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domenica 20 gennaio 2013

MERAVIGLIOSA-MENTE - Giacomo da Lentini


GIACOMO DA LENTINI

-          Vive tra il 1210-1260, compone poesie dal 1230 al 1241, fu notaio della corte di Federico II
-          È il capo della Scuola siciliana di cui fissa i caratteri, i temi e le forme fondamentali
-          inventore del sonetto, struttura metrica che sarà la principale usata in Italia

MERAVIGIOSA-MENTE
-          Canzonetta » serie di poche strofe (circa sette) divise in fronte (= prime due quartine) e
                             sirma (= ultime due terzine) di cui l’ultimo verso è il congedo
-          Ci sono nove settenari in ogni strofa, che sono ripartiti in due piedi uguali (ABC ABC)
-          Rima siciliana » rima imperfetta dovuta alla trascrizione dei toscani delle poesie
-          Temi » innamoramento come una prigionia (dice di non essere più libero come prima)
                » analogia tra innamorato e l’artista » richiamo con le arti figurative proprio di da Lentini
                » amore celato, tenuto nascosto, che fa ancora più male, provoca più dolore
                » “marparlieri” che con i loro pettegolezzi ostacolano l’amante
                » i segni che rivelano la realtà dei sentimenti dell’amante
                » amante timido, che non riesce a confessare il proprio amore, che manifesta solo con i segni
                » gioco tra visione oggettiva (quando vede realmente la donna) e soggettiva (quando descrive i
                   suoi sentimenti interiori, ritraendola dentro di sé)

Meravigliosa-mente 
un amor mi distringe, 
e mi tene ad ogn'
ora. 
Com'om, che pone mente 
in altro exemplo pinge 
la simile pint
ura, 
così, bella, facc'eo, 
che 'nfra lo core meo 
porto la tua figura.

In cor par ch'eo vi porti, 
pinta come parete, 
e non pare difore. 
O Deo, co' mi par forte 
non so se lo sapete, 
con' v'amo di bon core; 
ch'eo son sì vergognoso 
ca pur vi guardo ascoso, 
e non vi mostro amore.

Avendo gran disio, 
dipinsi una pintura, 
bella, voi simigliante, 
e quando voi non vio 
guardo 'n quella figura, 
e par ch'eo v'aggia davante; 
come quello che crede 
salvarsi per sua fede, 
ancor non veggia inante.

Al cor m'arde una doglia, 
com' om che ten lo foco 
a lo suo seno asc
oso, 
e quanto più lo 'nvoglia, 
allora arde più loco, 
non pò star incl
uso: 
similemente eo ardo, 
quando pass'e non guardo 
a voi, vis' amor
oso.

S'eo guardo, quando passo, 
inver' voi no mi giro, 
bella, per risguardare; 
andando, ad ogni passo 
getto un gran sospiro 
ca facemi ancosciare; 
e certo bene ancoscio, 
c'a pena mi conoscio, 
tanto bella mi pare.

Assai v'aggio laudato, 
madonna, in tutte parti, 
di bellezze c'av
ete. 
Non so se v'è contato 
ch'eo lo faccia per arti, 
che voi pur v'ascond
ete: 
sacciatelo per singa 
zo ch'eo no dico a linga, 
quando voi mi ved
ite.

Canzonetta novella, 
va' canta nuova cosa; 
lèvati da maitino 
davanti a la più bella,
fiore d'ogn'amorosa, 
bionda più c'auro fino: 
”Lo vostro amor, ch'è caro, 
donatelo al Notaro 
ch'è nato da Lentino”

In modo straordinario
Un amore mi stringe
 E mi possiede continuamente.
Come chi contempla attentamente
Un diverso modello
Ne dipinge un’immagine simile,
così, o bella, faccio io,
che dentro il mio cuore
porto la tua immagine.

Sembra che io vi porti nel cuore
dipinta esattamente come voi apparite;
e ciò non si mostra all’esterno.
O Dio come mi sembra doloroso.
Non so se voi lo sapete,
quanto vi amo con tutto il cuore,
poiché io sono così timido
che vi contemplo soltanto di nascosto,
e non lascio trasparire il mio amore.

Avendo grande desiderio di vedervi,
dipinsi un ritratto,
o bella, a voi somigliante,
e quando non vi vedo
guardo quella immagine,
e sembra che io vi abbia davanti:
come chi crede
di salvarsi grazie alla sua fede,
benché non veda davanti a sé quello in cui crede.

Nel cuore mi brucia una passione dolorosa,
come chi tiene nascosto
un fuoco nel suo petto,
e quanto più cerca di spegnerlo,
tanto più lì esso arde più impetuosamente
e non potrà stare rinchiuso:
in modo simile io ardo,
quando passo e non riesco a guardare
verso di voi, viso amabile.

Se quando passo, io riesco a guardare
verso di voi, non mi giro,
o bella, per guardarvi di nuovo;
camminando, ad ogni passo
emetto un sospiro
che mi fa singhiozzare;
e certo a buon diritto singhiozzo,
che mi riconosco appena,
tanto bella mi appari.

Vi ho lodato assai,
madonna, in tutti i miei componimenti,
riguardo alla bellezza che avete.
Non so se vi è stato riferito
che io lo faccio artificiosamente,
dal momento che voi ne dolete.
Quando voi mi vedrete,
comprendetelo dai segni esteriori,
ciò che io non riesco a esprimere con la lingua.

Canzonetta appena scritta,
vai a cantare questa cosa straordinaria;
alzati di buon mattino
dinanzi alla più bella,
fior fiore di ogni donna che ispira amore,
bionda più che oro fino:
“il vostro amore, che è prezioso,
donatelo al notaio
che si chiama da Lentini”.



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