di forza in cui convergono forze diverse
1.      ogni monade è diversa dall’altra » non esistono due esseri perfettamente uguali
       » principio dell’«identità degli indiscernibili», se ci fossero due cose uguali sarebbero della stessa
          sostanza » c’è sempre una differenza interiore, sostanziale, qualitativa
       » due cubi uguali esistono solo in matematica, come verità di ragione, non nella realtà
2.      le monadi non possono influenzarsi a vicenda
» ogni monade è un mondo chiuso in se stesso (stanza priva di finestre = no comunicazione)
» ciascuna monade ha presente le altre monadi in maniera ideale, come rappresentazione
» ogni monade è uno «specchio vivente dell’universo» da un particolare e specifico punto di vista
» la monade è un centro attivo di rappresentazioni
3.      la monade è costituita a somiglianza della nostra anima
» due attività fondamentali » percezione: attività rappresentativa
                                            » appetizione: il tendere da una percezione all’altra
» l’appercezione è una percezione cosciente di sé (percepire con la consapevolezza di percepire)
» solo le monadi più elevateanime») hanno capacità di appercezione
» la nostra anima ha delle piccole percezioni di cui non abbiamo coscienza
» afferma che il filosofo riconosce che l’anima pensa sempre » si oppone a Cartesio e Locke che
   identificano il pensare con la coscienza di pensare (Leibniz distingue)
4.      i gradi di perfezione delle monadi sono determinati dai gradi delle loro percezioni
» Dio » è la «monade delle monade» perché ha appercezione massima e totale
          » rappresenta il mondo da tutti i punti di vista
» monadi create » sono finite per natura
                          » rappresentano il mondo solo da un particolare e determinato punto di vista
                          » non rappresentano la totalità dell’universo con lo stesso grado di chiarezza
                          » le percezioni delle monadi create sono sempre confuse
» monadi pure/semplici = monadi create che possiedono soltanto percezioni confuse
» anime degli animali » costituite da monadi fornite di memoria
                                    » va contro Cartesio affermando che gli animali non hanno anima
» spiriti umani » costituiti da monadi forniti di ragione
-    La materia
» anche la materia è costituita da monadi » la materia è un aggregato di sostanze spirituali (non è corporea)
» è infinitamente divisibile, scomponibile in infiniti elementi ultimi (le monadi) che non hanno corporeità
» quindi la natura della materia è spirituale, formata da «punti metafisici»
-    Materia prima e materia seconda
» la materia prima è la potenza passiva, la forza d’inerzia o di resistenza
» la materia seconda è la materia intesa come aggregato di monadi
» materia prima e materia seconda sono due facce della stessa medaglia, insieme costituiscono la monade
» nelle monadi superiori (anime umane) la potenza passiva è l’insieme delle percezioni confuse, che
   costituisce ciò che vi è di imperfetto nelle monadi spirituali create
-    Azione e passione nella monade
» consideriamo azione ciò che avviene alla sostanza spontaneamente, e dalla sua stessa natura
» quindi da un punto di vista metafisico ogni sostanza non fa che agire poiché tutto dopo la creazione le
   proviene da sé e non subisce l’azione di alcuna altra sostanza
» consideriamo ora azione un esercizio di perfezione, e la passione è il contrario
» quindi non vi è azione se non quando la percezione acquista consapevolezza, diviene distinta
» c’è passione quando la percezione diviene più confusa » esse indicano la nostra imperfezione
» le percezioni confuse nelle monadi spirituali corrispondono all’impenetrabilità nelle monadi corporee
» la perfezione, la forza consiste nei nostri pensieri distinti
-    Anima e corpo
» il corpo umano e animale è materia seconda, aggregato di monadi
» questo aggregato è tenuto insieme e dominato da una monade superiore, l’anima (monade dominante)
» tra corpo e anima non c’è diversità sostanziale o metafisica (solo nei gradi di chiarezza delle percezioni)
» tuttavia ammette che seguono leggi indipendenti » i corpi agiscono tra loro secondo leggi meccaniche
                                                                                  » le anime agiscono secondo le leggi della finalità
» non si può spiegare l’azione dell’anima sul corpo o viceversa, quindi l’anima e il corpo seguono leggi
   separate, senza che le leggi di una turbino quelle dell’altra » problema: come si spiega il loro rapporto?
-    Il problema dell’accordo reciproco delle monadi (problema visto più in generale)
» tutte le monadi sono perfettamente chiuse in se stesse senza la possibilità di comunicare tra di loro
» sono legate tra di loro nel fatto che ognuna costituisce un “aspetto” particolare del mondo, cioè hanno
   una rappresentazione più o meno chiara di tutte le altre monadi (che infatti costituiscono l’universo)
» es: sono tante vedute di una stessa città, si accordano ad esprimere la veduta globale dell’universo
» solo Dio abbraccia la visione completa, globale di tutto l’universo
» ciascuna monade rappresenta dell’universo il corpo di cui è entelechia in modo più distinto
» le monadi di uno stesso corpo avranno questa caratteristica in comune che le avvicina
-    Problema della comunicazione tra anima e corpo (3 maniere di spiegare loro legame)
» premessa: paragoniamo anima e corpo a due orologi
1.      ipotizza l’influenza reciproca dell’uno sull’altro » dottrina della filosofia volgare
» urta contro la tesi dell’incomunicabilità tra le monadi e l’affermazione delle loro leggi eterogenee
2.      la maniera dell’assistenza » è propria del sistema delle cause occasionali
» due orologi, anche cattivi, possono essere tenuti in armonia da un orologiaio che provveda a regolarli
» questo sistema ha la pecca di introdurre il Deus ex machina in campo naturale e ordinario
» Dio non deve intervenire nella quotidianità
3.      dottrina dell’armonia prestabilita
» resta solo che i due orologi siano stati costruiti con tanta perfezione che siano sempre in accordo
» anima e corpo seguono le proprie leggi in un’armonia prestabilita da Dio all’atto della creazione
» es: per armonia prestabilita nell’anima entra dolore quando ci facciamo male al corpo

INNATISMO

-    Innatismo totale
» parte dal dire che l’anima è un «automa immateriale» perché la sua vita si sviluppa dall’interno con
   perfetta spontaneità, secondo una legge inscritta nella natura stessa della monade che Dio creò così
» la monade è tutta innata a se stessa giacché non può ricevere nulla dall’esterno
» Dio alla creazione programma la monade in modo che abbia già tutto inscritto e sia autosufficiente
» sono innati: verità di ragione, principi logici su cui si fonda, verità di fatto, sensazioni
-    Innatismo virtuale
» le verità di ragione non possono derivare dall’esperienza perché hanno una necessità assoluta che le
   conoscenze empiriche non possiedono » contro l’empirismo di Locke (intelletto come tabula rasa)
» le verità innate sono presenti alla mente non in modo attuale bensì sottoforma di potenzialità o tendenza
» es: l’anima è come un blocco di marmo in cui sono impresse delle linee virtuali che delineano l’opera
   d’arte contenuta in esso; con pochi colpi di martello si elimina il marmo superfluo, e appare la statua
» ciò che è già iscritto si compie nel tempo e attraverso un’azione necessaria
» es: non posso stare chiuso in casa aspettando che la potenzialità si realizzi, ma è necessario uno stimolo e
   una mia azione, un mio movimento » diventa atto con la presa di coscienza attraverso il ragionamento
» l’anima ricava da se stessa le idee rendendo attuali le predisposizioni che possiede con la riflessione
-    Oltre Locke, verso Kant
» precede Kant: l’anima dispone di categorie (l’essere, la sostanza) che i sensi non potrebbero fornirle
» corregge l’assioma degli empiristi “nulla si trova nell’anima che non derivi dai sensi” aggiungendo
   “excipe: nisi ipse intellectu” cioè “a eccezione dell’anima stessa e delle sue attività”
» innovazione: l’anima è innata a se stessa perché la monade esce dalle mani di Dio compiuta nella sua
   natura e determinata (ma non necessariamente) in tutti i suo pensieri e in tutte le sue azioni
» chiama quindi le monadi «folgorazioni continue» della divinità, perché dipendono di momento in
   momento da una illuminazione divina (intesa come rivelazione improvvisa, lampadina che si accende)

DIO

-    Necessità di una teologia
» affermando l’armonia prestabilita, sottintende un sviluppo teologico
» nel suo sviluppo accoglie i temi della tradizione teologica, rielaborandoli a suo modo
» temi: problema della libertà, della predeterminazione, del male
-    Prove dell’esistenza di Dio
1.      a posteriori (3° prova di Tommaso d’Aquino desunta dal rapporto tra il possibile ed il necessario)
» ricorre al principio di ragion sufficiente
» noi facciamo esperienza di cose limitate, contingenti, non contengono nulla che renda necessaria la
   loro esistenza » Dio è la prima ragione delle cose, è ragione di se stesso, quindi necessario ed eterno
2.      Dio come intelletto, volontà e potenza
» cosa aggiunge a Tommaso d’Aquino? Che Dio ha creato il mondo migliore possibile tra tutti quanti
» questa scelta di Dio implica un intelletto per scegliere il mondo e una volontà per metterlo in atto
» tutte le varie possibilità per essere tali devono essere reali, quindi questa scelta è necessaria, e quindi
   l’esistenza di Dio è necessaria » la possibilità dell’esistenza implica una realtà che deve esistere
» esiste un solo mondo tra tutti i possibili quindi la ragione sufficiente di esso non può che essere
   costituita da un grande intelletto che ha le idee di tutti i mondi possibili e da una volontà che sceglie
» essi sono l’intelletto e la volontà di Dio
3.      il rapporto tra Dio e le verità eterne e di fatto
» Dio è nello stesso tempo ragione sufficiente del mondo che esiste di fatto e di tutti i mondi possibili
» questo perché anche le pure possibilità si devono fondare su qualcosa di reale
» si fondano sull’esistenza dell’essere necessario, la cui essenza implica l’esistenza
» Dio è quindi la fonte di ogni realtà, delle essenze possibili, delle verità eterne
» contro Cartesio: le verità eterne non dipendono dalla volontà divina ma dall’intelletto divino
» dalla volontà divina dipendono le verità di fatto
4.      prova ontologica
» elabora l’argomento di Anselmo d’Aosta utilizzando però il concetto del possibile
» contro Cartesio: si può dedurre l’esistenza (che è perfezione) da un essere perfetto solo dopo aver
   dimostrato che il concetto di questo essere è possibile (cioè privo di contraddizioni interne)
» l’argomento deve essere dalla possibilità di Dio alla sua esistenza, non dalla perfezione all’esistenza
» in Dio solo la possibilità e la realtà coincidono (per questo è necessaria la sua natura)
» non c’è dubbio che sia riconosciuto possibile data la totale assenza di limitazioni che lo caratterizza

I PROBLEMI DELLA TEODICEA

-    Il problema del male
» già i filosofi antichi hanno dovuto conciliare l’idea di un dio buono con la presenza del dolore e del male
» conia il termine “teodicea” » indica la giustificazione di Dio
                                               » cioè il tentativo di scagionarlo dall’accusa di essere responsabile del male
-    Distinzione tra tipologie di mali (si rifà allo schema agostiniano)
» male metafisico: implicito nella limitazione delle creature (deficienza dell’essere)
» male morale: coincide con il peccato o una colpa (quello che rende necessaria la giustificazione)
                       » se è voluto da Dio allora Dio non è massimamente buono
                       » se c’è senza che Dio possa impedirlo, allora Dio non è onnipotente
» male fisico: può derivare dal male metafisico (conseguenza di una natura imperfetta)
                     : può derivare dal male morale (punizione di una colpa)
-    Volontà divina e il male
» questione del male morale viene affrontata con la “regola del meglio” (norma dell’azione divina)
» in Dio c’è » una “volontà eccedente” che vuole il “bene in sé”
                    » “volontà conseguente” che sceglie il meglio, scontrandosi con il princ. di non contraddizione
» Dio vuole il bene assoluto (il “bene in sé”), in quanto buono, quindi vuole (volontà eccedente) far
   esistere ogni cosa massimamente buona (libertà, assenza di colpa)
» problema: la libertà umana non può coesistere con l’assenza di colpa totale
                  » non possono essere realizzati entrambi in maniera assoluta, neppure da Dio
                  » perché anche Dio deve sottostare al principio di non contraddizione
» violerebbe legge logica necessaria: per questo crea non un mondo perfetto ma il migliore possibile
» il mondo migliore è quello che contiene sia il bene della libertà che dell’assenza di colpa, non assoluti
» volontà permissiva di Dio si vede rispetto al peccato: lo permette in base alla sua volontà conseguente
» Dio non crea il peccato, ma l’uomo lo può scegliere grazie al libero arbitrio
-    La libertà umana
» esiste un progetto divino, un destino che però non annulla la libertà dell’uomo
» la predestinazione divina non elimina la libertà umana ma la inclina verso la scelta del meglio
» l’origine stessa dell’universo è libera e contingente, creato da un atto libero della volontà divina
» principio di ragion sufficiente orienta il mondo verso una direzione, che consiste nel meglio possibile
» la predeterminazione divina non è necessitante, ma inclinante » libertà dell’uomo consiste nella tendenza
» la scelta del meglio da parte delle creature è libera e responsabile (libertà è poter scegliere anche il male)

» punto centrale della ricerca di Leibniz = libertà dell’ordine universale

martedì 6 maggio 2014

SOFOCLE - Percorso su tutte le tragedie

VERIFICA SU SOFOCLE

1)      Rispondi brevemente a proposito del percorso umano e artistico di Sofocle: nella certezza dell’onnipotenza divina che spazio ha la libertà? La giustizia? La felicità? Il rapporto fra gli uomini?

Nelle tragedie di Sofocle emerge come centrale il rapporto tra dei e uomini, che si sviluppa in tutto il suo percorso umano e artistico.
Nell’Aiace la dea Atena, pur essendo protettrice di Odisseo, distrugge la vita del Telamonio, togliendogli le cose più care ad un uomo: la ragione e la dignità, e portandolo così al suicidio. Si capisce quindi quanto l’intervento degli dei sia solo parziale, e quanto possa generare effetti negativi su uomini innocenti, anzi su uomini già provati e sofferenti come lo stesso Aiace, che subisce quindi un doppio disonore.
Nell’Antigone la sofferenza dell’innocente è ancora più evidenziata: l’intervento divino arriva troppo tardi, e Antigone è morta con l’amara certezza di essere stata abbandonata da quegli stessi dei per cui prima aveva difeso il primato della loro giustizia rispetto alla legge umana.
Invece la tragedia che tematizza il mito di Deianira, le Trachinie, compie addirittura un passo verso quello che noi chiameremmo con un termine moderno “nichilismo”: in quest’opera la situazione che si va creando è assolutamente ingiusta, assurda, perché più di un innocente si ritrova succube di un male che non deriva da nessuna colpa. Allora davanti a ciò l’uomo, disarmato, può prendere due posizioni: una è quella del figlio di Eracle, Illo, che perde completamente la fiducia negli dei, incolpandoli di un loro mancato intervento, quindi di un loro disinteresse. La seconda è espressa dalla battuta finale del coro «E tutto questo è Zeus», che esprime una posizione di sottomissione forzata nei confronti degli onnipotenti dei, che avevano già prestabilito il male accaduto.
Però davanti a dèi indifferenti o maligni, l’uomo non è più libero, perché, non avendo colpa per ciò che accade, si ritrova in balia del caso. Viene quindi negato quel libero arbitrio che Eschilo precedentemente si era sforzato di trovare nell’individuazione di una colpevolezza nell’uomo, che può sbagliare davanti ad una scelta da prendere.
L’uomo quindi è infelice, perché tutto accade senza senso e senza che nulla si possa controllare; questo stato d’infelicità inoltre si può documentare in ogni istante della vita umana, senza dover aspettare un giudizio complessivo alla fine della vita, dopo averne tirato le somme (come esprime invece l’idea di ὄλβος). Negando questo, Sofocle nega quindi la possibilità che possa accadere un bene inaspettato, che superi il male; perde la speranza. Questo concetto è riassunto nel prologo delle Trachinie, pronunciato da Deianira, che nega la concezione di ὄλβος e afferma la sua infelicità.
L’Edipo re, invece, pur riprendendo queste tematiche in una vicenda differente, le rende più gravi e radicali nel negare all’uomo una qualche possibilità d’azione verso un bene. Infatti tutte le azioni di Edipo, uomo molto attivo e volonteroso, sono orientate verso un buon intento, ma la sua stessa azione si ritorce contro di lui e finisce per provocare un male, opposto ai suoi propositi. In tutto questo inutile e tragico affannarsi, gli dei non intervengono, anzi di divertono con oracoli veritieri ma ingannatori, beffeggiatori (come già trovato nelle Trachinie e come si troverà in futuro nell’Edipo a Colono, cui un oracolo promette gloria solo dopo avergli tolto tutto, alla morte).
Allora davanti a ciò, con la consapevolezza di questa triste e amara verità sulla reale insensatezza della vita, verità che tutti cercavano di nascondere, Edipo decide di farsi ceco, di non voler più vedere le cose per come sono.
Cosa può fare l’uomo allora? Come si può vivere così? L’atteggiamento proposto è quello del figlio e nello stesso tempo marito di Giocasta: essere ἄθεος (àtheos, ateo), cioè colui che vive nel totale disinteresse nei confronti degli dei di cui però non nega l’esistenza (gli oracoli si sono infatti rivelati veritieri).
Questi è evidente nelle tragedie seguenti, l’Elettra e il Filottete, in cui sono tematizzate vicende esclusivamente umane: il tema della divinità è quasi del tutto assente, a eccezione dell’intervento teatralmente necessario di Eracle, indispensabile per poter risolvere la situazione che si era andata a creare nella vicenda del Filottete; intervento che comunque arriva alla fine della tragedia: solo dopo dieci anni di profonda sofferenza da parte del soldato abbandonato.
Solamente nell’ultima parte della sua ultima opera Sofocle recupera una visione positiva, paradossalmente al corso della storia ateniese in cui ha vissuto il tragediografo. Infatti durante gli anni dello splendore di Atene (più propriamente la sua patria è Colono), l’autore sviluppa una visione angosciata del mondo, e mentre Atene è vessata dagli esiti fallimentari della guerra del Peloponneso, Sofocle matura invece la speranza di una visione positiva, nonostante lui stesso fosse deluso da vicende familiari.
Il messaggio principale della sua ultima tragedia è infatti che nonostante tutto il male subito durante la vita, la bellezza con cui si consuma la miracolosa morte di Edipo, supera la somma delle cose negative. Per la prima volta Sofocle esprime l’accenno ad una positività nel rapporto con gli dèi.

2)      Nella tragedia che hai letto (Edipo re, Edipo a Colono, Filottete) indica un aspetto che ti ha interessato al di fuori di quanto spiegato in classe.

Nell’Edipo a Colono mi ha stupita la dolcezza con cui viene descritto il rapporto tra Edipo e le sue due figlie Antigone ed Ismene. Infatti, dopo il loro rapimento da parte di alcuni uomini di Creonte come ricatto per il ritorno di Edipo a Tebe, e dopo che Teseo è riuscito a salvarle e riportarle da lui, il vecchio si dilunga in abbracci e ringraziamenti commossi. Sofocle riesce a descrivere i rapporti umani con una delicatezza rara. L’ho notato anche nel prologo dell’Edipo re, di cui mi ha colpito la premura del re nei confronti del suo popolo, la sofferenza che lui sente ampliata a ciascuno di loro per il morbo pestilenziale. Infatti, in queste due tragedie, i rapporti umani buoni vengono deturpati da avvenimenti preannunciati dagli dei, oppure da un altro uomo, come accade nel Filottete. Infatti in quest’ultima tragedia l’amicizia tra Neottolemo ed il povero soldato abbandonato  è rovinata, come è corrotta la stessa purezza del ragazzo, a causa di Odisseo; l’ingannatore lo convince a perseguire una condotta “machiavellica”.

C’è quindi in Sofocle, evidente nei rapporti umani, un aspetto di decadimento, di deperimento della iniziale purezza e bontà, che ho visto descritto e tematizzato in molti autori della letteratura italiana come Petrarca e Ariosto.

domenica 13 aprile 2014

SOFOCLE - Edipo a Colono

EDIPO A COLONO

-    Data di rappresentazione » viene rappresentato postumo nel 405 a.C. (altri pensano nel 401 a.C.)
» è l’ultima opera di Sofocle, che ha scritto a più di novant’anni, nel momento più tragico della vita di
   Ateme, dopo la sconfitta della guerra del Peloponneso: per queste circostanze è strano che solo qui
   recuperi una serenità mentre, durante lo splendore della città in cui viveva, ha sfiorato il nichilismo
» inoltre in questo periodo ha avuto anche problemi familiari: tutti oppure uno dei suoi figli maschi gli fa
   una processo per avere l’eredità prima della sua morte, dichiarando che ormai non aveva più la capacità
   di intendere e di volere, accusandolo di demenza senile » Sofocle si difende e vince il processo
» nonostante l’amarezza per questa condotta dei figli emerge una visione positiva
-    Ambientazione » Colono, demo di Atene (quartiere periferico) » è la patria di Sofocle
-    Personaggi » Edipo
» Antigone (figlia di Edipo)
» Teseo (re di Colono)
» Ismene (sorella di Antigone, Polinice ed Eteocle)
» Creonte (zio di Edipo e rappresentante di Eteocle, nuovo re tebano e figlio di Edipo)
» Polinice (fratello di Eteocle e figlio di Edipo)
» messaggero
-    Numero di attori » tre o quattro
                               » essendo molti i personaggi, gli attori sono costretti ad uscire spesso senza congedo per
                                  cambiarsi e fare un altro personaggio. C’è un passaggio in cui si ipotizza addirittura il
                                  quarto attore (o Ismene è rappresentata da due attori, oppure da un unico, che viene a
                                  diventare il quarto attore)
-    Coro » abitanti di Colono
-    Trama
» il vecchio e cieco Edipo è peregrinato fino a Colono, scortato dalla figlia Antigone
» non appena riconosciuto, gli abitanti di Colono lo vogliono cacciare perché non porti la peste anche nella
   loro città, ma lo fanno restare finché non torni Teseo, che decide di accoglierlo, benevolo
» le sciagure ed il tempo hanno riscattato Edipo, che ora non è più contagioso grazie alla scoperta
   rivoluzionaria della coscienza (συνοῖδα «avere coscienza»): perché un’azione sia una colpa deve essere
   voluta, quindi Edipo è in realtà innocente (non doveva essere esiliato) » questo però non toglie il dolore
» arriva Ismene, che fino ad allora aveva viaggiato da sola cercando il padre per dargli una notizia: ha
   ricevuto un oracolo che le ha rivelato che il luogo in cui morirà Edipo sarà sacro ed inviolabile
» questa novità lascia Edipo incredulo ed irritato: ora che gli dei gli avevano tolto tutto vogliono ricoprirlo
   di gloria » non ci crede, perché ha ormai perso la fede negli dei, dopo le sciagure della sua vita
» prima i tebani (governati da Eteocle), dall’altra Polinice ed i suoi, cercano di impossessarsi di Edipo
» arriva Creonte, rappresentante di Eteocle, che cerca di portare con sé Edipo col ricatto
» arriva poi Polinice, che lo incita a seguirlo in Argolide ed appoggiarlo nella lotta che sta preparando
   contro il fratello Eteocle: è un personaggio triste, che chiede compassione per la sua situazione (esiliato)
» Edipo rifiuta sdegnosamente entrambi (soprattutto Creonte, perché Ismene lo aveva avvertito che sarebbe
   stato confinato fuori da Tebe finché non morisse: i cittadini tebani temevano un nuovo contagio e così
   avrebbero avuti sicuri i dintorni della città, dove sarebbe morto, e di conseguenza la città stessa)
» l’oracolo, che dice sempre molto poco, non aveva confermato l’innocenza di Edipo, per questo i tebani
   temono che, se tornato in città, avrebbe scatenato un altro contagio
» ripetuti fragori annunciano ad Edipo che l’ora della sua morte si avvicina
» Edipo chiede a Teseo, l’unico di cui si fida, di accompagnarlo insieme alle figlie in un luogo misterioso
   in cui sa che dovrà morire, e si incammina verso il bosco delle Eumenidi
» entra in scena un messaggero che aveva accompagnato il corteo fino ad un certo punto, raccontandoci la
   fine di Edipo (gli eventi importanti, soprattutto la morte non è rappresentata nella tragedia greca)
» il messo e le due fanciulle, su richiesta di Edipo, si sono fermate ad un certo punto del percorso: solo
   Teseo è ammesso ad ammirare la sua morte miracolosa, e viene ritrovato da solo con le mani sugli occhi:
   aveva visto infatti un prodigio, l’assunzione di Edipo tra gli dei
» nell’esodo le ragazze ritornano a Colono insieme a Teseo, molto tristi, ma il coro le consola, dicendo loro
   che Edipo ha finito felicemente la sua vita, quindi esortandole a non essere più tristi
-    Osservazioni
» viene recuperata l’idea di ὄλβος, il grado di felicità che si esprime tirando le conclusioni alla fine della

   propria vita » quella di Edipo è stata una morte così miracolosa da aver superato tutta la somma dei mali

SOFOCLE - Filottete

FILOTTETE

-    Data di rappresentazione » 409 a.C. » Sofocle è ormai nella vecchiaia
-    Ambientazione » isola di Lemno
-    Personaggi » Neottolemo (figlio di Achille)
» Ulisse
» Filottete (soldato acheo)
-    Numero di attori » tre
-    Coro » marinai di Neottolemo
-    Trama
» siamo in un momento di stallo della battaglia di Troia, in cui i greci non riescono a prevalere
» il responso di un oracolo dichiara che la situazione di sbloccherà solo con la presenza in battaglia del
   figlio di Achille (aveva pressappoco dieci anni!) e di un arco che apparteneva ad Eracle, ora a Filottete
» Ulisse ed un gruppo di Achei sono partiti recuperando prima Neottolemo, che accetta onorato l’invito
   dell’eroe » era cresciuto nella memoria del padre glorioso, con l’ambizione di essere come lui
                  » Neottolemo è pieno di entusiasmo: un eroe vero e proprio era giunto fin lì per lui!
                  » inoltre Ulisse gli svela che i Greci avrebbero vinto la guerra solo grazie alla sua presenza,
                     quella guerra che neanche il padre, morto, era riuscito a vincere
» nel viaggio di ritorno a Troia sostano sull’isola di Lemno, dove, su consiglio di Odisseo, la flotta greca
   diretta a Troia aveva abbandonato Filottete perché la ferita procuratagli da un morso di serpente non si
   era più sanata, ed emanava un puzzo insopportabile » non era utile un soldato ferito
» l’unica cosa che gli lasciano per sopravvivere è l’arco di Eracle, con cui caccia (cova l’odio per 10 anni)
» Ulisse è consapevole dell’odio di Filottete, per cui manda Neottolemo da lui con una missione: avrebbe
   dovuto farselo amico e conquistare la sua fiducia fingendosi anche lui vittima della malvagità dei principi
   greci, poi, con l’inganno,rubargli l’arco nel momento opportuno
» per di più, Achille era stato contrario alla proposta fatta da Ulisse di abbandonare sull’isola Filottete, che
   lo sa bene, e per questo accoglie benevolo il figlio di colui che lo voleva salvare
» nel prologo Ulisse fa di tutti per pervertire l’onesto ragazzo, che, pur rispettoso, si ribella all’inganno
» Neottolemo viene persuaso malvolentieri ed il piano ha inizio: Filottete lo accoglie con calore e subito
   nasce un’amicizia, che resta però inquieta per il ragazzo, il quale è sempre più in crisi per la coscienza
» Filottete arriva a fidarsi di lui a tal punto che gli affida in custodia l’arco nei momenti in cui è preso da
   forti attacchi (descritti come attacchi epilettici) per la ferita ancora di serpente non ancora guarita
» quando Filottete si è addormentato dopo una crisi, gli ruba l’arco, ma la sua onestà prevale e torna
   indietro a restituirlo prima che Odisseo, uscito dal suo nascondiglio, possa impedirglielo
» saputa tutta la verità, Filottete non cede ai tentativi di persuasione da parte di Neottolemo di andare a
   Troia per aiutare chi lo abbandonò a se stesso, covando rancore per i Greci e delusione per Neottolemo
» a risolvere la situazione è l’intervento di Eracle, che entra dall’alto come un dio grazie ad una macchina
   (deus ex machina » inventata da Euripide, è una specie di pedana) » Sofocle accoglie qui la variante per
   cui Eracle è stat divinizzato dal padre dopo la morte, che non aveva accettato nelle Trachinie
» Eracle scioglie la situazione, predicendo all’amico onori e guarigione a patto che accetti di recarsi a Troia
   e di collaborare alla presa della città, dove ci saranno medici che lo cureranno
-    Osservazioni
» il mito ha spesso delle cronologie contrastanti: Neottolemo, quando finì la guerra di Troia, aveva dieci
   anni, ma viene definito un ragazzo, un adolescente » nato poco prima dell’inizio della guerra
» confronto con il Filottete di Euripide
-    Euripide fa l’isola di Lemno abitata, mentre Sofocle sceglie di presentarla deserta
-    Sofocle con questa scelta evidenzia la solitudine di Filottete, facendoci immedesimare nel suo odio
-    In Euripide il coro erano gli abitanti di Lemno, in Sofocle sono i marinai di Neottolemo, che non hanno alcun motivo per favorire Filottete o stare dalla sua parte: è completamente solo con il suo arco
-    Giustifica così l’attaccamento che ha nei confronti dell’arma, e sottolinea la crudeltà di Ulisse
» è qui la peggiore rappresentazione del personaggio di Ulisse: per lui la cosa principale è la gloria, non gli
   interessa con che mezzi ottenerla » ricerca dell’utile eliminando l’etica
                                                         » deturpa addirittura la purezza di un fanciullo, macchiandolo di colpa
» il coro non esprime una posizione, non è consigliere, è solo ubbidiente al volere del padrone Neottolemo
» il principale tema è il rapporto educativo tra adulto e ragazzo
» il giovane, con tutti i suoi desideri, le sue speranze ed aspirazioni, è conteso tra due adulti che seguono
   ciascuno il proprio utile » Odisseo poi gli insegna a commettere il male per avere successo
                                          » Odisseo rappresenta la sofistica, che insegna a vincere e non educa
                                          » Filottete dirà ad Odisseo: «tu sei entrato a forza nel cuore di questo ragazzo»
» comparsa della deus ex machina è negativa in un atragedia perché interviene nel momento in cui l’autore
   non riesce a fornire con la sola scena tutti gli elementi per la prosecuzione dell’azione fino alla
   conclusione » non sa risolvere altrimenti la situazione che crea tra i personaggi
                       » significa che il mito in sé non ha elementi sufficienti per essere condotto autonomamente

                       » inoltre c’è la scomparsa ingiustificata di Odisseo (l’attore deve cambiarsi per fare Eracle)

SOFOCLE - Elettra

ELETTRA

-    Data di rappresentazione » la datazione è incerta. Ci sono arrivate tre tragedie su questo stesso mito, l’uccisione di Clitemnestra ed Egisto, una di Eschilo (nelle Coefore), una di Euripide e questa di Sofocle. Non sappiamo se quella di Euripide viene prima o dopo. La consideriamo quindi tra Edipo re e Filottete
-    Ambientazione » Micene
-    Personaggi » Oreste (figlio di Clitennestra e Agamennone)
» Pilade (amico di Oreste)
» pedagogo di Oreste
» Elettra (sorella di Oreste)
» Crisotemi (sorella di Elettra e di Oreste)
-    Numero di attori » tre
-    Coro » donne libere (non essendo schiave, come invece in Eschilo, hanno più libertà di esprimere giudizi)
-    Trama
» Oreste arriva risoluto a vendicare il padre Agamennone uccidendo Citennestra ed Egisto
» non si fa cenno alla questione, centrale in Eschilo, della scelta tra “due giustizie”: obbedire al dio ed
   uccidere la madre oppure salvarla ma contravvenendo al comando divino
» nell’attuare il piano Oreste non è solo: lo accompagna l’amico Pilade ed un vecchio pedagogo, che ha il
   compito di recare a Clitennestra il falso messaggio che Oreste è morto
» Elettra brama la vendetta del padre: è intrisa d’odio e disprezza profondamente la madre
» né le donne del coro, né la sorella Crisotemi riescono a placare
» Crisotemi è un personaggio introdotto appositamente da Sofocle per far risaltare ancora di più la costanza
   con cui Elettra cova il suo odio: infatti l’altra sorella ha accettato la situazione e vive come una
   principessa nel palazzo
» c’è un duro scontro tra Elettra e Citennestra mentre questa sta uscendo dal palazzo per compiere un
   sacrificio propiziatorio (era qualche notte che la tormentava lo spettro del marito)
» compare il pedagogo che dà alle due donne la notizia della morte di Oreste: provoca il sollievo in
   Clitennestra (temeva la vendetta) e la disperazione nella sorella, che gli voleva molto bene
» Crisotemi non vuole prendere parte ai piani vendicativi che Elettra sta tramando: agisce allora da sola
» giungono però Oreste e Pilade, che si presentano come stranieri venuti dalla Focide (dove Clitennestra
   aveva rifugiato il figlio alla sua nascita): portano l’urna contenenti le presunte ceneri del fratello
» scena del riconoscimento tra Elettra ed Oreste, carica di pathos
» la vendetta si compie: sospinto dalle esortazioni della sorella, Oreste uccide prima Clitennestra e poi
   Egidio (in ordine inverso rispetto alle Coefore di Eschilo = per lui non è un problema il matricidio)
-    Osservazioni
» sul personaggio di Elettra, Sigmund Freud costruì il cosiddetto “complesso di Elettra”, da cui prende il
   nome » è il processo per cui un figlio, amando il genitore del sesso opposto, diventa rivale con quello
   dello stesso sesso (Elettra infatti amava Agamennone e disprezzava fino ad un odio viscerale Clitennestra)
» Elettra ama molto anche Oreste, di cui si sente la vera madre (come se fosse sposa del padre) » Sofocle
   sceglie la variante per cui il fratello l’aveva messa in salso, spiegando il suo affetto
» Elettra racconta la sua versione del sacrificio di Efigenia.
-    Suo padre, durante la spedizione verso Troia, ha ucciso un cervo sacri alla dea Artemide
-    umanamente, se n’è vantato » Artemide allora gli impone il sacrificio della figlia Efigenia (sorella di Elettra, Oreste e Crisomene), altrimenti non avrebbe potuto né andare verso Troia né tornare indietro
-    il sacrificio per lei avviene quindi per un errore comprensibile ed involontario del padre, per cui non ha potuto fare a meno di ucciderla (giustifica la sua colpa) » pur affidando una colpa, la giustifica
non abbiamo altre attestazioni di questa variante: non sappiamo se è stata creata da Sofocle

SOFOCLE - Trachinie

TRACHINIE

-    Data di rappresentazione » la datazione è controversa: la più discussa in Sofocle. La scena patetica in cui Deianira, che sta per compiere il suicidio, dà l’addio alla casa è considerata simile a quella della tragedia di Euripide Ancesti (438 a.C.). Chi imita chi? In questi casi si osserva quale situazione sia meno credibile, perché l’imitazione può essere sfalsata rispetto al contesto, potendo prevalere il desiderio di imitare rispetto alla coerenza della situazione. Sia Ancesti che Deianira si prolungano in un lungo monologo, ma la prima non sa quando morirà, mentre la sposa di Eracle pronuncia un discorso troppo lungo per una che, nella sua particolare situazione, deve affrettarsi a compiere il suicidio prima che, per l’arrivo dei familiari, gli venga impedito l’atto. Inoltre, mentre il rimpianto di Ancesti verso la casa che l’ha accolta da sposa è comprensibile, quello di Deianira nei confronti di una casa ospite è meno coerente. Si può dedurre quindi che le Trachinie di Sofocle sono successive all’Ancesti di Euripide (cioè databili dopo il 438 a.C.)
Inoltre, se si crede alla suddivisione temporale delle tragedie basandosi sui “periodi stilistici”, essendo una tragedia a dittico, le Trachinie si collocherebbero nel nucleo più antico, dopo l’Antigone.
-    Ambientazione » Trachis (città della Tessaglia)
-    Personaggi » Deianira (moglie di Eracle)
» Eracle
» Illo (figlio di Deianira ed Eracle)
» Iole
-    Numero di attori » tre
-    Coro » trachinie (abitanti di Trachis)
-    Tragedia » a dittico (ad un certo punto della tragedia il personaggio principale scompare e ne interviene un
                      altro, spesso accompagnato da una nuova tematica » la tragedia è quindi divisibile in due parti)
-    Trama » nel prologo Deianira racconta gli antefatti della sua storia (infatti il mito di Eracle è complesso e il pubblico doveva capire). Introduce anche una questione cara a Sofocle: la bellezza che sempre l’ha caratterizzata viene descritta dalla donna come una sfortuna, perché l’ha resa sempre attraente per pretendenti pericolosi, come il dio del fiume Alcheo (per la mitologia greco-latina le acque sono animate oppure si trovano dèi che sono personificazioni di corsi d’acqua). Eracle però sconfisse il mostro in un duello, sposando poi la donna che aveva salvato. La gioia del matrimonio viene compromessa nel momento in cui, durante il viaggio di nozze, attraversarono un fiume, scortati dal suo guardiano-traghettatore, il centauro Nesso. Nel trasporto di Deianira, infatti, il centauro approfitta della ragazza. Eracle, offeso, trafigge con una freccia Nesso che, prima di morire, mentre l’eroe non stava guardando, suggerisce a Deianira di raccogliere il suo sangue in una boccetta, facendole credere che fosse un filtro d’amore, da usare quando la passione dell’eroe si fosse assopita o diretta altrove. L’unica precauzione è di non esporre il liquido alla luce del sole. Lei, scioccamente, segue il consiglio e conserva la boccetta. Le nozze sono molto feconde, ed ora Deianira è una donna di mezz’età, rifugiatasi a Trachis in attesa del ritorno del marito, che vede raramente. Così, mentre lei accudisce i figli da sola, Eracle è sempre in viaggio a compiere grandi imprese. Ora Eracle è assente da quindici mesi, a conquistare la città di Ecalia. La donna ha una profezia: se Eracle fosse tornato entro un certo tempo, le sue fatiche sarebbero finite, e lei spera di vivere una vecchiaia in serenità con lui. Impaziente dell’attesa, invia il figlio maggiore Illo alla ricerca del padre. Lui, irritato, rivendica l’autonomia delle sue iniziative dalla madre, rispondendo che ci aveva già pensato lui. Ma ormai Eracle sta tornando ed è ormai alle porte: dopo quindici mesi sta tornando vittorioso dalla conquista della città Ecalia, con un grosso bottino. Tra le schiave-concubine, in particolare una dall’aria regale colpisce Deianira, che si intristisce comparando la bellezza della sua età alla sé. Comincia qui il tormento della donna; lei non prova odio verso Iole e non biasima l’amore naturale di Eracle, ma compatisce la sorte della schiava, e nello stesso tempo desidera riconquistare il marito. Deianira si ricorda quindi del filtro d’amore che conservava dall’uccisione di Nesso, e confida al coro la vicenda che aveva tenuto segreta, giudicando scioccamente che fosse giunto il tempo di usarlo. Sceglie quindi una bella veste e la unge con il sangue trasparente del centauro con un batuffolo di lana, quindi rimanda dal marito il messo che ne aveva annunciato l’arrivo con la tunica nuova, come dono per il ritorno. Dopo del tempo, però, si accorge del suo errore: il batuffolo di lana usato per spalmare la veste viene corrosa dai raggi del sole; il filtro in realtà è un veleno, infatti la veste, una volta indossata da Eracle, aderisce al suo corpo, corrodendolo. La terribile intuizione di Deianira viene confermata (da chi?) e dall’arrivo del figlio, infuriato, che la accusa di aver attentato alla vita del padre, promettendo di vendicarlo. Poi, attanagliata dalla paura e dal rimorso di aver provocato dolore al marito e di aver perso la fiducia del figlio, si uccide (come accade sempre nel teatro greco, non in scena, ma viene raccontato). Eracle, credendo che si fosse vendicata per l’amore verso Iole, la maledice. Ma quando il figlio lo informa delle vere intenzioni per cui gli aveva donato la veste, l’eroe capisce che si era compiuto un antico oracolo, secondo cui esso sarebbe stato ucciso da un morto (Nesso). L’eroe chiede dunque al figlio due cose: di portarlo primo in cima al monte Eta e ucciderlo e, prima di morire, di prendere in moglie Iole. Prima di commettere il patricidio, Illo pronuncia un lungo monologo al coro, chiedendo comprensione nei confronti del gesto che compirà: la colpa è degli dei, che si fanno chiamare padri, ma non si prendono cura dell’uomo (si ricorda che Zeus è padre di Eracle)
-    Osservazioni
» Deianira è il contrario dell’eroina: di mezz’età, bellezza sfiorita, ingenua, tradita dal marito verso cui
   però non prova rancore » è la vittima di una colpa che non ha commesso
» non c’è una colpa, solo questioni caratteriali: il suicidio di Deianira è causata dalla reazione istintiva del
   figlio » è un dramma senza responsabili, senza senso » tragedia molto negativa (tutto è retto dal caso)
» l’oracolo che prometteva a Deianira la fine di tutti i suoi mali, qualora Ercole fosse tornato in tempo, era
   corretto letteralmente (perché al suo ritorno lei è morta, quindi ha smesso di soffrire) ma ingannevole
» non c’è una possibilità per l’uomo di essere libero e felice perché è in balia del nulla
» alla fine della tragedia il coro dice a Iole: «entra in casa, non hai colpa. E tutto questo è Zeus»
» due sono le posizioni descritte da Sofocle davanti a questi avvenimenti
1.      gli dei hanno la colpa perché non sono intervenuti quando avrebbero dovuto
2.      gli dei hanno voluto che tutto ciò accadesse » idea di onnipotenza inscrutabile degli dei
» ci sono due varianti della morte di Eracle
1.      viene ucciso sul monte Eta dal figlio Illo

2.      viene ucciso sul monte Eta dal figlio Illo e poi Zeus interviene trasformandolo in un dio e offrendogli una sposa divina come premio per le fatiche compiute sulla terra (Sofocle sceglie di non farne cenno)

SOFOCLE - Aiace

SOFOCLE
AIACE

-    Data di rappresentazione » 450 a.C. (Sofocle ha 46 anni), è il più antico dei drammi di Sofocle
-    Ambientazione » piana di Troia
-    Personaggi » Aiace Telamonio
» Odisseo
» Atena
» Tecmessa (concubina di Aiace, prigioniera di guerra)
» Teucro (fratellastro minore di Aiace)
-    Numero di attori » tre
-    Coro » soldati dell’esercito di Aiace, marinai di Salamina
-    Trama » il mito ha origini antichissime. Odisseo teme la vendetta di Aiace, perché i capi greci hanno
assegnato a lui le armi del defunto Achille. Aiace si è sentito quindi ferito nell’onore, perché Odisseo è stato riconosciuto più degno di lui. Mentre Odisseo si aggira di notte per l’accampamento, preoccupato, giunge Atena, la sua dea protettrice (già nella tradizione antica), rivelandogli che ha fatto impazzire Aiace: preso dall’euforia, ha fatto strage di un branco di pecore credendo che si trattasse dei capi dell’esercito acheo, e anche i pastori, e tra poco si risveglierà dall’inganno. Così, oltre al disonore perché non gli è stato riconosciuto il valore con l’assegnazione delle armi, si aggiunge anche un’ulteriore derisione, ma Odisseo non ne gioisce, anzi ne prova compassione. Aiace entra in scena, soddisfatto del suo atto euforico (tre attori), ma una volta che riacquista il senno e si rende conto che la sua fallita vendetta gli avrebbe procurato scherno, un secondo disonore, si convince del suicidio. Dopo un discorso falsamente rassicurante con il coro e con Tecmessa, dopo l’addio alla patria lontana, pianta a terra la spada con la punta rivolta in alto e vi si getta sopra. Inizia il dramma di Aiace morto: Teucro, suo fratello minore, vorrebbe seppellire il cadavere, ma gli Atridi lo vietano. Odisseo, colpito dalla sorte infelice dell’eroe, però interviene convincendoli a malincuore a desistere dalle inimicizie, convinto che non debbano proseguire dopo la morte. Odisseo è colpito dal fatto che gli dei possano portare via la cosa più importante per gli uomini: l’onore e la dignità. Agamennone e Teucro non accettano però la ragione in Odisseo, nessuno dei due vuole Odisseo  presente al funerale.
-    Osservazioni
» il dialogo Aiace-Tecmessa è molto simile a quello tra Ettore ed Andromaca, contenuto nell’Iliade: in
   entrambe le situazioni la donna non ha più nulla a parte il compagno; la differenza è che Andromaca è
   una principessa, mentre Tecmessa non ha davvero più nessuno (per colpa di Aiace!)
» Aiace muore in scena (non era mai successo nelle altre tragedie greche), dietro un cespuglio, in totale
   solitudine, perché, altro fatto inaudito, il coro è stato allontanato
» in questa tragedia il rapporto con gli dei non interessa, a cui si sostituisce l’interesse per i rapporti con le
   persone (es: Teucro), anche se sopravviene solamente quando Aiace è morto
» l’inimicizia finisce dopo la morte o si protrae?

» Atena è protettrice di Odisseo ma a che costo! Intanto distrugge completamente la vita di un altro uomo