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domenica 15 febbraio 2015

CASPAR DAVID FRIEDRICH - Il viandante sul mare di nebbia - analisi

Viandante sul mare di nebbia (1818)


-    Il viandante: il cuore di questo quadro è l’uomo davanti alla natura misteriosa, infinita, non totalmente afferrabile dalle capacità umane (in questo senso è significativa la scelta della nebbia che vela la realtà e impedisce di distinguere cosa c’è al di là). La figura umana occupa il centro del quadro e tutte le linee compositive conducono lo sguardo verso il viaggiatore, fermo ad osservare la natura; lo si riconosce dal bastone, simbolo del pellegrino nel Medioevo. La differenza però che intercorre tra il pellegrino medievale e il viaggiatore romantico riguarda la meta: mentre per il primo essa è definita, quella del secondo è un indefinito infinito senza nome, verso cui non sa come procedere (si nota infatti che è al limitare della roccia, da solo). Non a caso, il punto verso cui è diretto lo sguardo della figura è coperto dal suo stesso corpo, l’osservatore non lo può vedere. L’uomo in viaggio è un tema tipico del Romanticismo che vede il viaggio come metafora della vita umana. Bisogna notare la staticità del viaggiatore, in riflessione davanti al paesaggio come molte figure di Friedrich.
-    Sagoma: anche in quest’opera il soggetto umano dà le spalle all’osservatore, proprio per permettere di immedesimarsi nel viaggiatore, il che contribuisce a creare un’aria di mistero e di ignoto. La sagoma dipinta vuole indicare l’uomo universale (anche se noi possiamo riconoscere le fattezze dell’artista in quelle del viaggiatore). L’uomo che raffigura Friedrich è sempre o da solo o in una compagnia ristretta (al massimo tre); questa inclinazione si può comprendere alla luce del contesto in cui l’artista si è formato: le fredde terre della Germania e la religione protestante, che rifiuta la comunità della Chiesa.
-    Nebbia: è una metafora. È l’elemento che rende indefinito, inafferrabile, immenso lo spazio. Impedisce di distinguere i limiti e i contorni della realtà osservata.
-    Contrapposizione tra finito e infinito nella tecnica: disegno dell’uomo in primo piano e delle rocce molto curato e definito (tradizione fiamminga). Mentre la natura sullo sfondo, la nebbia, le montagne sfumano e sono tutti elementi indefiniti, realizzati con una pennellata molto liquida, vaporosa.
-    Luce e colore: la luce definisce lo spazio e crea un contorno luminoso intorno alla figura del viaggiatore, messo ancora più in risalto dalla contrapposizione forte dei colori bianco e nero che dominano nella tavolozza dell’artista. Infatti si nota come le cose definite siano di colore scuro (uomo, rocce) e di tonalità chiare ciò che è indefinito (nebbia, cielo, monti in lontananza).
-    Realizzazione: il processo artistico di Friedrich si sviluppa ancora nello studio, non all’aria aperta come invece sarà per gli impressionisti. La sua arte è quindi una rielaborazione (come la poetica per il poeta inglese William Wordsworth).
-    Paesaggio: possiamo notare nella produzione artistica di Friedrich, il ricorrere di paesaggi simili, quali l’alba, il tramonto, il mare, la nebbia, le cime. Tutti paesaggi particolari rispetto alla realtà quotidiana, scelti per suscitare nell’uomo quel senso del sublime che il filosofo Kant aveva teorizzato: quel sentimento di sproporzione davanti alla natura che è insieme terrificante e appagante.

-    La religione della natura: Friedrich scrisse ad un amico: «Il Dicvino è ovunque, anche in un granello di sabbia». Nella sua arte questa concezione è evidente: l’uomo è spinto a ricongiungersi con la natura perché per sua struttura desidera ricongiungersi con Dio che è presente in essa.


3 commenti:

  1. chi mi fa delle considerazioni personali?
    mi servono x arte!
    che ne pensate del dipinto???!!!!rispondetemi al più presto, grazie!!!!!!:)

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    1. le considerazioni personali sono appunto "personali" dovresti farle tu :D

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