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martedì 8 maggio 2012

RIASSUNTO CAPITOLO 14 - promessi sposi


Rinvigorito dagli eventi della giornata e rincuorato dall’incontro con Ferrer, che considera ormai un suo intimo amico, si sente libero di esprimere alla folla le sue opinioni; l’esperienza gli aveva insegnato infatti che facendosi sentire si ottiene ciò che si vuole.
Si divulga quindi in un lungo discorso riguardo alla giustizia che la figura di Ferrer emana, contrastata però dall’incapacità delle autorità di polizia a realizzare il disegno del grande cancelliere.
A questo punto sente la necessità di trovare un luogo dove ristorarsi, si offre di accompagnarlo in una buona osteria uno spadaio, deluso però dall’impazienza del montanaro, che preferisce accomodarsi alla prima osteria che gli si presenta, ormai troppo stanco per camminare ancora.
Tra la confusione generale della sala, i due godono del buon vino che l’oste offre loro, ne fa largo consumo soprattutto Renzo che, non avvezzo all’alcool, inizia a dare sintomi di ubriachezza chiedendo di chi fosse il pane trovato quella mattina per terra, frase che ovviamente viene presa come battuta umoristica, e imbestialendosi nel momento in cui l’oste gli chiede le generalità necessarie per ospitare un uomo nei propri alloggi. Sentitosi offeso dalla richiesta, inizia così un discorso sull’ingiustizia che vigeva in quei tempi, sotto la tutela di autorità inconsistenti e di grida ignorate da tutti. Le parole di Renzo sono veritiere, ma l’effetto dell’alcool rende il filo del suo discorso non continuo, si perde poi a sparlare dei signori che pretendono di risolvere i problemi con la carta e il latino, non con i fatti.
Lo sconosciuto partecipa così al delirio di Renzo, e per tenerlo buono, idealizza una possibile soluzione all’ingiustizia sul pane vissuta in quel giorno: tutti avrebbero dovuto ricevere tanto pane quante erano le bocche da sfamare, dopo aver registrato il proprio nome. Riesce con questo stratagemma a strappare le generalità di Renzo, che, invaghito del progetto, si lascia ad un’aperta confidenza con lo spadaio, che subito dopo si allontana di corsa dall’osteria.
Renzo rimane solo con la sua sbornia, che lo implica in un altro discorso delirante, questa volta però indirizzato a tutti i clienti. Diventa così lo zimbello dell’osteria ma, anche nell’ebbrezza, è attento a non rivelare particolari su di sé e sui suoi cari.

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