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mercoledì 2 gennaio 2013

ODISSEA - riassunto del libro II


LIBRO SECONDO

RIASSUNTO
Il nucleo centrale di tutto questo libro è l’assemblea degli itacesi che Telemaco convoca la mattina dopo. Non era mai stata convocata da quando Odisseo era partito per la guerra e anche solo il fatto che solo uomini adulti potevano riunirla è segno della maturazione dell’ormai adulto Telemaco. È il primo a parlare denunciando l’atteggiamento vergognoso dei Proci che approfittano della sua ospitalità e dell’attesa del marito da parte di Penelope per risiedere nel castello regio di Ulisse e consumare tutti i suoi beni. Incita così tutta l’assemblea a sdegnarsi di questo fatto e poi irrompe in pianto. Questo non è segno di fanciullezza, bensì richiama direttamente ad una somiglianza con il padre, la cui prima descrizione avvenuta nel poema è di un uomo disperato, che, appunto, piange per essere costretto a rimanere sull’isola Ogigia. Alla provocazione risponde subito Antinoo, uno dei pretendenti di Penelope, a cui scarica la colpa della loro permanenza del castello per la sua indecisione e la sua volontà di non scegliere nessun pretendente; inoltre la accusa di aver ordito loro un inganno facendo perdere solo tempo a loro e all’organizzazione di un governo stabile per la patria. Aveva infatti rimandato inizialmente la decisione con la scusa di finire il lenzuolo con cui si avrebbe dovuto avvolgere il cadavere d Ulisse, ormai ritenuto morto; ma l’astuta donna di giorno lo tesseva, di notte lo disfaceva, finché una serva rivelò ai Proci il suo segreto. Telemaco rifiuta la proposta di Antinoo di mandare la madre dal nonno Icaro, il quale avrebbe deciso un marito per la moglie e li invita ancora una volta ad andarsene da casa sua con le stesse parole che aveva rivolto a loro nel privato della sua casa. Improvvisamente però accade un prodigio: due aquile che con gli artigli sfoderati si scagliano sulla terra; l’auguro Aliterse predice da ciò che Odisseo ritornerò a breve in patria consigliando che al suo ritorno i Proci avrebbero dovuto lasciare il suo castello. La reazione dei pretendenti diventa sempre più violenta: Eurimaco prende parola, nega che le aquile siano un segno divino e  costringe l’auguro al silenzio, ripetendo infine il consiglio a Telemaco. Questo però lo ignora avanzando lui stesso una proposta: chiede agli itacesi di preparargli una nave per compere il viaggio a Pilo e Sparta, lì avrebbe compreso notizie di suo padre e del loro re. L’assemblea, ormai in scompiglio non ascolta la proposta di Telemaco e viene chiusa frettolosamente da Leiocrito, uno dei Proci. Al termine dell’assemblea, con nulla di fatto in mano, si dirige verso la spiaggia dove invoca l’aiuto di Atena. Quella gli risponde subito affiancandolo sotto le sembianze di Mentore, l’unico che durante l’assemblea lo aveva ascoltato appoggiando il giovane ed esortando il popolo a reagire davanti alla prepotenza dei nobili pretendenti. Lì lo incoraggia e lo loda per le azioni intraprese, poi gli offre la sua nave e la sua compagnia durante il viaggio. A questo punto, mentre Mentore si aggira per Itaca per riunire una ciurma, Telemaco ritorna a casa, dove ha un ultimo scontro con i Proci prima di far preparare i viveri dalla nutrice Euriclea. A questa fa promettere di non rivelare a nessun altro all’interno della casa del suo viaggio, soprattutto a madre a cui avrebbe dovuto far aspettare undici giorni prima di riferirglielo, per non farla soffrire troppo e per assicurarsi di non venire seguito. Finalmente parte e un vento favorevole mandato da Atena fa gonfiare le vele in direzione di Pilo, patria di Nestore.

4 commenti:

  1. il nonno di Telemaco si chiama Icario, non Icaro

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  2. Il sudario che Penelope tesseva non era per il marito Ulisse, ma per Laerte.

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  3. eskereeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

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