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domenica 7 dicembre 2014

L'IDEALISMO TEDESCO e le critiche a Kant - filosofia

CRITICHE A KANT

Dopo Kant la filosofia deve fare i conti con lui, deve partire dalle rivoluzioni copernicane. Nel periodo immediatamente successivo alla sua morte, si parla di “critici” o “seguaci” di Kant. Vengono da loro messi in evidenza i punti del pensiero kantiano considerati deboli, con particolare attenzione rivolta ai dualismi lasciati dal criticismo, in particolare la distinzione tra fenomeno e noumeno.

1.      il concetto di noumeno è filosoficamente inammissibile
» se, come dice giustamente Kant, ogni realtà di cui siamo consapevoli esiste come rappresentazione
   della coscienza (che è il presupposto indispensabile per la conoscenza), come si può ammettere
   l’esistenza di qualcosa che non è rappresentata dalla mente né è rappresentabile?

C’è però una lettura errata della filosofia di Kant:
» lettura di Kant come “idealismo coscienzialistico” = doppia riduzione del fenomeno a rappresentazione, e
   della rappresentazione a coscienza
» pensano che Kant abbia affermato la realtà del noumeno, mentre ne aveva sempre negato la conoscibilità
» invece Kant nella seconda critica aveva chiarito quello che nella prima lasciava spazio al dubbio: il
   fenomeno non è una rappresentazione o un’idea, ma l’oggetto della rappresentazione, un oggetto reale
   anche se viene appreso tramite le forme mentali a priori

2.      critica del noumeno in quanto causa delle sensazioni e del fenomeno
» Kant si contraddice perché applica anche al noumeno il concetto di causa-effetto valida solo per il
   fenomeno » pensano che per Kant il noumeno sia una causa efficiente

Invece per Kant:
» il noumeno è un concetto-limite, che delimitando esalta, è un confine che definisce le cose e che ricorda
   all’uomo che la realtà non è creata da lui, ma gli oggetti gli vengono dati
» il noumeno è un “promemoria trascendentale”, che ricorda che l’oggetto ci è dato e non è creato da noi
» rivendica l’esistenza di un’alterità rispetto al pensiero, di un oggetto esterno da sé » la realtà è altro da me

LA NASCITA DELL’IDEALISMO ROMANTICO

Il termine “idealismo” in filosofia:
» è riferito a quelle visioni del mondo che privilegiano la dimensione “ideale” rispetto a quella “materiale”
   ed affermano che la vera realtà è quella spirituale
» idealismo gnoseologico = posizioni di pensiero che riducono l’oggetto della conoscenza a idea o
   rappresentazione (Schopenhauer: “il mondo è una mia rappresentazione”)
» idealismo romantico = grande corrente filosofica post-kantiana originatasi in Germania nel periodo
   romantico, i cui fondatori sono Fichte e Schelling
» esso si dice » “trascendentale” per la figliolanza con Kant che vede nell’io penso il principio fondamentale
                      » “soggettivo” per contrapposizione a Spinoza che aveva ridotto la realtà ad una Sostanza, che
                         aveva identificato con la Natura, mentre, grazie alle rivoluzioni copernicane di Kant, ora il
                         punto di vista è dal soggetto, dall’uomo
                      » “assoluto” perché mira a sottolineare che l’io (o lo spirito) è il principio unico di tutto, e che
                         al di fuori di esso non esiste nulla » chiave dell’idealismo romantico

Caratteri generali dell’idealismo romantico:
1.      abolizione della cosa in sé
» pensano che Kant non abbia avuto il coraggio di “fare il grande salto”, cioè di abolire il noumeno, e di
   conseguenza ammettere che la realtà è creata dall’io

2.      diverso concetto dell’io » la realtà è una mia creazione
» per Cartesio l’io è un’entità logica, per gli idealistici è un’entità metafisica
» per Kant l’io è principio ordinatore ma non creatore della realtà, perché è anch’esso fenomeno e non
   noumeno, è un principio finito » per questo era necessario ammettere l’esistenza del noumeno, cioè per
   spiegare la parte “passiva” della conoscenza, in cui il soggetto percepisce un oggetto esterno a sé
» l’io penso è non solo principio ordinatore, ma anche creatore della realtà attraverso un processo
   dialettico, attraverso un’azione assoluta, spontanea, libera
» l’io è un principio infinito, diventa fonte di tutto ciò che esiste » da questo la tesi tipica secondo
   cui “tutto è spirito” » l’io, da una funzione gnoseologica (Kant), assume una funzione metafisica
» per Kant l’io è limitato dalla cosa in sé » ora, abolendo il noumeno, l’io diventa infinito, illimitato
» l’io penso è principio materiale, non solo formale del conoscere (per Kant solo formale)

NB: spirito = “io penso”, “assoluto”, “infinito”
= realtà umana considerata come attività conoscitiva e pratica e come libertà creatrice
» ma quindi » in che senso lo spirito è fonte creatrice di tutto ciò che esiste?
                    » che cosa è quindi per gli idealisti la materia o la natura?
» risposta: nel concetto di dialettica

3.      concetto di dialettica
» nella realtà non c’è il positivo senza il negativo, la tesi senza l’antitesi » quindi lo spirito per essere tale ha
   bisogno di quella sua antitesi che è la natura
» l’io esiste nel momento in cui pone un non-io = la negazione dell’io, è altro dall’io = un polo dialettico
» un io senza un non io, un’attività senza un ostacolo sarebbero entità vuote, astratte, quindi impossibili

4.      capovolgimento della prospettiva tra natura e uomo
» questo è il capovolgimento della prospettiva che prima identificava nella natura la causa dello spirito e che
   concepiva l’uomo come prodotto della natura » ora è lo spirito ad essere causa e fonte della natura
» la natura esiste per l’io e in funzione dell’io, come scienza della sua attività
» la natura esiste come momento dialettico necessario della vita dello spirito

5.      l’uomo coincide con Dio stesso, essendo l’assoluto e lo spirito
» ecco perché dicono che l’uomo è la ragion d’essere e lo scopo di tutto l’universo, e perché scrivono
   “Io” e “Spirito” con la lettera maiuscola
» l’unico Dio possibile è l’io dialetticamente inteso, cioè il soggetto che si costituisce tramite l’oggetto,
   la libertà che opera attraverso l’ostacolo, l’io che si sviluppa attraverso il non-io
» l’immagine di un dio trascendente e staticamente perfetto è solo una chimera (già da Fichte)
» ci ritroviamo quindi davanti ad un panteismo spiritualistico (= Dio è lo spirito operante nel mondo)
   diverso dal panteismo naturalistico di Spinoza (= Dio è la natura) e dal trascendentismo
   ebraico-cristiano (= Dio è una Persona esistente fuori dall’universo)
» l’idealismo per questo è una forma di monismo dialettico (= esiste un’unica sostanza, lo Spirito) che si
   contrappone a tutti i dualismo metafisici e gnoseologici della storia della filosofia (= spirito e natura,
   Dio e mondo, soggetto e oggetto, libertà e necessità, fenomeno e noumeno …)

Differenza tra i filosofi idealistici (Fichte, Schelling, Hegel):
» sono d’accordo sull’interpretazione della realtà mediante le categorie di spirito e di infinito, ma si
   differenziano tra loro per il modo di intendere l’infinito e i rapporti tra infinito e finito (= natura e storia)

» l’incarnazione più profonda, coerente e radicale dell’idealismo tedesco è Hegel

1 commento:

  1. Caspita, quanti appunti! Questo sito è davvero utile e interessante, complimenti!

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