Pagine

lunedì 14 gennaio 2013

CANTICO DELLE CREATURE - analisi e osservazioni


ANALISI

1-2 » Altissimu » desinenza –u è molto frequente ed è segno di un’influenza dialettale (o chiusa diventa u)
      » onne » latinismo, deriva da “omnis”
      » tue » può essere sia soggettivo (“le tue lodi”) che oggettivo (“le lodi verso di te”) come in latino
      » et, honore » latinismo
3-4 » ène » forma umbra per “è” con epitesi (aggiunta di un fonema alla fine di una parola per esigenze
                   metriche, non motivabili dal punto di vista etimologico)
      » mentovare » “nominare”, è un francesismo
5-9 » sie » forma umbra per “sii”
      » cum » latinismo per “con”, oppure può essere letto “così come”
      » per » in latino è una preposizione che può costituire diversi complementi, ci sono varie traduzioni
               » causa = “a causa delle tue creature noi ti lodiamo”
               » strumento = “ti lodiamo attraverso le tue creature” (quella più probabile)
      » messor » “messere”, modalità tipica medievale per dire “signore”
10-11 » clarite » latinismo per “splendenti”, “che danno bianchezza”
12-14 » nubilo » sostantivo, “il cielo nuvoloso”, modellato sull’uso dei Salmi biblici
          » i versi dicono che Dio permette la vita attraverso il tempo atmosferico
15-16 » aqua » latinismo, l’acqua sembra la descrizione della Madonna (umile,preziosa,casta)
                      » coglie l’analogia delle cose con ciò che è stimabile nell’uomo o per l’uomo (l’acqua è casta?)
          » et…et…et » polisindeto (=figura retorica per cui c’è una voluta presenza eccessiva di congiunzioni
                                 copulative che rallentano la lettura per far riflettere sulle parole dette)
17-19 » frate, nocte, ello, iocundo » termini che richiamano direttamente alle parole latine corrispondenti
          » et…et…et » polisindeto che richiama a quello precedentemente usato con l’acqua
                               » nella creazione di Dio tutte le cose sono in armonia, anche quelle opposte (acqua-fuoco)
                               » Dio ha creato il giorno pieno di luce ma ha messo in grado l’uomo di creare il fuoco e
                                  illuminare anche la notte
20-22 » ne » “noi”, è la forma atona del pronome personale di I persona plurale (in disuso) » compl. Oggetto
          » terra » viene quasi personificata, descritta come qualcosa che “governa”
                     » richiamo biblico: “polvere sei e polvere ritornerai”, perché noi siamo terra (domina su di noi)
23-26 » spostamento della lode verso temi più profondi: qui Francesco loda le persone che lodano Dio
          » tema del perdono cristiano, che può perdonare tutto grazie e attraverso l’Amore di Dio
          » vengono esaltate le persone che soffrono (non era mai successo nella storia della letteratura)
          » “infirmitate” è il dolore fisico, “tribulatione” è quello morale
          » ka » è il quia latino, significa quindi “perché”
27-31 » peccata » forma in –a del neutro plurale latino
           » morte secunda » come suggerisce la tradizione cristiana, l’uomo subisce due morti: la prima è quella
                                          del corpo, quella naturale, la seconda è quella dell’anima (coincide quindi con la
                                          dannazione eterna) » anche in Dante si può ritrovare questa espressione frequente
           » è la prima volta nella storia della letteratura che la morte corporale non viene vista come qualcosa di
              negativo ma come un dono di Dio, qualcosa per cui bisogna lodarlo (la chiama “sora”, sorella!)
           » la morte è qualcosa da cui non possiamo scappare, ma non è l’ultima parola sull’uomo
           » beati » ricorrenza della parola che richiama ai testi biblici
           » santissime » non concorda con il termine a cui si riferisce, “voluntatis” perché significa che la
                                  volontà di Dio si traduce con una serie di azioni sante, non è un concetti astratto
32-33 » serviateli » “servitelo”, è una forma di imperativo particolare (latinismo del dativo “li” = a lui)
          » questi ultimi due versi riassumono tutta la regola di San Francesco
          » descrive un modo santo di stare davanti alla realtà








OSSERVAZIONI
-          E’ conosciuto anche come “Cantico di frate sole”, scritto da San Francesco d’Assisi
-          È il primo testo della poesia italiana
-          È una lauda » ballata di argomento sacro
-          Ballata » forma popolare semplificata della canzone con un numero dispari di strofe, di argomento
                      popolare, profano (amore, lavoro, natura, viaggi, famiglia…)
                   » non è individuale perché il ritornello lo cantava tutto il popolo mentre le strofe i solisti
                   » alla strofa seguiva il ritornello, che si ripeteva uguale, come le canzoni contemporanee
                   » si chiamava anche “canzone a ballo” perché si ballava sul ritornello
-          Canzone » è una serie di strofe divise in fronte (= prime due quartine) e sirma (= ultime due terzine)
                     » il congedo era l’ultima strofa del sirma, di solito diversa dalle altre
                     » non viene cantata da tutti, ci sono i solisti per tutta la canzone
-          Scritta in volgare » è il primo che lo fa, perché vuole che arrivi a tutta la popolazione
                                   » lui parla di Dio e a Dio in volgare (vuol dire che tutti possono parlare a Dio, non
                                      solo i letterati, i ricchi o gli uomini di chiesa) » cattolicità è per tutti
                                   » da questo messaggio di universalità nasce la sacra rappresentazione della vita di
                                      Cristo (e San Francesco è stato il primo ad aver ideato il presepe natalizio)
-          Realismo » con questa lauda viene data voce a tutti gli aspetti della realtà (anche la morte)
                      » torna la propensione delle opere al realismo (infatti lui descrive proprio la realtà e mette
                         tutto in relazione con Dio, perché per il medioevo tutto ne era segno e manifestazione)
-          Lingua » c’è una chiara impronta umbra nel suo stile di scrittura, ma senza tratti dialettali
                   » ci sono spessissimi elementi derivanti dal latino che esplicitano che il volgare è la lingua di
                      passaggio tra l’italiano e il latino, è segno dell’evoluzione della lingua nel corso della storia
                   » certe espressioni e la scelta di alcune parole richiamano al linguaggio biblico (anche il
                      nome della composizione ricalca il superlativo ebraico: “cantico dei cantici”)
-          Schema metrico » è una prosa rimata, quella presente anche nella Bibbia
                                 » i versetti presentati sono di tipo salmistico, di lunghezza variabile
                                 » non c’è una schema delle rime preciso, si trovano delle assonanze e poche rime
                                 » ricorso continuo al cursus = struttura ritmica della poesia latina medievale

Nessun commento:

Posta un commento