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lunedì 13 novembre 2017

Recensione VOLAND – IL MAESTRO E MARGHERITA


Drammaturgia: Fabrizio Sinisi
regia: Paolo Bignamini
con Mario Cei e Federica D'Angelo
scene e aiuto regia: Francesca Barattini
assistente: Gianmarco Bizzarri
organizzazione e produzione: Carlo Grassi
consulenza scientifica: Gian Piero Piretto
progetto: Gabriele Allevi e Paolo Bignamini
coproduzione: ScenAperta e Teatro de Gli Incamminati / deSidera Teatro Festival

Fotografie: Stefania Cioccafotografie di Stefania Micòl Sabrina Ciocca
fotografie di
Stefania Micòl Sabrina Ciocca

In una metropoli del nostro tempo, concitata e ipermoderna, pagana e selvaggia, corrotta e violenta, un evento inaspettato scatena il disordine e conduce sull’orlo della catastrofe: l’arrivo di Satana, nella persona dell’oscuro alchimista Voland. Un personaggio ambiguo, un Mefisto dei giorni nostri, la cui unica pietà cade sulla vicenda di un drammaturgo fallito – il Maestro – e della sua amata Margherita. L’espediente demoniaco, operato a tutti i livelli della narrazione teatrale, mette l’attore nella posizione di poter dire tutto, facendo dei personaggi non tanto dei tipi psicologici, quanto delle voci totalizzanti, delle macchine di desiderio e di confessione, che l’incontro con Voland rende spaventosamente sincere, costrette a farsi avanti, a parlare, a fare teatro di se stesse.

A partire dal capolavoro di Michail Bulgakov, Il Maestro e Margherita, la riscrittura proposta in questo progetto sposta la vicenda dalla Mosca staliniana alla Milano dei nostri giorni; si concentra sui singoli personaggi e ne dipana la storia e il punto di vista da nuovi angoli prospettici; ne stravolge a tratti il linguaggio alternando prosa, versi e musica, arrivando quasi a trasformare il romanzo bulgakoviano in una drammaturgia epica di matrice brechtiana. Ogni argomento del nostro presente viene portato dentro a questo gioco incrociato di sguardi: l’arte, l’amore, la politica, l’economia, la tecnica, il teatro e la poesia.
Tre spettacoli autonomi, intitolati Voland, Pilato e Gli amanti, compongono un unico mosaico legato da parole e situazioni in continuo riverbero, come una traccia segreta che solo l’insieme e la complessità possono suggerire.

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PREZZI BIGLIETTI
Intero 12,00 euro
Ridotto 7,00 euro (under 35, over 65, convenzionati e studenti di teatro)
Info convenzioni su
www.incamminati.it

DOVE ACQUISTARE
Online su
www.vivaticket.it
In tutti i punti vendita Vivaticket
Presso Spazio Banterle negli orari di biglietteria (nei giorni di spettacolo): venerdì 18.00-20.30 / sabato 17.00-19.30 / domenica 14.30-16.30

PRENOTAZIONI
Preferibilmente scrivendo una mail a biglietteria@incamminati.it
Lasciando un messaggio telefonico o inviando un sms al numero 3482656879, cui seguirà conferma della prenotazione
I biglietti prenotati e non ancora pagati devono essere ritirati entro mezz'ora prima dell’inizio dello spettacolo.

CONTATTI
Spazio Banterle (Centro Culturale di Milano - Largo Corsia dei Servi, 4)
M1 (San Babila) - M1, M3 (Duomo)
Bus 54, 60, 61, 73, 84
Tram 15, 23



“Sapessi com’è strano sentirsi innamorati a Milano”. È la voce di Memo Remigi ad accompagnare il pubblico milanese mentre prende posto tra le file dello Spazio Banterle, coinvolgendolo fin da subito in un clima di confidenza e ambigua simpatia. Con una scelta dall’efficacia immediata, il regista Paolo Bignamini decide di spostare la scena dalla fredda Russia sovietica del romanzo di Bulgakov alla vivacità del panorama milanese: la storia si fa più vicina, il discorso più diretto. Anche la scelta di una scenografia strettamente essenziale – occupata da un’elegante poltrona dalla quale Voland pronuncia la sua diabolica omelia e pochi altri elementi, tutti fondamentali – è evidentemente concepita come aiuto alla concentrazione e all’ascolto.

Fin da subito si coglie la portata immensa della questione, la posta in gioco è altissima: chi dirige la vita umana? Dio esiste? E il diavolo? E cosa comporta la risposta affermativa o negativa a questa domanda? Questo impegnativo impianto d’indagine speculativa, insito già nelle pagine del romanzo e fortemente sottolineato dalla drammaturgia di Fabrizio Sinisi, è ora sorretto nello spettacolo di Bignamini da una solida struttura teatrale. La figura di Voland, magistralmente interpretata da un ottimo Mario Cei, riesce infatti a intessere un rapporto vivo con il pubblico, grazie ad apostrofi e interrogativi brucianti, sfondando la quarta parete che già la vicinanza fisica tra la platea e l’umile palco del Banterle contribuisce ad assottigliare.

Anche laddove la dinamica dialogica tra i molteplici personaggi interpretati dai due attori si fa meno trasparente - complicata dal rapido sovrapporsi dei piani narrativi - la continua oscillazione tra la maschera e il mascherato appare però sostenuta dagli interpreti con piena padronanza: il pubblico è alternativamente coinvolto e distanziato dalla vicenda – con salti dalla prima alla terza persona – così da potersi emozionare, senza tuttavia perdere la distanza che rende possibile un giudizio. Vediamo Margherita, ci coinvolge nella sua solitudine, ma ci ricorda anche che la sua vita non è reale, ma una storia che deve servire a noi. Allora ci guardiamo e vediamo la nostra di solitudine, senza poter fare a meno di desiderare anche noi di ringiovanire con quel magico unguento che toglie ogni maschera e ridona purezza.



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