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domenica 29 aprile 2012

LESSICO FAMILIARE - Natalia Ginzburg


Descrivi la personalità del padre e della madre dell’amica ricavandola dalle pagine lette finora. Poi descrivi la voce di uno dei tuoi due genitori sottolineando gli aspetti che maggiormente esprimono la sua personalità.

IL PADRE DI NATALIA
Questo personaggio è molto interessante perché pieno di abitudini insolite come fare la doccia fredda di mattina, oppure mangiare lo yogurt appena alzato, che lui chiama “mezzorado”(infatti un’altra sua particolarità è di dare dei nomi inusuali, come chiamare le barzellette “scherzettini” o gli sci “ski”, oppure chiama “pipire” le pellicine delle dita); pieno di contraddizioni, come quando si lamenta che sua moglie prepara cibi che non gli piacciono e poi si lamenta che gli si debbano preparare cose speciali affermando che lui mangia tutto. Il padre dell’autrice ha anche la particolarità di non vergognarsi mai e di dire apertamente, al livello di voce che desidera, quello che pensa : come quando insulta le amiche di sua moglie che chiacchierano troppo, oppure quando torna a casa da lavoro con dei suoi colleghi e, per la strada, si mette a gridare il suo pensiero su tutti e su tutto, o anche quando, nei corridoi del laboratorio dove lavora, urla e canta come se fosse per i corridoi di casa sua; per non parlare di quando, nel treno, si è messo a tuonare che “la madre del mezzorado non era nella borsa” riferendosi al contenitore dello yogurt o di come non sopportasse gli “scherzettini” tranne che i suoi. È in pratica un po’ burbero, ma con una forte personalità e carattere di una persona che crede di essere circondato da, come dice lui, “sempi” ma ai quali, nelle profondità del cuore, vuole un gran bene.

LA MADRE DI NATALIA
Questo personaggio è caratterizzato dalla tranquillità, in contrasto con il marito. È una donna che ama chiacchierare con le amiche che invita spesso a casa e che ama molto la famiglia, per la quale ha rinunciato a finire gli studi di medicina.
Una donna paziente, che accontenta sempre il marito e comprensiva: è la descrizione di Lidia, la madre dell’autrice.
Lidia non ama molto la compagnia, ma le stanno a cuore i luoghi, infatti ad ogni trasferimento, per esempio da Torino a Palermo, non si vuole staccare dalla vecchia casa anche se poi si affeziona ancora di più alla nuova. Al collegio era una ragazza vivace e pimpante, piena di creatività e voglia di divertirsi “Io son don Carlos Tadrid / e sono studente in Madrid.” Questa è una poesia che inventò lei e che accomuna tutta la famiglia.

MIO PADRE
La voce di mio padre è la prima cosa che sento la mattina: brusca, sbrigativa e concitante al risveglio; poi, se solo la voce non dà risultati, (e questo succede molto spesso) passa all’aprire la finestra e togliermi le coperte mentre canticchia canzoni allegre squillando come una trombetta.
La voce di mio padre è l’ultima cosa che mi culla nel letto caldo la sera: morbida e soffice come una nuvola che mi fa affondare nelle profondità del materasso;
- Dormi, Mirietta mia-, mi sospira baciandomi, e la sua barbetta ispida punge dolcemente la mia guancia: questa è la ninna nanna più bella che conosca.
Neanche io conosco pienamente la voce di Luigi, il mio papà, perché è lui stesso il padrone della sua voce e usa vari toni per varie occasioni.
Quando è stanco ha un tono strascicato e seccato, come per dirti che in quel momento vorrebbe solo dormire; quando mi aiuta in storia o in grammatica inizia ad urlare con una voce imperiosa, decisa e valorosa. Una volta gli chiesi il perché di tutto questo urlare ed alzarsi continuamente a guardare se ci fosse qualcuno ad ascoltarlo fuori dalla porta spalancata della mia stanza, e lui mi rispose:
- Voglio fare bella figura con la mamma-. In effetti, il resto della giornata lo passa a farsi sgridare da quest’ultima per tutte le sciocchezze che fa, e allora assume il comportamento di uno schiavo che implora pietà al proprio padrone che lo sta per frustare; la sola differenza è che lui ride mentre chiede scusa e corre dietro al tavolo della cucina per non farsi picchiare col mattarello da mia mamma, che, anche lei, vedendo mio padre in queste condizioni (quando faccio i compiti e sento “qualcuno mi aiuti” non può essere che lui), si diverte moltissimo e la prende sul ridere.
La ragione principale per cui mia mamma si arrabbia con lui è che lavora troppo con il computer (o, come lo chiama lei: <<scatola infernale>>) e quando è davanti allo schermo si stacca completamente dal mondo e sembra un robot guasto mentre ti risponde cose che non centrano niente con quello che gli hai chiesto, un esempio che succede spesso:
- Papà, hai visto per caso il mio cellulare?
- Hai già visto nel frigorifero?
- Papà…ma mi stai ascoltando?
- Cosa? Ah, sisisi certo tesoro! Guarda che le patatine sono sulla mensola!
Quando si risveglia un attimo la sua voce ritorna sognante e soave come sempre, e allora capisci che è il solito papà che riesce sempre a sorprenderti, come quando un giorno era uscito di casa con il completo bello perché doveva andare a trovare il suo capo al lavoro e ritorna di sera con dei bermuda dicendo, come se fosse la barzelletta più divertente del mondo:
- Enza, sono caduto dalla bicicletta e mi sono squarciato tutti i pantaloni… certo che se il marciapiede mi viene incontro, io come faccio a vederlo?
Mia mamma allora incomincia a preoccuparsi, ma poi, mettendo le mani sui fianchi con aria superiore dice:
- Oh, ma che scemo! Neanche i tuoi figli cadono dalla bicicletta, e un uomo adulto (e mette in risalto questa parola con cui a volte ha dei problemi ad associarla a mio padre) deve fare lo show per strada volando sul marciapiede? Adesso vieni in bagno che ti devo medicare le ferite.
A questo punto mio padre cambia voce improvvisamente: diventa brusco e contrario, come tutte le volte che deve fare una cosa di cui non ha voglia, e, quando l’alcool tocca la ferita, si mette a urlare come una belva inferocita (ormai i vicini pensano che maltrattiamo gli animali), ma tutto per finzione, per farci ridere; come quando a volte fa apposta per far arrabbiare la mamma per divertirsi oppure quando risponde al telefono dicendo:
- Si, potto? (con un tono brusco)
E quando chi è dall’altra parte del telefono gli si rivela cambia totalmente, dicendo con voce sognante:
- Ah, si, ti passo la Miriam?
Ma il tono che mi piace di più di mio padre è quello che usa quando è curioso: gli occhi gli si allargano e li punta su di me, la bocca sorride ed esclama ad ogni cosa interessante che gli dico, commentandola e facendo voltare la testa a tutti i passanti che, disturbati, si stupiscono a vedere un uomo bizzarro, con la pelata lucida come la sua giacca di pelle, a braccetto con una quattordicenne, la sua quattordicenne.

Espressioni, soprannomi e avvenimenti che sono entrati a far parte della tua famiglia.
Se vuoi passare un giorno insieme alla mia famiglia devi sapere alcune cose fondamentali. La prima cosa è che ognuno ha un nome diverso da quello di battesimo: io mi chiamo Enza e mia mamma Enza si chiama Miriam, il perché di questo mi è ancora sconosciuto, ma visto che fanno tutti così mi ci sono abituata; mio fratello si chiama il Grandone (è il più alto della casa) e mio padre lo Zuccone (o “testa di computer”), non perché è ignorante, anzi, ma per la sua lucida pelata.
Un’altra cosa molto importante è non dar tanto spessore ai rumori che si sentono in continuazione: a partire da mio fratello che canta a squarcia gola in bagno o che urla perché non ha voglia di fare i compiti fino a tutti i litigi e le minacce che Miriam aizza contro mio padre; da tutti gli oggetti che lo Zuccone rompo con la sua grazia da elefante alla nonna che si lamenta gridando alle sei della mattina per il brutto tempo e dei suoi calli.
La terza cosa è, se non vuoi avere delle noie, di assecondare sempre lo Zuccone quando si è a tavola. Quando ti chiede se vuoi vedere un film (lui ha la mania di registrarli e poi non vederli) tu devi rispondere subito di si altrimenti per tutto il pranzo o cena che sia ti elencherà tutti i titoli dei film che ha registrato; oppure se ti chiede che frutta vuoi fatti venire in mente velocemente un frutto perché, in caso contrario, non finirebbe più di spiegarti quanto è importante la frutta per la salute del corpo. Il problema è che, quando tutta la famiglia è presente ad un pranzo (cosa che succede raramente) mio padre inizia con la storia dei film ma mio fratello, che preferisce tenere la televisione spenta per parlare, inizia a dire allo Zuccone: <<Sei un anti-sociale! Non si può stare tranquilli attorno alla tavola e mangiare sentendosi in famiglia! Tu hai compagnia solo nel computer!>> A questo punto mio padre si zittisce, ma tre minuti dopo rompe il silenzio dicendo: <<Sapete che ho registrato un bel filmetto? Si chiama “cuccioli alla riscossa” e parla di cinque cagnolini che…>> non riesce a finire la frase perché il Grandone si è alzato sbraitando e sbattendo le posate, a questo punto interviene mia madre mentre io finisco veloce il cibo per sfuggire all’uragano che sta per infuriare; questo succede ogni mercoledì e venerdì sera e ormai rientra nelle abitudini di famiglia.
Un’altra avvertenza per non avere noie è che, per nessun motivo al mondo, devi chiedere a mia nonna qualcosa di storia perché inizierebbe a raccontarti della storia dei suoi nonni e bisnonni e di suo padre che combatté la prima guerra mondiale e di tutti gli strumenti e armi che utilizzava fino ad arrivare a spiegarti la strada che faceva per andare a scuola quando era giovane (per non parlare delle battaglie con gli ombrelli che le cascine rivali facevano tra di loro).
Passando un giorno con la famiglia Gaudio ti accorgerai che noi certe frasi di cui comprendiamo solo noi il significato poiché condividiamo un’esperienza, che è quella di condividere la casa e l’affetto che proviamo reciprocamente (anche se a volte tendiamo a nasconderlo).
Alcune di queste frasi sono:
<< Ecco la scienza che torna a casa! >> ci dice mia nonna a me e al Grandone al ritorno da scuola (“scienza” perché siamo entrambi bravi a scuola).
<< Alza lo sguardo dallo schermo! >> dice la Miriam quando siamo distratti, questa frase deriva da mio padre che lavora sempre con il computer staccandosi con il mondo reale che noi chiamiamo Terra.
<< Sei un’Edoardo! Vergognati! >> grida la Miriam quando io e il Grandone siamo in ritardo. Edoardo è un ragazzo che dobbiamo accompagnare a scuola la mattina che è sempre in ritardo e la Miriam ci paragona a lui quando arriviamo più tardi del previsto a casa.
<< Oh, ma che schifo! Questo cibo è inglese! >> gridiamo io e Grandone davanti a un piatto “spazzatura” che prepara mio padre quando la Miriam e la nonna non ci sono (una delle poche cose che ci accomuna è il ribrezzo per questa materia).
<< Qui è tutto tostato! >> urla mia nonna dal balconcino dove si stende il bucato, riferendosi ai vestiti asciutti.
Questa è la mia stramba famiglia e ti assicuro che un giorno solo passato con lei non basta per abituarcisi!

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