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giovedì 21 marzo 2013

CONVIVIO - CAPITOLO 1 - testo e commento

                                   CAPITOLO 1                                      
  
1. Sì come dice lo Filosofo nel principio de la Prima Filosofia, tutti li uomini naturalmente desiderano di sapere. La ragione di che puote essere ed è che ciascuna cosa, da providenza di prima natura impinta, è inclinabile a la sua propria perfezione; onde, acciò che la scienza è ultima perfezione de la nostra anima, ne la quale sta la nostra ultima felicitade, tutti naturalmente al suo desiderio semo subietti. 2. Veramente da questa nobilissima perfezione molti sono privati per diverse cagioni, che dentro a l’uomo e di fuori da esso lui rimovono da l’abito di scienza. Dentro da l’uomo possono essere due difetti e impedi[men]ti: l’uno da la parte del corpo, l’altro da la parte de l’anima. 3. Da la parte del corpo è quando le parti sono indebitamente disposte, sì che nulla ricevere può, sì come sono sordi e muti e loro simili. Da la parte de l’anima è quando la malizia vince in essa, sì che si fa seguitatrice di viziose delettazioni, ne le quali riceve tanto inganno che per quelle ogni cosa tiene a vile. 4. Di fuori da l’uomo possono essere similemente due cagioni intese, l’una de le quali è induttrice di necessitade, l’altra di pigrizia. La prima è la cura familiare e civile, la quale convenevolmente a sé tiene de li uomini lo maggior numero, sì che in ozio di speculazione esser non possono. L’altra è lo difetto del luogo dove la persona è nata e nutrita, che tal ora sarà da ogni studio non solamente privato, ma da gente studiosa lontano. 5. Le due di queste cagioni, cioè la prima da la parte [di dentro e la prima da la parte] di fuori, non sono da vituperare, ma da escusare e di perdono degne; le due altre, avvegna che l’una più, sono degne di biasimo e d’abominazione. 6. Manifestamente adunque può vedere chi bene considera, che pochi rimangono quelli che a l’abito da tutti desiderato possano pervenire, e innumerabili quasi sono li ’mpediti che di questo cibo sempre vivono affamati. 7. Oh beati quelli pochi che seggiono a quella mensa dove lo pane de li angeli si manuca! e miseri quelli che con le pecore hanno comune cibo! 8. Ma però che ciascuno uomo a ciascuno uomo naturalmente è amico, e ciascuno amico si duole del difetto di colui ch’elli ama, coloro che a così alta mensa sono cibati non sanza misericordia sono inver di quelli che in bestiale pastura veggiono erba e ghiande sen gire mangiando. 9. E acciò che misericordia è madre di beneficio, sempre liberalmente coloro che sanno porgono de la loro buona ricchezza a li veri poveri, e sono quasi fonte vivo, de la cui acqua si refrigera la naturale sete che di sopra è nominata. 10. E io adunque, che non seggio a la beata mensa, ma, fuggito de la pastura del vulgo, a’ piedi di coloro che seggiono ricolgo di quello che da loro cade, e conosco la misera vita di quelli che dietro m’ho lasciati, per la dolcezza ch’io sento in quello che a poco a poco ricolgo, misericordievolmente mosso, non me dimenticando, per li miseri alcuna cosa ho riservata, la quale a li occhi loro, già è più tempo, ho dimostrata; e in ciò li ho fatti maggiormente vogliosi. 11. Per che ora volendo loro apparecchiare, intendo fare un generale convivio di ciò ch’i’ ho loro mostrato, e di quello pane ch’è mestiere a così fatta vivanda, sanza lo quale da loro non potrebbe esser mangiata. 12. E questo [è quello] convivio, di quello pane degno, con tale vivanda qual io intendo indarno [non] essere ministrata. E però ad esso non s’assetti alcuno male de’ suoi organi disposto, però che né denti né lingua ha né palato; né alcuno assettatore di vizii, perché lo stomaco suo è pieno d’omori venenosi contrarii, sì che mai vivanda non terrebbe. 13. Ma vegna qua qualunque è [per cura] familiare o civile ne la umana fame rimaso, e ad una mensa con li altri simili impediti s’assetti; e a li loro piedi si pongano tutti quelli che per pigrizia si sono stati, che non sono degni di più alto sedere: e quelli e questi prendano la mia vivanda col pane, che la farò loro e gustare e patire. 14. La vivanda di questo convivio sarà di quattordici maniere ordinata, cioè quattordici canzoni sì d’amor come di vertù materiate, le quali sanza lo presente pane aveano d’alcuna oscuritade ombra, sì che a molti loro bellezza più che loro bontade era in grado. 15. Ma questo pane, cioè la presente disposizione, sarà la luce la quale ogni colore di loro sentenza farà parvente. 16. E se ne la presente opera, la quale è Convivio nominata e vo’ che sia, più virilmente si trattasse che ne la Vita Nuova, non intendo però a quella in parte alcuna derogare, ma maggiormente giovare per questa quella; veggendo sì come ragionevolmente quella fervida e passionata, questa temperata e virile esser conviene. 17. Ché altro si conviene e dire e operare ad una etade che ad altra; perché certi costumi sono idonei e laudabili ad una etade che sono sconci e biasimevoli ad altra, sì come di sotto, nel quarto trattato di questo libro, sarà propria ragione mostrata. E io in quella dinanzi, a l’entrata de la mia gioventute parlai, e in questa dipoi, quella già trapassata. 18. E con ciò sia cosa che la vera intenzione mia fosse altra che quella che di fuori mostrano le canzoni predette, per allegorica esposizione quelle intendo mostrare, appresso la litterale istoria ragionata; sì che l’una ragione e l’altra darà sapore a coloro che a questa cena sono convitati. 19. Li quali priego tutti che se lo convivio non fosse tanto splendido quanto conviene a la sua grida, che non al mio volere ma a la mia facultade imputino ogni difetto; però che la mia voglia di compita e cara liberalitate è qui seguace.

                   COMMENTO

» come dice Aristotele tutti gli uomini desiderano sapere la ragione di quello che ci circonda perché ogni cosa per natura tende alla sua perfezione = coscienza del fine ultimo
» la perfezione è l’oggetto della conoscenza
» la sapienza è la perfezione della nostra anima in cui risiede la felicità dell’uomo
» molti sono però esclusi da questa perfezione
-    per motivi interni all’uomo
1.limiti fisici (malattia)
   » difetto del corpo
2.limiti mentali, quando l’uomo si abbandona al peccato, alla malizia
   » difetto dell’anima (modo con cui l’uomo tratta le cose diversamente da come ce le presenta Dio)
-    per motivi esterni all’uomo
1.mancanza di tempo perché l’uomo può essere indaffarato in altre urgenze
2.se il luogo in cui si vive non è adatto
» coloro che si possono dedicare alla sapienza e alla propria coscienza sono pochi, gli intellettuali devono operare nella politica per migliorare le condizioni e favorire l’aumento delle persone che possono accedere a questo esercizio dell’anima
» pane degli angeli = teologia = familiarità con il fine delle cose
» metafora = il vero cibo dell’uomo è la familiarità con Dio, situazione quotidiana per gli angeli, come un pane che mangiano continuamente
» alcune persone non possono mangiare di questo pane, accedere cioè alla teologia e filosofia, per l’ostacolo del latino non conosciuta da tutti
» la lingua della coltura non permette di accedere a tutti di questioni che interessano il desiderio di tutti, per questo lui scrive in volgare: per permettere a tutti di cibarsi della verità
» scelta innovativa del volgare come lingua per trattare di filosofia
» Dante, che conosce il latino, mangia le briciole che cadono dal banchetto della verità e desidera farle gustare a tutti » come il filosofo del mito della caverna di Platone, una volta vista la luce del sole, desidera rendere partecipe tutti di quella bellezza
» non tutti però sono disporti a mangiare di questo pane: chi ha strumenti fisici e non è malizioso ha un cuore aperto alla conoscenza
» spiega la divisione del Convivio in quattordici capitoli, in ciascuno una canzone che tratta di amore e virtù accompagnata da un commento che obbliga a non fermarsi alla bellezza della poesia
» verranno illustrate quindi tutte le sfumature, le declinazioni che prende la parola letteraria (il “colore della semenza”) attraverso la forma
» paragone con la Vita Nova
-    questo testo tratta della stessa cosa ma in termini diversi, con metodi diversi
-    è un testo più da adulti perché ha strumenti più adatti a questa età (similitudine della donna che da vecchia non può vestirsi come vestiva allora)
-    cambia la modalità con cui accostarsi all’unico oggetto della conoscenza
-    qui si rivolge a tutta l’umanità non al pubblico ristretto delle donne che hanno provato amore
-    la Vita Nova è narrativa, il Convivio espone il senso letterale e allegorico
» chiede infine scusa se la sua capacità umana non è all’altezza dell’oggetto della conoscenza, che è divino, questo non è segno della falsità dell’oggetto di conoscenza, ma nella sua incapacità umana

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