Pagine

lunedì 2 luglio 2012

RIASSUNTO CAPITOLO 27 - promessi sposi


Il capitolo inizia con l’introduzione storica della guerra di successione al ducato di Mantova. Dopo la morte di Vincenzo Gonzaga, spagnolo che deteneva il potere sul territorio, si contrappongono due eredi: da una parte il francese Carlo Gonzaga, dal ramo di Nevers, dall’altra Ferrante Gonzaga, incitato dagli spagnoli poiché principe di Guastalla. C’è una contrapposizione tra le due nazioni anche per la successione al ducato di Monferrato, per il cui governo gli spagnoli propongono Carlo Emanuele I di Savoia.
Oltre a questi conflitti tra le due nazioni si aggiunge anche il desiderio di una maggior gloria di Don Gonzalo, governatore di Milano, raggiungibile attraverso mezzi militari. Perciò si allea con il duca di Savoia e ottiene solo spreco di tempo, risorse e vite con l’assedio a Casale.

La scena si sposta sulla vera storia e Manzoni si sofferma su Renzo che vuole far avere sue notizie alle donne, per tranquillizzarle del suo stato attuale. Essendo un contadinotto, Renzo non è capace di scrivere, questo comporta automaticamente il rivelare il proprio segreto ad estranei, e Agnese si ritrova nella stessa situazione. L’operazione non ha buon fine poiché i letterati, i soli che sanno scrivere, si reputano così capaci da interpretare in modo migliore il pensiero dell’altro; il carteggio tra i due personaggi è quindi irregolare, lento e costellato da incomprensioni reciproche.
Il giovane riceve in ogni modo i cinquanta scudi, dono dell’Innominato, e la notizia poco chiara del voto di Lucia da Agnese.
Egli rifiuta entrambi, l’uno lo tiene come dote della giovine, l’altro non lo considera con rabbia e stizza.

Intanto la giovine non passa momenti migliori, a causa della continua insistenza di donna Prassede sull’argomento di Renzo che, continuando a deplorare il ragazzo, risveglia un sentimento di ribellione in Lucia, spinta a proteggerlo da accuse infondate. Così facendo la sua ferita non si rimargina più, anzi, diventa più insistente il pensiero e il desiderio di lui.

In contrapposizione alla moglie, Manzoni ci fa una descrizione dettagliata di don Ferrante, uomo di una cultura pressoché infinita su svariati argomenti tra cui filosofia antica, naturale nelle quali spicca l’apprezzamento delle opere di Aristotele; magia e stregoneria, materie in voga in quel periodo storico che permette di conoscere e di difendersi dalle malìe altrui; approfondisce la sua conoscenza anche nella storia legata alla politica, ma ciò a cui è più legato è l’arte della cavalleria, qui stranamente posta tra le altre scienze.
È più legato alla biblioteca che alla casa intera, che perciò amministra donna Prassede, dalla quale chiede solo una personale indipendenza.

Il capitolo si chiude con un’anticipazione di ciò che si narrerà nei prossimi periodi, dopo aver lasciato i nostri personaggi nello stato attuale per circa un anno, nel quale non avviene nessun fatto di rilevante importanza, in contrapposizione agli avvenimenti devastanti che stanno per accadere.

Nessun commento:

Posta un commento