Pagine

martedì 19 novembre 2013

INTERVISTA - situazione dei cristiani in URSS

INTERVISTA A SCALFI
Quale era la situazione dei cristiani in URSS?
Sono andato in Russia in periodi che erano un po’ migliorati rispetto all’inizio. I più grandi martiri sono stati proprio all’inizio e poi nel 1937 con Stalin. Uno dei martiri più famosi è stato il Metropolita di Leningrado, Veniamin, il quale aveva dato ordine ai sacerdoti di vendere i calici per venire incontro alla situazione disastrosa in cui viveva la popolazione: la gente moriva di fame, c’erano perfino dei casi di cannibalismo. Ma lo fece di propria iniziativa, senza chiedere permessi al Partito. L’hanno chiamato e gli hanno detto che solo il partito aveva il diritto di fare queste cose, non lui. L’hanno condannato a morte. L’hanno portato nella periferia di Leningrado, allora ha chiesto 5 minuti per poter pregare, si è inginocchiato e ha benedetto coloro che lo avrebbero ucciso dicendo: “Signore perdona loro perché non sanno quello che fanno”. È uno dei tanti. Quanti ce ne sono stati, pensate che si calcola che su 140.000 sacerdoti, dal 1917 al 1989, ne hanno eliminati 120.000. Un’infinità. Nel ‘22 poi il partito stesso ha organizzato un esproprio dei beni di tutte le chiese. Portavano via tutto quello che si poteva portare. Alcuni fedeli volevano evitare queste cose. In quell’anno, per questi avvenimenti, hanno fucilato 8.500 persone, sacerdoti e suore. Tra questi anche il parroco di Suja, una cittadina, dove erano andati per portar via i calici. Il parroco non c’era, c’era solo la popolazione che si è riunita per impedire che i comunisti entrassero a portar via queste cose. Hanno ammazzato un po’ di gente e poi, quando è tornato il parroco, secondo gli ordini di Lenin, hanno ammazzato anche il parroco perché bisognava dare una lezione che doveva servire per almeno 10 anni. Bisogna tenere presente poi che i beni sequestrati alla chiesa non sono finiti agli affamati, ma li hanno mandati in Italia, specialmente a Livorno, per preparare la rivoluzione internazionale. E intanto la gente crepava di fame. Si posso considerare tutti martiri anche se l’accusa non era mai perché credevano in Dio, ma inventavano qualsiasi accusa pur di eliminare i sacerdoti e i vescovi. Oltre che a eliminare i sacerdoti chiudevano i monasteri, chiudevano le parrocchie. Pensate che prima della fine della Prima guerra mondiale quasi tutte le chiese, il 92 %, erano state distrutte, chiuse o adibite ad altre funzioni. Dopo la Seconda guerra mondiale si sono uniti alcuni territori dell’Ucraina, della Polonia, ecc…, e le chiese sono aumentate, circa 15000. Ma è arrivato Kruscev e ne ha fatte chiudere più di 10000. La lotta è continuata anche se l’ideologia marxista era già tramontata. Noi abbiamo i documenti adesso, nel 1973 il KGB invitò i capi del partito e i capi dell’esercito e gli comunicarono che l’ideologia marx-leninista non teneva più, doveva essere sostituita, allora invitarono le persone più intellettuali del paese a pensarne una nuova e addirittura un esponente del KGB arrivò a proporre che forse si poteva prendere un’ideologia già pronta, quella della chiesa ortodossa. Però non è stata presa subito, mentre adesso il partito comunista, quello che resta, sta cercando di farlo. Recentemente Zjuganov ha affermato che il compito primo del partito comunista è difendere la Chiesa ortodossa russa dagli attacchi che vengono dall’occidente e che la base morale del comunismo e dell’ideologia della Chiesa ortodossa è identica.
Il comunismo è caduto prima di potere diventare un’esperienza viva  perché nessuna società si chiamava comunista. Anche a Mosca la società era socialista e si preparava a entrare nella società comunista. Dal punto di vista formale il comunismo è una teoria affascinante, se fosse stata vera, perché prevedeva l’abolizione dello stato, di ogni regola, della proprietà privata del denaro. L’unica regola era che ognuno lavorava secondo le sue forze e dai beni comuni prendeva quello di cui aveva bisogno, senza pagarlo. Prima del 1964 Kruscev aveva affermato che l’attuale generazione avrebbe vissuto nell’era comunista. Allora si poteva leggere, come mi è capitato, un dialogo tra una ragazza e la sua insegnante:  “io domani certamente darò la mia vita per il bene del popolo, ma non capisco bene.. se mi capita di entrare in una fabbrica di scarpe e io ne prendo un paio, mentre una mia amica ne prende magari tre paia. Ma qual è il criterio?” Allora risponde l’insegnante: “Sarai così perfetta che non ti verrà neanche in mente di prendere un paio di scarpe in più di quello di cui hai bisogno”. Il paradiso in terra, tutti sarebbero stati perfetti, si sarebbe arrivati all’impossibilità di potere peccare. Nel XXI Congresso del partito si proclamava solennemente che l’attuale generazione avrebbe vissuto nella società comunista. Allora Kruscev lanciò la propaganda “il comunismo è all’orizzonte”. Lenin aveva detto nel 1917 tra 15 anni passeremo al comunismo però… Il comunismo è all’orizzonte ma la gente non capiva bene. C’era una barzelletta, riportata anche da Gorbaciov, perché era entrata anche nel partito: “Il comunismo è all’orizzonte? La parola comunismo è chiara, ma cosa significa questa parola ‘orizzonte’ che non è russa? L’orizzonte è quella linea a cui più ci si avvicina più si allontana. Ah! Allora è tutto è chiaro”.
Da dove nasce l’odio nei confronti dei cristiani? Che cosa ha posto fine a tale persecuzione?
Nasce dall’ideologia marxista. Marx dice che la religione è l’oppio del popolo. La religione è il modo con cui i preti, il Vaticano, il Patriarca tengono sotto il proprio potere la gente. L’odio viene dalla dittatura del proletariato, proposta da Marx, che però diventa con Lenin la dittatura del partito. Il partito era costituito solo dal 10- 12 % della popolazione, era una vera e propria mafia, sceglieva chi poteva essere veramente comunista. Gorbaciov aveva detto che nel 1980 avrebbero presentato in tv l’ultimo prete prima di mandarlo in pensione e la Russia sarebbe stata totalmente atea. Ma non avevano previsto bene. Quando nel 1989 è crollato il regime, ciò che ha dato il colpo definitivo è stata una cultura diversa, il samisdat. Il samisdat è un’autoeditoria, siccome non si poteva  scrivere niente senza l’autorizzazione del partito, allora hanno cominciato a battere a macchina fogli e a diffonderli clandestinamente. Stampati a migliaia. Non era un’organizzazione era una responsabilità personale. Io ho incontrato a Mosca un uomo che lavorava come operaio 8 ore al giorno e altre otto ore le dedicava al samisdat, cioè a battere a macchina e diffondere clandestinamente questi fogli. Questo ha creato una mentalità nuova, una cultura. Non una mentalità contro il comunismo, ma in favore della persona. La responsabilità della persona, la verità della persona.
Questa teoria non era per buttare giù il comunismo ma per promuovere la persona. Quello che cambia il mondo non è la violenza, non è l’ideologia ma la persona che ha un ideale sommo. En kai pan, dicevano i greci: l’uno e il tutto, il particolare che è unito all’assoluto. Questa gente prima di tutto si proponeva di esprimersi nella verità. Questa semplice proposta ha cambiato mentalità, persino all’interno del partito.
Quando il regime è crollato circa l’80 % dei russi si è dichiarato religioso.  Non c’è mai stato un paese dove per 70 anni ci sia stata una campagna contro la chiesa, non solo ammazzando i preti e chiudendo le chiese, ma anche attraverso una sistematica opera di educazione: attraverso tutte le materie scolastiche si doveva insegnare che Dio non c’è. Per esempio nella didattica della matematica di V ginnasio si poteva arrivare a insegnare che Dio non esisteva perché se fosse stato onnipotente avrebbe potuto pensare un triangolo con quattro lati, ma ciò non avveniva quindi Dio non esisteva. Poteva però capitare anche che qualche alunno rispondesse “guarda che Dio non è stupido”. Con tutte le materie si doveva dire che dio non c’è. Questa è una delle prove dell’esistenza di Dio, perché non c’è mai stata al mondo una campagna contro Dio e la Chiesa come in Russia, mai. Io sono stato nel 1989 a Novosibirsk, ho parlato all’Università del senso religioso a 800 persone. Nessuno si alzava. Il 99 % non era battezzata, ma il senso religioso l’avevano conservato. È intervenuto anche un professore di fisica che ha affermato “mi hanno insegnato che il particolare si conosce nel tutto e alla fine ho dovuto ammettere Dio e Dio mi ha fatto conoscere Cristo che ora so essere la mia felicità”. Tutti si sono alzati in piedi ad applaudirlo. Io ero sbalordito. Tutta gente che non era battezzata. Voleva dire che nel cuore si era conservato il senso religioso. Vuol dire che l’esigenza di Dio è nel cuore degli uomini, puoi fare tutto quello che vuoi ma non puoi eliminarla del tutto. Questa è una delle prove. La ragione è uno dei mezzi per conoscere. “La verità si esprime in amore e l’amore fiorisce in Bellezza” dice Florenskji. La verità non può essere solo l’oggetto della testa, ha bisogno del cuore, come dice tutta la tradizione biblica “di fronte a te i pensieri del mio cuore…”. I pensieri vengono anche dal cuore. In Russia parlano di conoscenza integrale, quella che tiene conto del tutto, che impegna la testa, la volontà, il cuore, l’esperienza, i rapporti. La chiamano conoscenza sobornica, comunionale. Uno che è chiuso in sé è schiavo dei propri pregiudizi. La comunione con l’altro è un metodo per conoscere. Adesso che il razionalismo è finito nel relativismo in modo così volgare si dovrebbe riprendere una conoscenza integrale che impegna la totalità. I padri dicevano che le idee creano idoli, lo stupore ci fa capire. Che cosa è lo stupore? Lo stupore è la persona integrale che si spalanca al vero. Se non c’è questa capacità di spalancarsi, non è ragionando che tu capisci, non basta la ragione. Devi essere disposto alla verità. Questo è uno dei motivi perché c’è stata la persecuzione. Lenin aveva detto che il partito è la mente, la coscienza e la gloria della nostra epoca. Questo lo aveva preso da Marx che aveva detto che le forze produttive e i rapporti di produzione determinano la coscienza dell’uomo. Allora io non sono più libero, ciò che mi determina è qualcosa di esterno, allora è finita. La mia personalità non vale. Quel che vale è questa determinazione che fa l’uomo e la coscienza quindi nell’ammazzare le persone non c’è niente di male. Invece questa unitotalità, conoscenza integrale, è sempre stata nella tradizione. Sto traducendo in questi giorni un articolo in cui si dice che “noi non crediamo ai diritti dell’uomo ma ai diritti della responsabilità”.
I martiri hanno contribuito a difendere questo cuore religioso del popolo russo?
Sono andato in un periodo in cui il comunismo era tranquillo e, se tu chiedevi alla gente se credesse in Dio, i più rispondevano che Dio non c’era, che bisognava essere scientifici; Gagarin aveva girato intorno alla terra e non aveva trovato Dio. Una volta, a Leningrado, mi è capitato di incontrare una ragazza che entrava in Chiesa e allora pensavo finalmente di avere trovato una credente, ma quanto le ho chiesto se credeva in Dio mi ha risposto di no. “Io vado in Chiesa per pregare”. Allora io le ho obbiettato: “ma se mi hai detto che non credi in Dio”. E lei: “Dio non c’è perché la scienza lo ha dimostrato, ma qualcuno ci deve essere”. Ho impiegato più di mezz’ora a farle capire che quel qualcuno era proprio Dio. Alla fine è riuscita a dire, quasi balbettando, “ma… vuol dire che io credo in Dio … ma non lo sapevo”. Tanti si dichiaravano atei pur conservando in sé la consapevolezza di un’entità superirore, Qualcuno a cui rivolgersi, a cui domandare. Non sono stati capaci di togliere questa consapevolezza.
Adesso c’è un’ignoranza immensa. Per settant’anni non hanno potuto predicare. Uno è stato arrestato perché durante una predica aveva detto “ringraziamo il Signore che ha permesso a Gagarin di tornare sano e salvo”. Gli obiettarono: “Cosa c’entra il Signore, è stato il partito”. Se dicevano messa non predicavano e ciò ha fatto sì che per settant’anni hanno vissuto senza sentire una parola, eppure la fede c’è, è rimasta. A modo suo.
Qualcuno si è spretato per salvarsi, ma pochissimi. La stragrande maggioranza è rimasta fedele alla fede ed è morta per la fede. Questo non era un esempio che non toccasse la coscienza del popolo. Nessuno osava parlare male dei maritiri. Il partito li indicava come nemici del popolo , ma la gente no. Sono rimasti dei modelli. Magari dicevano di essere atei perché bisognava dire così ma non era così, e le figure dei martiri rimanevano dei modelli.
Chi è il martire?
Il martire è colui che offre la vita per Cristo. Non dà la vita contro il partito o qualcuno, tanto è vero che molti chiedevano di pregare e benedivano coloro che li ammazzavano. Per potere benedire chi ti ammazza devi avere un amore grande a Cristo. Il martirio è la cosa più giusta che ci sia. Se Cristo è il massimo bene, per il massimo bene si deve dare la vita, non si può non dare la vita. Uno che ha fede in Cristo ottiene la pienezza della vita, non perde niente, guadagna la pienezza della vita per sempre, per l’eternità. Quindi sotto questo aspetto è anche ragionevole.
Il martire non è un eroe solitario. L’esperienza del martirio è possibile perché uno è sostenuto. È così?
Non è tanto un eroismo. È la fiducia in Cristo, una passione per Cristo. Non è adesso ce la metto tutto per essere coerente con le mie idee. Io voglio essere coerente con l’amore di Cristo che mi ha amato fino a morire, per cui posso morire tranquillo anche io. Ignazio di Antiochia ha scritto diverse lettere ai romani e in una di queste ha affermato: “supplicate le belve che mi ammazzano perché desidero morire per Cristo, ormai sono stanco, niente mi soddisfa più, io ho la passione per Cristo”. Sono forme che ci possono apparire esagerate, ma il martire è colui che sa di non perdere niente e di guadagnare tutto.
Oggi ci sono martiri?
Si, basta pensare ai 45 cristiani uccisi in Siria recentemente. Il Signore lo ha anche predetto: “hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”. C’è sempre stata nella storia la persecuzione. La persecuzione ha sempre accompagnata la vita della Chiesa. Adesso le persone che ammazzano non sono degli atei, sono dei fanatici che credono di potere eliminare coloro che non condividono la loro fede. La situazione è forse un po’ diversa. Tuttavia, per il cristiano, che muore per Cristo, la posizione è identica oggi come allora, sotto il comunismo. Le motivazioni degli altri sono diverse. Anche se il comunismo, che condannava i cristiani come nemici del popolo, aveva creato un’ideologia che era come una religione. Quando nasceva un bambino gli portavano la catenella con la medaglietta di Lenin. Era un tentativo di sostituire la religione.
Cosa ci insegna l’esperienza dei martiri?
Dobbiamo essere disposti al martirio. È un richiamo alla fede. Se muoiono per Cristo vuol dire che la fede è veramente la cosa più preziosa di questo mondo. Ogni martire che muore è un richiamo a condividere con lui la stessa fede. Non è che si deve solo condannare quelli che ammazzano. Non è il primo sentimento dei cristiani. Necrasov, martire ucciso nel 1937, scrive una lettera ai suoi parrocchiani: “La causa della persecuzione non sono solo i comunisti ma anche noi, perché noi ultimamente abbiamo avuto una fede fiacca, e quando la fede è fiacca si creano dei vuoti e i vuoti li riempie l’anticristo. È anche per la vostra poca fede che c’è la persecuzione”. La responsabilità del cristiano è tale per cui, quando gli altri fanno il male, è anche perché lui non è abbastanza quello che dovrebbe essere.
Ha conosciuto padre Aleksander Men’? È stato un martire?
Il mese prima di morire era qui da noi. L’ho accompagnato all’aeroporto e prima di partire mi ha detto “Padre Romano non ci rivedremo più, sento che il Signore mi chiama”. Dopo una settimana l’hanno ucciso. È stato uno degli ultimi ad essere assassinato. Era un santo. Era di un’intelligenza, di un amore e di una sensibilità eccezionali. Gli ultimi tempi ci veniva a trovare tutti gli anni. Si sono presentati in otto a dire che lo avevano ammazzato, mentre era evidente che era stato un solo uomo a colpirlo con un’accetta. Ma era tutto combinato dal KGB, così nessuno fu arrestato e hanno chiuso il caso. Un vero martire. È lui che ha fondato delle piccole società costituite da sole tre persone. Ogni hanno ognuno doveva creare un’altra piccola comunità, ma non dovevano conoscersi tra di loro per sicurezza, per non finire tutti arrestati. E così ne sono nate miglia, sono arrivate fino in Siberia, in Lituania. Oggi c’è l’associazione di Padre Men’ che ha stampato più un milione di libri su di lui. Una persona di una semplicità, di una profondità e di una bontà immensa.





Nessun commento:

Posta un commento