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sabato 21 luglio 2012

RIASSUNTO CAPITOLO 31 - promessi sposi


I Lanzichenecchi, i soldati delle truppe imperiali, entrano in Italia portando con sé distruzione, terrore e la peste. Questo fatto storico viene quindi approfondito da Manzoni che vuole chiarire la situazione che i personaggi dovranno affrontare, argomento che si conosce per fama ma di cui non si sanno i fatti certi e i dettagli; è per questa ragione che il narratore ha dovuto considerare più testi storici e prendere da ciascuno i fatti reali e precisi.
Dopo l’arrivo dei Lanzi alcuni cittadini iniziano ad ammalarsi, che gli anziani associano alla malattia contratta durante la peste di San Carlo del 1576.
Ludovico Settala, medico che aveva partecipato alla peste precedente, informa il tribunale della sanità di questo pericolo, ma non viene preso in considerazione.
Intanto la malattia di dilaga, così vengono mandati un commissario e un medico nei paesi da cui si ricevono notizie allarmanti, ma questi vengono persuasi da un barbiere che la malattia deriva dalle tribolazioni provate negli ultimi tempi. Solo nel momento in cui notizie di morte continuano ad arrivare e viene mandato Tadino in persona ad accertarsene viene riconosciuta la peste, e vengono presi provvedimenti. Ma ormai il contagio era diventato inarrestabile e la chiusura dei cancelli delle città non poteva giovare più di tanto.
Sia i cittadini che le autorità continuano a sminuire il pericolo; solo Federigo inizia a darsi da fare per limitare il contagio e soccorrere gli ammalati, mentre Tadino lavora per far considerare la situazione allarmante dalla popolazione.
L’inverno porta con sé una tregua alla malattia, che convince ancora di più chi era contrario ad accettarla e di conseguenza aggrava la situazione, soprattutto perché gli ammalati, per paura di andare al lazzaretto, non denunciano i casi. Il popolo è così ostile ai medici convinti del pericolo, ma a marzo la malattia si fa più forte e la peste va fatta passare sotto malattia maligna.
I Cappuccini, con a capo i Cappuccini Felice Casati e Michele Pozzobonelli, vengono incaricati di gestire il lazzaretto e le autorità iniziano ad agire, ma in modo inefficace.
Ora la peste è riconosciuta anche dalla popolazione, ma la colpa del contagio viene attribuita a operazioni del diavolo, untori che cospargevano il malanno sulle panche e le porte, come suggeriva la mentalità del tempo.
Per convincere definitivamente tutti della malattia, a Pentecoste, visto che tutti si riunivano al cimitero di San Gregorio a pregare per i morti del contagio precedente, vengono portati su un carro i cadaveri di una famiglia marchiata dalla pestilenza: ormai non c’è più dubbio del pericolo.

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