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mercoledì 8 luglio 2015

TEMA MATURITA' 2014 - Traccia D e svolgimento

TRACCIA

TIPOLOGIA D - TEMA DI ORDINE GENERALE

«Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per far manutenzione. Ma sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l‟energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C‟è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee. […] Le periferie sono la città del futuro, non fotogeniche d‟accordo, anzi spesso un deserto o un dormitorio, ma ricche di umanità e quindi il destino delle città sono le periferie. […] Spesso alla parola “periferia” si associa il termine degrado. Mi chiedo: questo vogliamo lasciare in eredità? Le periferie sono la grande scommessa urbana dei prossimi decenni. Diventeranno o no pezzi di città?» Renzo PIANO, Il rammendo delle periferie, “Il Sole 24 ORE” del 26 gennaio 2014 Rifletti criticamente su questa posizione di Renzo Piano, articolando in modo motivato le tue considerazioni e convinzioni al riguardo.


«Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per far manutenzione. Ma sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l‟energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C’è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee. […] Le periferie sono la città del futuro, non fotogeniche d’accordo, anzi spesso un deserto o un dormitorio, ma ricche di umanità e quindi il destino delle città sono le periferie. […] Spesso alla parola “periferia” si associa il termine degrado. Mi chiedo: questo vogliamo lasciare in eredità? Le periferie sono la grande scommessa urbana dei prossimi decenni. Diventeranno o no pezzi di città?»
Renzo Piano, Il rammendo delle periferie, “Il Sole 24 ORE” del 26 gennaio 2014

Rifletti criticamente su questa posizione di Renzo Piano, articolando in modo motivato le tue considerazioni e convinzioni al riguardo.


SVOLGIMENTO

« Le periferie sono la città del futuro, non fotogeniche d’accordo, anzi spesso un deserto o un dormitorio, ma ricche di umanità e quindi il destino delle città sono le periferie.»
È illuminante questa intuizione di Renzo Piano, famoso architetto che vede l’origine dello sviluppo nella ricchezza di umanità, più feconda nelle periferie cittadine, in quanto essa è messa maggiormente alla prova dalle condizioni sfavorevoli e quindi stimolanti.
Per essere d’accordo con le sue parole mi basta vedere un video di hip hop dance su youtube,ricordandomi che questa ricchissima corrente culturale è nata da alcuni ragazzi del Bronx, il quartiere più malfamato di tutti gli Stati Uniti, che con la danza volevano dimostrare al mondo di esserci. Oppure posso guardare qualche foto su internet dell’Africa,periferia del mondo, in pessime condizioni di vita, di igiene, di nutrizione, oppressa da ininterrotte guerre, impregnata del sangue dei martiri cristiani; eppure come non riconoscere le riflessioni ed il movimento che          quella periferia sta generando nell’avanzata Europa? Per dargli ragione mi basta accendere la televisione, e vedere migliaia di profughi sbarcare a Lampedusa, periferia d’Italia, stremati dal viaggio ed avendo abbandona tutto per un futuro incerto; eppure come non stupirsi dei volontari che vi accorrono, delle opere di carità nate dai loro bisogni, della disponibilità del nostro Stato? Ma anche solo aggirandomi per il Giambellino, periferia della mia Milano, vedo più extracomunitari che italiani, i rifiuti sulla strada, e mi sento ben poco al sicuro; eppure come non essere radicalmente meravigliati dall’esistenza di questa scuola che frequento, nata dalla volontà di un privato, oasi nel deserto di questo quartiere, dove tanti studenti crescono ed imparano?

Le periferie di Renzo Piano, però, sono quelle viste con occhi da architetto, sono periferie fisiche, sono quartieri, sono edifici.
Papa Francesco, invece, nel 2014, in un discorso simile ha richiamato tutti noi a dirigerci verso le «periferie esistenziali dell’umano», ampliando così lo sguardo di Renzo Piano, sebbene sia vero che spesso queste due tipologia sono strettamente connesse. Ma cosa sono queste periferie esistenziali? Ci sono alcuni autori che ce lo hanno mostrato, perché in esse loro hanno colto un valore ed una bellezza essenziali.

Nella loro comune ironia lo scrittore Giovannino Guareschi ed il cantautore Enzo Jannacci hanno intuito un forza, una profondità negli uomini di periferia, negli esclusi, in uomini che per tutti non valgono un soldo.
Basta ricordare l’episodio di Giobà, personaggio del Mondo piccolo di Guareschi, lo scemo del villaggio ma che si rivela un potenziale vincitore dei quiz televisivi; egli non accetta nessuna offerta a chi gli propone di partecipare allo show per vincere denaro, non si piega al potere che gli dice come usare la sua conoscenza, affermando così la propria dignità. E chi non sa la nota canzone di Jannacci “El purtava i scarp del tenis”, che descrive un povero barbone, l’emarginato per antonomasia, eppure il medico milanese ci mostra che anche lui si innamora.
Ma già prima nella letteratura troviamo autori appassionati alla realtà che per il distratto è banale. Baudelaire, per esempio, non è colpito solamente dal “mondo piccolo” degli emarginati, dei poveri, ma ricerca i “fiori del male” in tutta quanta la realtà, come in vecchiette dallo sguardo di ragazzine oppure perfino le rotaie del treno possono essere il luogo del manifestarsi istantaneo di un’intuizione di luce, di senso. Anche Verga non si lascia commuovere dalla condizione delle classi povere siciliane, come ne I Malavoglia, ma anche dalla dispersione che osserva negli strati più alti della società, come testimonia la prefazione al Ciclo dei vinti, in cui esprime il progetto di analizzare il «meccanismo delle passioni umane» a tutti i livelli sociali.


Tutti noi siamo periferia, ci dice Verga, eppure ci abbandoniamo ad un crudo sguardo di disprezzo o di miope indifferenza davanti a ciò che vediamo banale, davanti alle persone, ormai date per scontato, che incontriamo per strada, a lavoro, a casa. Quante volte guardo mio padre così, il mio povero padre, un uomo di periferia, di periferia esistenziale, un uomo sempliciotto che si accontenta di poco, da cui pretendo qualcosa che non è. Quanto io stessa sono una periferia, e tu «lettore ipocrita, mio simile, mio fratello», come scrive Baudelaire, non sei anche tu un quartiere abbandonato in questo mondo di confusione e distrazione? Chi siamo per essere notati da una massa indifferente? Chi siamo noi per essere considerati da qualcuno? Semplicemente siamo. Ci siamo, ognuno di noi c’è e, come dice Renzo Piano, siamo «ricchi d’umanità». È questo, in fondo, l’invito del papa: educhiamo il nostro sguardo ad accorgerci del valore di ciò che c’è, ma che viene dimenticato o sottostimato. È possibile farlo! Se osservi attentamente vedrai che fiori piccini nascono nelle crepe degli aridi muri; proprio nel punto di maggiore fragilità, lì il seme s’insinua.

domenica 14 giugno 2015

GIUSEPPE UNGARETTI - Vita, biografia

GIUSEPPE UNGARETTI
VITA
-    Prima giovinezza in Egitto (1888-1912)
» nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1888 da genitori originari di Lucca (Antonio e Maria Lunardini)
» la famiglia era emigrata lì perché il padre lavorava al canale di Suez, ma morì nel 1900
» la madre si ritrova da sola a gestire un forno nella periferia della città ed a occuparsi dei figli
» nonostante la condizione modesta, Ungaretti frequenta una delle più rinomate scuole di Alessandria
» anni di scoperte letterarie: Baudelaire, Leopardi, Mallarmé e Nietzsche » formazione culturale
   cosmopolita assolutamente inusuale per l’epoca e per la tradizione letteraria italiana
» per lui l’italianità, anche come cultura, non è stata scontata ma fu frutto di una scelta
» di questo ambiente gli resterà per sempre l’immagine del deserto
-    Anni della crescita culturale a Parigi (1912-1914)
» si iscrive alla facoltà di Lettere della Sorbona » entra in contatto con il mondo artistico parigino
» ritrova un amico dell’infanzia egiziana: Mohammed Scheab (morirà suicida nell’estate del 1913)
» diventa amico del poeta Guillaume Apollinaire ed ha un legame culturale con Paul Valéry
» segue attivamente le lezioni universitarie del filosofo Henry Bergson
-    L’esperienza della guerra e l’illuminazione della poesia (1914-1920)
» si sposta a Milano dove incontra i futuristi
» pubblica nel 1915 le sue prime poesia su «Lacerba», la rivista dei futuristi diretta da Giovanni Papini
» come loro è un interventista convinto, e crede che l’uomo sia tale solo quando è in lotta
» si arruola come volontario, ma questa esperienza risulta per lui un totale shock: con la guerra vede la
   differenza tra idea e realtà, e come ufficiale sente su di sé la responsabilità dei suoi sottomessi uccisi
» la guerra modifica radicalmente il suo modo di scrivere: nel 1916 pubblica Il Porto sepolto
» per lui scrivere era una necessità: infatti userà anche le cartucce delle munizioni come fogli
» poco dopo la guerra muore il suo amico Apollinaire, per lui una perdita dolorosissima
» c’è però un momento positivo che è quello dell’incontro e del matrimonio con Jeanne Dupoix
-    Trasferimento a Roma e viaggi all’estero (1921-1935)
» nel ’21 si traferisce a Roma dove pubblica una seconda edizione de Il Porto sepolto
» a Roma incontra lo stile Barocco che lo affascina e cambia il suo modo di scrivere
1.      valore analogico della parola e della poesia
2.      recupero della punteggiatura
» nascono la figlia Ninon (1925) e Antonietto (1930)
» dal ’31 al ’35 prima come inviato speciale poi come conferenziere intraprende dei viaggi all’estero
-    Periodo brasiliano (1936-1942)
» edizione definitiva del Sentimento del tempo
» accetta una cattedra di Lingua e letteratura italiana
» muore suo figlio Antonietto per un’appendicite mal curata
» da questa esperienza produce la raccolta poetica Il Dolore (1947), per lui la condizione umana per
   antonomasia

-    Gli ultimi anni in Italia (1942-1970)

DIVINA COMMEDIA - PARADISO - CANTO XXI

CANTO XXI

Settimo cielo: cielo di Saturno » spiriti contemplanti
Incontri: san Pier Damiano
Riassunto e tematiche
-    Dante rivolge lo sguardo a Beatrice: diversamente dal solito non gli sorride perché la sua bellezza si è tanto accresciuta salendo in cielo che se non si moderasse egli ne sarebbe annientato
» similitudine con la ninfa Semele che fu incenerita vedendo Giove in tutto il suo splendore
-    Compare nel cielo una scala d’oro, tanto alta che la cima si sottrae alla vista
» lungo i gradini scendono molte luci che si muovono insieme fino ad un certo punto, poi alcune volano
   via, altre ritornano su, altre sostano volteggiando
-    La luce più vicina a Dante brilla intensamente manifestando il suo amore
-    Dante aspetta il consenso di Beatrice per parlare
» chiede all’anima perché si è avvicinata e perché qui le anime non cantano come negli altri cieli
-    Lo spirito risponde (è san Pier Damiano)
» la ragione del silenzio è la stessa per cui Beatrice non sorride
» si è avvicinato per festeggiarlo, non perché lo ami più di altre anime, che anzi risplendono più di lui 
   d’amore, ma perché Dio assegna a ciascuno il suo compito
-    Dante domanda ancora: sa che tutte le anime ubbidiscono al volere di Dio ma non capisce perché proprio lei è stata scelta per questo compito
-    Risposta: nemmeno gli esseri più perfetti del paradiso possono rispondere alla sua domanda
» il disegno divino è insondabile » per cui una volta ritornato sulla terra deve ammonire i mortali di non
   avere la presunzione di conoscere ciò che non si può sapere neppure in cielo
-    Dante non insiste e chiede allo spirito chi sia
-    San Pier Damiano si presenta
» inizia a parlare del monte Catria, alle cui pendici sorge un eremo dedicato al culto di Dio, una tempo
   fecondo di uomini santi e adesso vuoto » è il monastero di Fonte Avellana
» lui visse lì dedicando la sua vita alla contemplazione
» fu fatto cardinale, ufficio che ora p svolto da uomini sempre più corrotti
» i primi apostoli Pietro e Paolo vissero poveramente mentre ora sono avidi di denaro e lussi
» esclamazione finale: Oh pazienza di Dio che tanto sopporti!
» subito scendono altre luci che elevano insieme un grido tanto forte che Dante non ne intende le parole

DIVINA COMMEDIA - PARADISO - CANTO XXII

CANTO XXII

Dal cielo di Saturno al cielo delle Stelle fisse
Incontri: san Benedetto
Riassunto e tematiche
-    Dante è spaventato dal grido e cerca conforto in Beatrice
» lo consola dicendogli che in paradiso tutto è opera dell’amore
» le parole del grido che non ha capito annunciavano la punizione divina alla cattiva condotta dei pastori
-    La luce più luminosa sulla scala si fa avanti
» risponde alla domanda che legge nella mente di Dante: è il fondatore dell’abazia di Montecassino
» lui convertì la popolazione del luogo dedita al culto degli idoli
» presenta alcuni frati del suo ordine
-    Dante prende coraggio e chiede allo spirito di poter vedere il suo volto
» Benedetto gli risponde che sarà possibile solo nell’Empireo, dove trovano compimento tutti i desideri
-    Poi Benedetto lamenta il declino delle vocazioni alla vita contemplativa e l’avidità dei monaci
» la carne mortale è tanto fragile che non basta un buon inizio per assicurare una buona continuazione: i
   successori di Pietro, Benedetto stesso e Francesco hanno capovolto l’ispirazione iniziale
» tuttavia non mancherà il soccorso di Dio » poi l’anima si ricongiunge ai compagni
-    Beatrice vince la forza di gravità e spinge Dante su per la scala » passano al cielo successivo
» si ferma proprio nella costellazione dei Gemelli sotto il cui segno è nato Dante
» a queste stelle Dante si appella per chiedere di fare l’ultimo passo che lo attende
» Beatrice invita Dante a guardare in basso per vedere il cammino che ha percorso
» Dante guarda in giù fino alla terra e sorride per la sua piccolezza
» vede i movimenti dei pianeti e infine la parte abitata della Terra, che tanto rende feroci gli uomini

» infine torna a guardare Beatrice

DIVINA COMMEDIA - PARADISO - CANTO XXIII


CANTO XXIII (canto tutto sulla memoria)

Nel cielo delle Stelle fisse
Incontri: corpo splendente di Cristo, Maria
Riassunto e tematiche
-    Similitudine: confronto tra una parte A e una B che hanno un termine C in comune (tertium comparatiosis)
» Dante usa le similitudini per sopperire all’insufficienza della parola di comunicare l’esperienza
» nella Commedia in totale sono 597
» quasi sempre sono similitudini strutturali = similitudini che servono per argomentare e dimostrare
» nella storia della letteratura è una figura retorica usata pochissimo, anche nel Convivio e nella Vita nova
» secondo la retorica medievale la similitudine era da evitare perché non era ritenuta adatta ai moderni ma
   una tecnica propria degli antichi, usata da loro perché la materia della poesia prima della rivelazione era
   poca, invece a noi cristiani che abbiamo avuta la rivelazione la similitudine non serve
» nella letteratura italiana è preferita la metafora, a parte Manzoni
» per Aristotele ha due valenze » retorica: appartiene alla categoria dell’ornamento, serve per abbellire
                                               » conoscitiva: è strumento di argomentazione, ha il valore dell’esempio
» Dante utilizza principalmente quella conoscitiva usandola anche per le cose più basse della realtà
-    Similitudine 1: Beatrice è come l’uccello che aspetta impaziente il sorgere del sole per poter rivedere i suoi piccoli e per procurare loro il cibo » attende la luce che sta per Cristo affinché Dante lo possa mangiare
» anche Dante partecipa alla sua attesa
-    Similitudine 2: come quando nelle notti serene la luna piena risplende tra le stelle, così tra migliaia di luci ne appare una più intensa che le illumina tutte » Dante non riesce a sostenerne la vista
» quella luce proviene dal corpo splendente di Cristo, che a sua volta illumina tutti i beati
-    Similitudine 3: come la folgore squarcia la nube che non può contenerla, così la mente del poeta esce da se stessa e in seguito non ha la memoria dell’esperienza fatta
» Beatrice lo invita ad aprire gli occhi, perché ormai ora ha potenziato le sue doti umane
-    Similitudine 4: Dante è pieno di gratitudine e si sente come uno appena risvegliato da una visione che non ricorda, come uno che risvegliandosi cerca senza successo di ricordare il sogno appena fatto
-    L’aspetto di Beatrice è tal che non si può descrivere, neppure con le migliori parole dei poeti
» chi riflette sulla difficoltà della materia e sulla natura mortale di chi la tratta lo può capire
-    Similitudine 5: nel rappresentare il paradiso la poesia è costretta a fare dei salti come accade a chi trova il percorso sbarrato
-    Similitudine 6: le schiere dei beati sono, viste dall’alto, come un prato di fiori illuminato da un raggio di sole che filtra da uno squarcio di nube
-    Beatrice lo invita a volgere lo sguardo al gradino illuminato dalla luce di Cristo, pieno di fiori che sono le anime beate, tra cui c’è la rosa, che è Maria, e i gigli, gli apostoli
» vede che tutti sono investiti da raggi di luce che provengono dall’alto ma non si scorge la provenienza
-    L’attenzione di Dante è attirata dalla luce più intensa, che è quella di Maria
» un’altra luce le ruota intorno cantando, è un angelo che l’accompagnerà fino all’Empireo
-    Similitudine 7: tutte le anime ripetono il nome di Maria che segue suo Figlio, salendo in alto fino a sottrarsi alla vista » le luci dei beati si protendono verso di lei come le braccia di un bambino verso la madre, poi intonano il Regina coeli con una dolcezza tale che Dante non dimenticherà mai più
» esclamazione di Dante sulla felicità di quelle anime beate, acquistata con la sofferenza e l’esilio terreno
-    Aree semantiche
» canto del trionfo di quanto è bello e buono ciò che c’è nella natura » stile sublime per lessico e semantica
                                                                                                      » trionfo nel senso di tripudio di gioia
» sfumature del bianco » latte, stelle, plenilunio
» campo semantico del cibo » ape, uccello che aspetta la luce per cercare da mangiare ai suoi piccoli…

                                              » Dante paragona sempre il conoscere al mangiare (idea del Convivio)

DIVINA COMMEDIA - PARADISO - CANTO XXIV

CANTO XXIV

Nel cielo delle stelle fisse
Incontri: san Pietro
Riassunto e tematiche
-    Siamo entrati in un’altra dimensione tutta tesa al significato
» Dante non si guarderà più indietro, non guarderà più la terra
-    Nel cielo risplendono le anime dei beati » Beatrice si rivolge a loro perché rispondano al desiderio di Dante
» le luci brillano di letizia e danzano ruotando in cerchio
» la fiamma più luminosa si distacca da un cerchio, gira per tre volte intorno a Beatrice cantando in un
   modo così magnifico che non può ricordare: sono state le preghiere di Beatrice a farlo avanzare
-    Beatrice si rivolge a Pietro, rivelando l’identità della fiamma e lo prega di esaminare la fede di Dante non per accertare se la possiede (lo può vedere in Dio), ma per glorificarla
» Dante si prepara a rispondere come uno studente di teologia
» viene sottoposto ad esame come nelle università medievali
» quaestio medievale: interrogazione che non richiede una risposta secca ma un’argomentazione, e il
   valore della risposta non risiede solo nella correttezza ma anche nell’esaustività
-    Prima domanda: definizione di fede
» Dante cita e spiega le parole di San Paolo attraverso le categorie di Aristotele
fede è sustanza di cose separate
e argomento de le non parventi;
e questa pare a me la sua quiditate.
» sostanza: significato, contenuto della speranza; argomento: prova e ragioni di ciò che non si vede
» la fede dà realtà alle cose che si sperano ed è la prova di ciò che non si può conoscere per evidenza
-    San Pietro è soddisfatto della risposta, domanda a dante se possiede questa fede
» Dante dichiara prontamente di averla in modo certo e sicuro
» gli chiede allora come l’ha acquistata » risponde: dalla Sacra Scrittura
» gli chiede quale sia l’oggetto della sua fede » parafrasando le parole del credo cristiano dichiara di
   credere in Dio, unico, eterno, motore dell’universo, nella Trinità

» Pietro lo benedice cantando e compiendo tre giri intorno a lui

DIVINA COMMEDIA - PARADISO - CANTO XXV

CANTO XXV

Nel cielo delle stelle fisse
Incontri: san Giacomo
Riassunto e tematiche
-    Dal cerchio di luci da cui è uscito san Pietro si stacca un altro spirito: san Giacomo
» i due apostoli si festeggiano a vicenda
-    Beatrice chiede a Giacomo di interrogare Dante sulla speranza, virtù che simboleggia nel Vangelo
» Giacomo gli fa tre domande: cos’è la speranza, con quale misura la possiede e da dove gli è venuta
» Beatrice risponde alla seconda: non c’è nessun cristiano che abbia più speranza di Dante, per questo gli è
   stato concesso il viaggio ultramondano » poi lascia che sia lui a rispondere alle altre domande
-    Risposta di Dante: la speranza è uno attender certo della gloria futura
» questa gli è stata accesa innanzitutto dal salmo di David “Sperino in te coloro che sanno il tuo nome”
» la luce dello spirito brilla manifestando la sua soddisfazione
-    Dante cerca di penetrare con lo sguardo la luce per vedere l’apostolo (sapeva secondo una leggenda che        era stato assunto in cielo con il corpo) ma ne rimane abbagliato
» Giovanni lo rimprovera ricordandogli che solo Gesù e Maria sono in paradiso con la veste corporea
» accecato dalla luce dell’apostolo non riesce a vedere Beatrice

DIVINA COMMEDIA - PARADISO - CANTO XXVI

CANTO XXVI

Nel cielo delle stelle fisse
Incontri: san Giovanni
Riassunto e tematiche
-    Giovanni lo rassicura che riacquisterà la vista grazie a Beatrice e lo interroga sulla carità
» gli chiede quale sia l’oggetto del suo amore
» risposta di Dante: Dio è il principio e il fine del suo amore
» gli chiede da chi/cosa sia stato indotto all’amore verso Dio

» non c’è una definizione di carità ma la descrizione della sua esperienza di amore con Beatrice

DIVINA COMMEDIA - PARADISO - CANTO XXVII

CANTO XXVII

Dal cielo delle stelle fisse al Primo Mobile
Incontri:
Riassunto e tematiche
-    Le anime intonano il gloria » Dante è meravigliato dalla dolcezza del canto
-    Davanti a lui stanno le quattro fiamme degli Apostoli e di Adamo
-    La fiamma di san Pietro si colora di rosso ed inizia a parlare
» pronuncia un’invettiva contro i papi del periodo di Dante, completamente corrotti
» nota che in cima al paradiso c’è la più poderosa invettiva contro i papi da san Pietro in persona

» usa linguaggio infernale, un registro basso

DIVINA COMMEDIA - PARADISO - CANTI XXVIII e XXIX

CANTO XXVIII-XXIX (canti dedicati agli angeli)

Nel Primo Mobile
Incontri: no
riassunto e tematiche:
-    Nel canto 28 Beatrice li descrive nelle loro caratteristiche attuali
» sono specchio dell’amore di Dio, sono libertà che aderisce perfettamente alla carità
» ciascuno traduce l’amore di Dio in movimento creando così l’armonia universale
» poi Beatrice gli elenca tutte le schiere e le gerarchie angeliche
-    Nel canto 29 tratta il tema degli angeli in senso escatologico
» risponde alla domanda sulla creazione degli angeli che avvenne al di fuori del tempo quindi è inutile
   discutere su che cosa facesse Dio prima della creazione degli angeli (dove, quando, come furono creati)
» poi parla della caduta di Lucifero e degli angeli ribelli che avvenne per libera scelta per superbia
» la caduta di Lucifero generò l’inferno
» confuta false dottrine che attribuiscono agli angeli la memoria

» il numero degli angeli è inconcepibile per la mente umana

DIVINA COMMEDIA - PARADISO - CANTO XXX


CANTO XXX (canto sulla luce e sulla visione)

Dal Primo Mobile si entra nell’Empireo
Incontri:
Riassunto e tematiche:
-    Similitudine: come al mattino scompaiono le stelle così scompaiono i nove cerchi dei cori angelici
-    Si rivolge a Beatrice: tutto quello che fin’ora ha detto per celebrarla è insufficiente per descriverla adeguatamente » la sua bellezza è tale che solo il suo creatore avrebbe potuto goderne appieno
» qui raggiunge il terzo livello della vista, e vede Beatrice dal punto di vista di Dio, cioè per il suo destino
» Beatrice gli dice che sono usciti dal Primo Mobile e sono entrati nell’Empireo
» improvvisamente una luce avvolge e abbaglia Dante » Beatrice lo rassicura: l’amore divino accoglie
   sempre così chi arriva in quel cielo, per potenziare la sua vista
» il poeta si accorge di aver acquistato una nuova capacità visiva: può sostenere qualsiasi luce
» Dante vede un fiume di luce che scorre tra due rive fiorite » per descrivercelo usa delle immagini
-    Beatrice invita Dante a bere l’acqua del fiume per saziare la sua sete di conoscere ciò che vede
» Dante sfiora con le palpebre la luce come se bevesse con gli occhi quell’acqua
» il corso del fiume si trasforma in un lago rotondo e i fiori si rivelano essere le due corti del cielo: gli
   angeli e i beati » Dante chiede la capacità di rappresentare ciò che ha visto con un’invocazione a Dio
-    Il lago di luce si allarga sempre di più, dopo aver preso forma circolare
» forma uno specchio dove si riflettono le anime dei beati disposte in più di mille gradini disposte in modo
   tale da formare una rosa (simbolo della Madonna, dell’amore e della purezza) » vede intellettualmente
» Beatrice conduce Dante al centro della rosa e indica i pochi posti vuoti: ne è destinato Arrigo VII
-    NB: l’empireo non è descritto in termini euclidei: manca il tempo, spazio, non c’è un quando né dove
» non essendoci il tempo non è concepibile neanche il concetto di storia
» l’empireo è luce intellettuale piena d’amore, è esperienza di amore e conoscenza trapassata da una letizia
   che trascende ogni esperienza di dolcezza che ci possiamo immaginare
» apprendere = aderire a qualcosa » per Dante la conoscenza è affettiva, parte dall’attaccarsi a qualcosa
» è come un punto geometrico: non ha dimensioni
» è un cielo di pura luce = di pura conoscenza di Dio e della creatura
-    Il canto è diviso in tre parti
1.      sparisce la sua capacità visiva
2.      descrizione della bellezza di Beatrice verso cui sono inutili anche analogie, immagini e similitudini
3.      usa delle immagini per descriverci la sua visione
-    Umbriferi prefazi del vero = definizione di segno per Dante = una cosa che è profezia di un’altra cosa
» prefazio = che parla prima; umbrifero = apax logomenon
» è strumento necessario affinché l’uomo possa essere introdotto alla conoscenza del vero, non è malvagio
» il segno porta in sé un’ombra, non è piena luce di conoscenza
» l’arte è umbrifero prefazio
» Dante con queste parole esprime una tenerezza verso il valore del segno: la debolezza non è obiezione
-    Per Dante ci sono tre significati del verbo “vedere”
1.      vedere dei sensi: percepire con i sensi il dato naturale, il dato materiale (1° passo della conoscenza)
2.      vedere intellettuale: capire il senso di ciò che vedo » sapere cos’è e a che cosa serve
3.      visione spirituale: visione della realtà dal punto di vista del suo significato ultimo » è il contenuto di questo canto » Dante è introdotto a guardare le cose dal punto di vista di Dio, del paradiso
» Dante vede le cose nell’empireo a tutti questi livelli e le contempla nel loro destino
-    Tema dell’ineffabilità della parola
1.      canto I, pag 15 » c’è una sproporzione tra esperienza e linguaggio
2.      canto XIII, pag 240
3.      canto XV, pag 275 » (con Cacciaguida) capisce in cosa consiste il limite umano a conoscere
  » c’è una sproporzione tra quello che desideriamo e gli strumenti che abbiamo, la
      possibilità di farne esperienza non è sufficiente » tra desiderio di dire e  
      possibilità di esprimere c’è una forte disuguaglianza

4.      canto XXX » della bellezza dei beati può godere solamente Dio 

DIVINA COMMEDIA - PARADISO - CANTO XXXI

CANTO XXXI

Nell’Empireo
Incontri: san Bernardo
Riassunto e tematiche
-    Dante, dopo aver osservato la rosa dei beati che guardano tutti a Dio, prorompe in un’invocazione perché Dio rivolga lo sguardo alle tempeste della vita terrena: la terra ha bisogno dello sguardo di Dio
-    Dante si rivolge a Beatrice per interrogarla ma al suo posto c’è un antico sene con atteggiamento paterno
» è san Bernardo che gli spiega che la sua donna è seduta nel terzo ordine dei seggi e lo ha incaricato di
   seguirlo per l’ultimo tratto di strada » è la terza guida di Dante, il suo ultimo maestro
» Dante rivolge a Beatrice la preghiera di custodire in lui fino alla morte l’opera di salvezza che ha iniziato
» Beatrice gli risponde con un sorriso e uno sguardo poi si rivolge ancora verso Dio
» Dante perde di nuovo Beatrice, è un momento drammatico
» ora ha acquistato da sé la capacità di camminare, non è più un rapporto minoritario ma paritario
-  San Bernardo lo invita a guardare la rosa così da prepararsi per la visione di Dio
» la Madonna gli concederà questa grazia perché a pregarlo è lui, il suo devoto san Bernardo
» Bernardo era un cistercense, tra tutti i santi è quello che ha venerato maggiormente la Madonna,
   elaborando la valenza corredentrice della Madonna = la realizzazione del compito di Dio avvenne
   necessariamente attraverso di lei, che avrebbe potuto rifiutare » è il santo mariano per definizione
» Dante lo guarda con la stessa commozione del pellegrino che guarda il volto della Veronica
» NB: Dante dedica alla Madonna gli ultimi canti perché fu lei il motore del suo viaggio di redenzione
-    Bernardo lo esorta ad alzare lo sguardo verso Maria, nella parte più alta della rosa e più illuminata

» vede tra mille angeli la bellezza inesprimibile di Maria

DIVINA COMMEDIA - PARADISO - CANTO XXXIII

CANTO XXXIII

Nell’Empireo
Incontri: san Bernardo, Dio
Riassunto e tematiche
-    Bernardo innalza una preghiera alla Madonna a cui chiede di intercedere ancora per il poeta perché possa arrivare a contemplare Dio e perché possa conservare puro il suo cuore
» a questa preghiera partecipa anche Beatrice con tutti i beati
» Maria risponde con uno sguardo, un gesto ripreso dalla gestualità cortese: è quando la donna accetta
   l’amore dichiarato dell’uomo
-    L’ardore del desiderio raggiunge il culmine in Dante
» Bernardo lo invita a guardare nel profondo della luce divina, ma Dante lo ha già fatto
» da qui né la parola né la memoria possono tener passo all’esperienza della visione » implora comunque la
   grazia divina di riuscire a dare ai suoi versi almeno una pallida ombra del vero, un’immagine perché
   possa lasciarne memoria ai posteri » vuole che noi ne facciamo esperienza
-    Dante viene colpito da una luce acutissima e si addentra nel mistero di Dio
» vede come tutta la realtà possa essere molteplice e al tempo stesso una: in un punto tutto l’universo
» di questa esperienza non rimane neanche la memoria
» nella contemplazione la sua vista acquista sempre più forza e potenza
-    Ora distingue tre cerchi di diversi colori ma di uguale circonferenza
» il secondo sembra riflesso dal primo, il terzo sembra un fuoco che si sprigiona dai primi due (= Trinità)
» la parola è inadeguata a ridire la visione, solo Dio può comprendere se stesso
-    Nel secondo cerchio appare dipinto un volto umano
» come il geometra non riesce a trovare soluzione alla quadratura del cerchio così lui no riesce a capire
   come quell’immagine si adatti al cerchio (come si congiunge natura umana e divina in Cristo)
-    All’improvviso la mente del poeta è percossa da un lampo luminoso che esaudisce il suo desiderio

» qui gli viene meno la possibilità di vedere, ma il suo desiderio è mosso dall’amore che muove le stelle