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domenica 20 gennaio 2013

DONNA DE PARADISO - Iacopone da Todi


IACOPONE DA TODI

-          “Iacopone” è un soprannome, conferitogli per il suo temperamento esoso, focoso, incontinente. In realtà si chiamava Iacopo de’ Benedetti
-          Nasce a Todi, tra Perugia e Terni, nel 1236 e muore circa nel 1306
-          Segue gli studi giuridici e probabilmente ha lavorato anche da notaio per qualche anno
-          Era un uomo sposato, borghese, scapestrato, che amava il lusso, le feste e la moglie
-          Nel 1268 entra come frate laico a far parte dell’ordine minoritico francescano
      » la sua vocazione è adulta, si converte dopo che, durante una festa, la moglie rimane uccisa a
         seguito del crollo del soffitto di casa sua
      » non è tanto l’evento traumatico a farlo convertire quanto la scoperta che la moglie indossava il
         cilicio (= strumento penitenziario per ricordare che si è fatto per Cristo)
      » scopre quindi che la moglie aveva una vita spirituale che lui non conosceva, e indossava il cilicio
          per lui, che non era credente. La moglie compensava alla sua dimenticanza di Dio soffrendo per lui
-          Entra a far parte della corrente degli spirituali (molto vicini all’ex papa Celestino V)
      » Bonifacio VIII, eletto papa nel 1294, non approva questa decisione di mettersi in una
         corrente così vicina al suo predecessore, così iniziano polemiche tra i due
      » lo scontro si spinge finché il papa scomunica Iacopone, liberato dal papa seguente Benedetto XI
      » è il “poeta ufficiale” degli spirituali, le sue poesie assumono quindi anche un ruolo propagandistico

DONNA DE PARADISO
-          Iacopone rivendica la presenza del mistero, del mistico nel mondo
-          Il popolo viene messo da lui al centro inteso come auditorio, platea da raggiungere
      » già S. Francesco ricorre alla gestualità e all’espressività, alle forme linguistiche popolaresche
      » anche Iacopone segue questo filone, ricorre ad elementi teatrali nel genere della lauda drammatica
      » questo è il primo documento che abbiamo della letteratura drammatica italiana
-          Lauda drammatica » è quella composizione poetica destinata alla recitazione (da δράμμα
                                        greco, che significa appunto “dialogo”)
                                     » veniva letta e rappresentata durante la settimana santa
                                     » sacre rappresentazioni = drammatizzazioni del Vangelo o della vita dei Santi
-          Contenuti » trae spunto dal racconto evangelico della Passione di Cristo e ha come centro il pianto
                           della Vergine chiamata ad assistere alla morte del figlio
                       » viene descritta la cattura, la condanna, la crocifissione con gli occhi della Madonna
                       » il dialogo è tra un nunzio (che poi si scoprirà essere Giovanni), Maria e Gesù
                       » la voce di Maria è costante in tutta la lauda, come se la Madonna si rivolgesse al lettore
-          Lingua » dialetto umbro
                   » tutte le parole scelte indicano un campo semantico del dolore fisico, carnale
-          Schema » lauda drammatica in forma di ballata
                    » strofe di quartine (rime aaay), il ritornello è una terzina (rime bbby…), tutti settenari
                    » ricorrono molte rime imperfette (= rima che presenta la vocale diversa, risultato di una
                       riforma grafica attuata in seguito)
          POESIA
 
«Donna de Paradiso,
lo tuo figliolo è pr
eso
Iesù Cristo beato.

Accurre, donna e vide
che la gente l’allide;
5
credo che lo s’occide,
tanto l’ho flagellato»

«Como essere porria,
che non fece follia,
Cristo, la spene mia,
10
om l’avesse pigliato?».

«Madonna, ello è traduto,
Iuda sì ll’à venduto;
trenta denar’ n’à auto,
fatto n’à gran mercato».
15

«O Pilato, non fare
el figlio meo tormentare,
25
ch’eo te
pòzzo mustrare
como a ttorto è accusato».

«
Crucifige, crucifige!
Omo che se fa rege,
secondo la nostra lege
30
contradice al senato».

«Prego che mm’entennate,
nel meo dolor pensate!
Forsa mo vo mutate
de que avete pensato».
35

«Traiàn for li latruni,
che sian soi compagnuni;
de spine s’encoroni,
ché rege ss’è clamato!».

«O mamma, o’ n’èi venuta?
Mortal me dà’ feruta,
85
cà ’l tuo plagner me
stuta
ché ’l veio sì afferato».

«Figlio, ch’eo m’aio anvito,
figlio, pat’e mmarito!
Figlio, chi tt’à firito?
90
Figlio, chi tt’à spogliato?».

«Mamma, perché te lagni?
Voglio che tu remagni,
che serve mei compagni,
ch’êl mondo aio aquistato».
95

«Figlio, questo non dire!
Voglio teco morire,
non me voglio partire
fin che mo ’n m’esc’el fiato.

C’una aiàn sepultura,
100
figlio de mamma
scura,
trovarse en
afrantura
mat’e figlio affocato!».

«Mamma col core afflitto,
entro ’n le man’ te metto
105
de Ioanni, meo eletto;
sia to figlio appellato.

Ioanni,
èsto mea mate:
tollila en caritate,
àginne pietate,
110
cà ’l core sì à furato».

«Figlio,
l’alma t’è ’scita,
figlio de la smarrita,
figlio de la sparita,
figlio
attossecato!115

Figlio bianco e vermiglio,
figlio senza simiglio,
figlio e a ccui m’apiglio?
Figlio, pur m’ài lassato!

Figlio bianco e biondo,120
figlio volto iocondo
,
figlio, perché t’à el mondo,
figlio, cusì sprezzato?

Figlio dolc’e piacente,
figlio de la dolente,
125
figlio àte la gente
mala mente trattato.

Ioanni, figlio novello,
morto s’è ’l tuo fratello.
Ora sento ’l coltello130
che fo profitizzato
.

Che moga figlio e mate
d’una morte afferrate,
trovarse abraccecate
mat’e figlio impiccato!».
               ANALISI

» rima imperfetta eso/iso



» qui sta parlando Giovanni







» ha valore impersonale (on francese)








» forma tipica dell’Italia meridionale
» scambiare -u- per -o- era tipico nell’
   Italia centrale arcaica
» eco biblica (vangelo di Luca)
















» dal latino extutare, è voce dialettale


» richiama alla figura della Trinità, ed è
  anche analoga a quella che si trova in
  Dante nell’invocazione alla Vergine
  nell’ultimo canto della Commedia
  “Vergine madre, figlia del tuo figlio”.
» non era mai successo che in uno scritto
   Gesù chiamasse Maria “mamma”, c’è   
   un’immedesimazione semplice e   
   profonda nella vicenda







» perché scurita dal dolore (nel centro-
   Italia si adora la Madonna scura »
  caratteristica umbra in risalto)
» lemma tipico di Iacopone







» latinismo, forma locale ancora presente
    nell’umbro moderno


» forma arcaica ancora consueta


» dall’aceto che Gesù bevve sulla croce,
   vocabolo che viene dal latino toscum






» qui si rivolge a lui come quando era
   bambino, vediamo la scena dagli occhi
   di una madre che rivuole il suo piccolo






» nel vangelo dell’infanzia di Gesù ci
  sono due profezie che preannunciano il
  dolore che dovrà sopportare Maria
1)   Simone alla presentazione nel tempio
     secondo il Vangelo di Luca
2)   Quando Maria lo ritrova a discutere con i sapienti nel tempio
           PARAFRASI

“Signora del Paradiso,
tuo figlio Gesù Cristo beato,
è stato preso.

Accorri, donna, e guarda
come la gente lo percuote;
credo che lo uccideranno,
tanto l’hanno flagellato.”

“Come può essere
che mi abbiano preso
Cristo, la mia speranza,
dal momento che non commise peccato?”

Mafonna, egli è stato tradito,
Giuda l’ha venduto;
ne ha ricavato trenta denari,
ci ha fatto un buon affare.”

“O Pilato, non fare
tormentare mio figlio,
perché ti posso dimostrare
che è stato accusato a torto.”

“Crocifiggi! Crocifiggi!
chi si fa re,
secondo la nostra legge
si oppone al senato.”

“Prego che mi ascoltiate,
che pensate al mio dolore!
forse allora cambierete
opinione.”

“Tiriamo fuori i ladroni,
che siano suoi compagni;
lo si coroni di spine,
visto che si è chiamato re!”

“Mamma, dove sei venuta?
ciò mi dà una ferita mortale,
perché il tuo pianto mi uccide,
perché lo vedo così tormentoso.”

“Figlio, ne ho ben ragione,
figlio, padre e marito!
figlio, chi ti ha ferito?
figlio chi ti ha spogliato?”.

“Mamma perché ti lagni?
voglio che tu rimanga,
e che tu conservi i compagni
che ho acquistato in questo mondo”.

“Figlio non dire così!
voglio morire con te,
non me ne voglio andare
finché non trarrò l’ultimo respiro.

dovremo avere una sola sepoltura,
figlio di mamma infelice,
dovranno trovarsi nel supplizio
la madre e il figlio soffocato!”.

“Mamma con il cuore afflitto,
ti metto nelle mani
di Giovanni, il mio prediletto,
e sia per te come un figlio.”

“Giovani, ecco mia madre:
prendila per carità filiale,
abbine pietà,
perché ha il cuore trafitto”.

“Figlio l’anima ti è uscita dal corpo;
figlio della donna sgomenta,
figlio della donna disperata,
figlio avvelenato!

Figlio candido e rubicondo,
figlio senza uguali,
figlio, a chi mi appoggerò?
figlio mi hai lasciato del tutto”

figlio candido e biondo,
figlio dal volto giocondo,
figlio, perché ti ha il mondo
figlio, così disprezzato?

Figlio dolce e amato,
figlio di una donna addolorata,
figlio la gente
ti ha trattato male.

Giovanni, nuovo figlio,
è morto tuo fratello.
ora sento la spada
che mi fu profetizzata.

Muoiano insieme madre e figlio
straziati dalla stessa morte,
che si trovino abbracciati
la madre e il figlio impiccato!”.


2 commenti:

  1. Risposte
    1. si, ma questo è quello che c'è sul mio libro di testo e che ho studiato in classe con la mia prof! non volevo mettere qualcosa che non ho affrontato o che non so cosa sia!

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